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Decreto Salvabanche: 4 domande per capire cos’è

di Simone Spetia
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Il 22 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto con cui veniva stanziato un fondo di 2,3 miliardi  di euro per salvare quattro banche del centro Italia da tempo in gravi  difficoltà. Il giornalista Simone Spetia ci aiuta a fare chiarezza

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Il 22 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto con cui veniva stanziato un fondo di 2,3 miliardi  di euro per salvare quattro banche del centro Italia da tempo in gravi  difficoltà. Il giornalista Simone Spetia ci aiuta a fare chiarezza

Il 23 novembre il governo ha varato un provvedimento per il salvataggio di 4 banche in pessime condizioni finanziarie per una cattiva gestione durata anni: CariFerrara, Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e CariChieti. Il decreto crea 4 banche nuove, replica “sana” di quelle vecchie: vengono “ripuliti” i crediti che gli istituti non riescono più a recuperare e viene azzerato il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate. Questo significa che azionisti e obbligazionisti subordinati hanno perso i loro soldi. Tra quelle persone c’era un pensionato di Civitavecchia che si è tolto la vita dopo aver saputo di non avere più i suoi risparmi di 100.000 euro.

COSA SONO LE OBBLIGAZIONI SUBORDINATE? Con l’acquisto di un’obbligazione (una qualsiasi, anche un Btp) diventiamo creditori di chi l’ha emessa. In sostanza è un debito nei nostri confronti. Con l’acquisto di un’obbligazione subordinata succede la stessa cosa, ma siamo creditori di second’ordine: se l’emittente fallisce saremo eventualmente ripagati solo dopo gli obbligazionisti normali. Allettati dai rendimenti o vittime di una banca che pensavano di fiducia, alcuni risparmiatori hanno investito tutto il loro patrimonio in questi prodotti.

PERCHÉ IL GOVERNO È INTERVENUTO? A gennaio entra in vigore un meccanismo europeo (chiamato bail-in), che prevede che in caso di fallimento di una banca a pagare debbano essere azionisti, obbligazionisti e correntisti con più di 100.000 euro sul conto, per evitare salvataggi pubblici che tanto sono costati agli Stati e tanto hanno inciso sui bilanci. Il governo ha deciso di intervenire prima del 31 dicembre per evitare di sottostare alle nuove regole, ma con un provvedimento che non impiega denaro pubblico.

PERCHÉ L’EUROPA E L’ITALIA SI SONO SCONTRATE? L’operazione fatta con il decreto salvabanche doveva avere il via libera europeo. L’esecutivo sostiene di aver proposto soluzioni che salvaguardassero anche i soggetti oggi colpiti dal provvedimento, ma che Bruxelles le ha giudicate incompatibili con le norme comunitarie sugli aiuti di Stato. L’Ue ha negato. All’ombra di questo scontro c’è il dramma di famiglie che, per colpa di chi li ha mal consigliati, di organi di vigilanza poco attenti, ma anche in parte del loro stesso omesso controllo, si sono trovati con un pugno di mosche in mano.

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