Divorzio Berlusconi–Lario: quali conseguenze per le altre coppie scoppiate?

Credits: Ansa
/5
di

Lorenza Pleuteri

Che cosa dice la sentenza da prima pagina, andando oltre il caso concreto, e che ricadute ci possono essere per tutti?

Da giorni, nei salotti televisivi, al bar e in palestra, dal parrucchiere e in rete, si parla dell’epilogo della battaglia legale tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario, al secolo Miriam Bartolini. Il leader di Forza Italia non dovrà più pagare all’ex moglie lo stratosferico assegno di divorzio - 1 milione e 400 mila euro al mese - stabilito dai giudici di primo grado e potrà riavere i milioni che le aveva già versato. Lo ha deciso la V sezione civile della Corte d’appello di Milano, ribaltando la decisione iniziale del Tribunale di Monza. Ma che effetto avrà la sentenza milanese sulle sorti dei comuni mortali? E quali argomentazioni vanno oltre i nomi noti e le cifre iperboliche? Possiamo mettere la parola “fine”, sul caso da prima pagina, o si arriverà al terzo grado di giudizio?

La sentenza spartiacque della Cassazione

Uno dei punti centrali, per l’ex coppia da prima pagina e per le altre, è il cambio di rotta della Cassazione, datato 10 maggio 2017. La concessione dell’assegno di divorzio è stata svincolata dal parametro del mantenimento del tenore di vita e agganciata invece al criterio dell’autosufficienza economica e dell’indipendenza dell’ex coniuge che chiede il contributo, quasi sempre la donna.

Un caso atipico e le storie ordinarie

L’avvocato Alessandro Sartori, presidente di Aiaf, l’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e i minori, rileva: “Le sentenza pro Berlusconi è assolutamente atipica, per le cifre in ballo e per le persone coinvolte. Il caso fa a sé, per quanto è particolare. La gente comune ha problemi concreti diversi. Ma la decisione della Corte d’appello milanese non stupisce. I principi sanciti, questi sì, applicabili ad altre cause, si collocano nel nuovo solco tracciato dalla Cassazione ”.

In attesa di una modifica della legge sul divorzio

La collega Katia Lanosa, vicepresidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani, concorda. “Nel caso Berlusconi-Lario – sottolinea - la Corte d’appello ha ritenuto che l'attuale condizione della signora, non solo di autosufficienza ma anche di benessere economico, è tale da consentirle un tenore di vita elevatissimo e comporta il venir meno del diritto a percepire l'assegno di divorzio. È chiaro che di questa pronuncia si terrà conto in tutti i futuri procedimenti divorzili. Non dimentichiamoci però che sulla materia non è ancora intervenuta la Cassazione a sezioni unite, alla quale compete dare orientamenti definitivi, ma “unicamente” la prima sezione della suprema Corte. Inoltre alla Camera c’è una proposta di modifica dei parametri previsti dalla legge sul divorzio per la determinazione dell'assegno, della quale si dovrà tenere conto se e quando sarà approvata”.

Sono cambiati i modelli familiari e la società

Spiegano i giudici della causa Berlusconi-Lario, andando oltre il singolo caso: il cambio del canone interpretativo (dal tenore di vita, analogo o simile a quello goduto durante matrimonio, all‘indipendenza o autosufficienza economica) “può apparire un mutamento radicale di impostazione, tanto da destare forse ingiustificati allarmismi in alcuni commentatori”, ma ”non si tratta di un fulmine a ciel sereno”. I cambiamenti sociali e i modelli familiari, diversi rispetto a quelli di qualche decennio fa, “già da tempo hanno portato la giurisprudenza di merito a ridisegnare via via i presupposti dell’assegno divorzile, restringendo e delimitando i confini di un concetto astratto (il tenore di vita) che, avulso dall’impianto normativo, che non lo prevede, rischia di ancorare le decisioni a un modello tradizionale di matrimonio e dei rapporti personali e patrimoniali tra ex coniugi (la rigida ripartizione di ruoli e compiti ) che appare superato nella realtà sociale attuale o sempre più in via di superamento”.

