Esame di maturità: com’è cambiato dal 1923 a oggi

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Flora Casalinuovo

Il 21 giugno iniziano gli Esami di Stato in tutta Italia: vi raccontiamo in tre tappe la storia del diploma e di com'è cambiato negli anni

La busta con le tracce, il vocabolario e tanta ansia. Il 21 giugno, con la prova di italiano, inizia la maturità. E se per i 454.590 protagonisti ci sarà l’emozione della prima volta, il “rito” si ripete (quasi) uguale dal 1923, quando venne introdotto l’esame. Ma come è cambiato in questi 94 anni?  

Dai programmi del triennio alla commissione mista

I primi maturandi devono prepararsi sui programmi degli ultimi 3 anni e sono giudicati da docenti esterni, con tanti voti quante sono le materie ed esami di riparazione per chi non passa. Una faticaccia, tanto che nel 1937 il ministro dell’Istruzione Cesare Maria De Vecchi concentra la prova sul programma dell’ultimo anno e nel 1940 Giuseppe Bottai introduce la commissione interna. Si cambia ancora nel 1951: 4 prove scritte, orale sugli argomenti di quarta e quinta superiore, commissione mista.

Dalle 2 materie al “quizzone”

Nel pieno delle manifestazioni studentesche del ’68, anche in aula si compie una rivoluzione, firmata da Fiorentino Sullo l’anno successivo: solo 2 scritti, orale su 2 materie, voto in sessantesimi. La formula resta invariata fino alla fine degli anni Novanta. «La scuola deve cambiare di pari passo con il mondo: dev’essere pluralista, aperta e legata al lavoro» annuncia il ministro Luigi Berlinguer. Che dà via libera a crediti scolastici, 3 scritti (italiano, prova specifica per indirizzo, “quizzone” multidisciplinare”) e un orale sulle materie dell’ultimo anno, commissione mista e voto in centesimi.

Dalla sufficienza obbligatoria ai test Invalsi

Nel nuovo millennio, ogni ministro dell’Istruzione ci mette lo zampino. Nel 2001 Letizia Moratti punta sulla commissione interna, nel 2006 Giuseppe Fioroni torna a quella mista, mentre per Mariastella Gelmini occorre la sufficienza in ogni materia per accedere all’esame. Le novità legate alla Buona scuola, infine, diventeranno realtà dal 2019. I ragazzi diranno addio all’odiato quiz: basteranno 2 scritti e un orale, giudicati da una commissione mista. Per essere ammessi, saranno obbligatori i test Invalsi, la media del 6 e l’alternanza scuola-lavoro. 

La maturità in numeri

94 gli anni dell’esame di maturità,
“nato” nel 1923 con la riforma dell’allora ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile. 4 le prove scritte della prima edizione, a cui si aggiunge l’orale. 25% i promossi
nel 1923, anno del debutto. 60 il voto massimo dal 1969 al 1997. 1997 l’anno della svolta con la riforma del ministro Enrico Berlinguer: la maturità cambia nome e diventa “esame di Stato”. 99,5%  i promossi nell’anno scolastico 2015/2016 (Fonte: Miur).

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