Elezioni amministrative 2016: dove sta andando l’Italia?

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di

Roberto Moliterni

Che cosa ci dicono i risultati elettorali delle amministrative di ieri? Dove sta guardando l'Italia in questo momento? A Roma e a Torino ha vinto il Movimento 5 stelle

Un'opinione di:
Cresciuto a Matera, in mezzo a tante donne, racconta storie per il cinema e sulla carta. 

Cosa succede in città, visti i risultati delle elezioni amministrative 2016

Il Movimento 5 Stelle, per la prima volta, ha vinto in modo ampio in queste elezioni amministrative. E, per la prima volta, gli viene affidato l’incarico di dimostrare le proprie capacità di governo in situazioni complesse e di rilievo nazionale. 

Se il risultato a Roma era abbastanza prevedibile, ma forse non così tanto - quasi due romani su tre, di quelli che hanno votato, hanno preferito Virgina Raggi dei 5 stelle a Roberto Giachetti del Pd -, a Torino prevale la sorpresa.

Piero Fassino, sempre del Pd - anzi, uno dei fondatori del Pd -, al primo turno, due settimane fa, partiva in vantaggio. E comunque, il suo primo mandato in città aveva avuto buona percezione. 

Se si incrociano questi risultati con altri nazionali (la vittoria a stento a Milano di Sala, candidato del Pd, la vittoria clamorosa di De Magistris a Napoli, non inquadrabile in nessun partito nazionale, ma comunque per molti aspetti simile al M5S, la vittoria anche nei piccoli comuni del M5S), il ritratto è forse quello di un'Italia che non ha più fiducia in Matteo Renzi e nel suo Pd.

Non si può non pensare che sia un'indicazione nazionale, se quasi nove milioni di italiani ieri sono stati chiamati a votare, e anche quelli che, di questi nove, non hanno votato, quasi la metà, con il loro non-voto hanno determinato il risultato.

C'è da chiedersi se Matteo Renzi sia mai stato amato, dal momento che la sua presa di potere, nel febbraio del 2014, non è stata legittimata dalle elezioni, ma da un atto di forza e di astuzia grazie al quale ha scalzato prima il compagno di partito Pierluigi Bersani, regolarmente eletto ma debole politicamente, poi un altro compagno di partito, Enrico Letta, che lo sostituiva.

Nonostante questo, sono convinto che molti italiani, da quel febbraio del 2014 e per diversi mesi a seguire, abbiano pensato: «vediamo cosa sa fare».

Matteo Renzi non è stato inoperativo e, anche se non sempre in modo completo - ma la politica richiede anche mediazione -, ha centrato obiettivi che altri governi inseguivano da tempo senza riuscirci.

Alcune delle scelte del suo governo, però, sono andate a intaccare valori e beni che sono ritenuti vitali dalla comunità, come la tutela dell'ambiente. 

Il Pd, da molto tempo ormai, senza fare troppi giri di parole, è percepito come il partito dei benestanti e degli acculturati, quindi di chi ha qualcosa da perdere, e, negli ultimi tempi, è aumentata anche la sensazione che stia con i grandi interessi, come le banche e i petrolieri (lo scandalo di Tempa Rossa in Basilicata non è passato inosservato). La maggior parte della gente sente, invece, di non avere più niente da perdere.

Lo racconta, ancora una volta la mappa del voto di ieri a Roma, che è divisa in municipi per l'elezioni dei presidenti (dei mini-sindaci di quartiere). Gli unici in cui ha vinto il centro-sinistra sono il municipio I e II, ovvero il centro storico e i Parioli, il nome dei cui abitanti a Roma - i pariolini - è sinonimo di ricchi, viziati e strafottenti.

Insomma, cosa succede in città?

Succede che l'Italia dei comuni ha curiosità di vedere che cosa sia capace di fare chi è stato davvero lontano dalla politica fino a questo momento, chi ha l'aspetto e le idee di persone comuni, con problemi comuni, e ha voluto punire chi ha stretto relazioni con interessi forti, se non, qualche volta, con la mafia.

Chissà che, almeno a Roma, Virgina Raggi e i suoi non li abbiano lasciati vincere, per infilarli in un budello da cui sarà molto difficile uscire: sarà complicatissimo spezzare il rapporto che esiste in città fra potere e mafia. Dopo si potrà dire: «hanno avuto la loro opportunità e non sono riusciti a coglierla».

Ma intanto, comunque sia, due delle città più popolate d'Italia sono governate da donne, e questa è una bella novità, a prescindere da tutto.

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