Il diritto a una esistenza libera dal bisogno

Altra argomentazione: “Se con il divorzio si torna ad essere individui singoli, con diversi e nuovi progetti di vita e liberi di formare una nuova famiglia, il principio solidaristico alla base del riconoscimento dell’assegno divorzile richiede che la condizione di debolezza e le effettive necessità economiche siano provate” dal partner meno forte, “fermo restando il principio di autoresponsabilità economica, ma anche il diritto di tutti di condurre una vita non solo libera dal bisogno, ma dignitosa”.

Cambiare punto di vista e prospettiva

Premesso tutto questo, “il riferimento all’indipendenza o autosufficienza economica appare un parametro a sua volta relativo, che andrà pertanto ancorato a diversi indici che saranno soprattutto i casi concreti a suggerire”. Ogni storia personale e di coppia fa a sé e non può essere ingabbiata in meccanismi predefinitivi. “Mutano l’angolo visuale e la prospettiva, con la conseguenza che l’attenzione dovrà anzitutto rivolgersi alla posizione dell’ex coniuge debole richiedente l’assegno, alle sue effettive condizioni di vita, ai suoi progetti come singolo individuo, alla sua età e alle condizioni di salute e altro, valutando la natura e qualità della sua posizione debole”.

Ecco i parametri da considerare

La sentenza pro Berlusconi fa riferimento anche ai parametri indicati a maggio dalla Cassazione per accertare la sussistenza o meno dell’indipendenza economica dell’ex coniuge che richiede l’assegno di divorzio, l’adeguatezza dei mezzi e la possibilità di procurarseli: 1) il possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri imposti e del costo della vita nel luogo di residenza della persona che richiede l’assegno; 3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale in relazione alla salute, all’età, al sesso e al mercato del lavoro dipendente e autonomo; 4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione…”.

L’assalto alla diligenza

“Dopo la sentenza spartiacque della Cassazione – racconta l’avvocato Sartori, il presidente di Aiaf – si sta verificando quello che io chiamo “assalto alla diligenza”. C’è un grande aumento dei mariti che chiedono ai giudici di non concedere o di azzerare gli assegni di divorzio. Non bisogna assecondarli per forza. Serve equilibrio. Occorre mantenere un minimo di correttezza morale, oltre che giuridica. Non andrebbero penalizzati gli ex coniugi, spesso le mogli, che si ritrovano in condizioni di estrema difficoltà e non per colpa loro. Altro discorso è per chi aveva dei talenti e li ha potuti o saputi mettere a frutto”.

Berlusconi-Lario: non è finita?

Tornando al caso da prima pagina, non è detto che sia finita. L’avvocato Lanosa si dice convinta che ci sarà un ulteriore grado di giudizio: “Sicuramente, contro la pronuncia della Corte d’appello di Milano, i legali della signora ricorreranno in Cassazione. La stessa proposta di legge cui accennavo prima, diversamente da quanto è stato recentemente previsto, stabilisce che l’assegno di divorzio dovrà essere destinato a compensare, per quanto possibile, la disparità che la fine del matrimonio crea nelle condizioni di vita dei coniugi. E va tenuto conto di tutta una serie di altri elementi, quali la durata del matrimonio, il reddito di entrambi i coniugi, l’impegno personale messo nella cura dei figli... Non ci resta allora che attendere fiduciosi, nella consapevolezza che non è possibile generalizzare, perché ogni pronuncia deve essere adattata al caso concreto, che andrà valutato di volta in volta”.

Leggi anche:

Assegno di divorzio: addio per legge al tenore di vita?

A 54 anni è difficile ritrovare un lavoro: all’ex moglie spetta l’assegno di divorzio

Riproduzione riservata
Stampa
Scelti per te