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5 strategie per affrontare la prova d’italiano alla maturità

di Oscar Puntel
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Ve lo ricordate il mitico professor Beccaria della trasmissione Parola Mia di Luciano Rispoli? È a lui che abbiamo chiesto qual è il segreto per affrontare al meglio il compito di italiano agli esami di maturità

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Ve lo ricordate il mitico professor Beccaria della trasmissione Parola Mia di Luciano Rispoli? È a lui che abbiamo chiesto qual è il segreto per affrontare al meglio il compito di italiano agli esami di maturità

Imparare a gestire il tempo e scegliere il tono di voce giusto. Davanti alle tracce di italiano non ci si può improvvisare all’ultimo minuto. E inoltre: bisogn argomentare senza «menare il can per l’aia».

“Parola di Beccaria”, sentenzierebbe Luciano Rispoli. Che proprio con questa espressione introduceva in tv, metà anni Ottanta (e poi nella rivisitazione del 2002-2003), la rubrica del professore Gian Luigi Beccaria, emerito di letteratura italiana all’Università di Torino e autore di libri sulla nostra lingua. L’accademico è così diventato uno dei volti noti della storica trasmissione Rai “Parola Mia” (ideata e condotta da Luciano Rispoli, appunto). E ha contribuito a diffondere, dal piccolo schermo, la bellezza delle parole e il piacere della lettura. Per la prima prova dell’esame di maturità (comune a tutti gli istituti) ci siamo rivolti proprio al professor Beccaria.

Leggere...

«Il primo e fondamentale aspetto è la lettura. Bisogna leggere, perché uno scrive bene quando legge. Per la prima prova, sia essa il classico tema oppure il saggio di commento, l’aspetto della preparazione è relativo. Non è che serva un vero studio, a meno che non si scelga la traccia storica o letteraria. Chi ha sempre letto e continua a leggere ha un vantaggio, nel raccontare scrivendo. Per questo il primo consiglio è sicuramente leggere, da quando si impara a farlo», ci dice il professore.

...scegliendo bene gli autori

«La letteratura è vasta e ricca. Ci sono autori che si suggeriscono ai ragazzi e si dovrebbero far leggere per limpidezza di stile e chiarezza di scrittura: Italo Calvino e Primo Levi, in testa. In ogni caso, anche un libro non eccelso regala sempre qualche sorpresa. Io sono abituato ad abbandonare volutamente dei libri sul muretto di casa, anche perché in casa mia non ci stanno più, e noto con piacere che le persone li prendono e li portano via: leggono e io sono felice che entrino nelle case di altri!».

Argomentare

«Nella prova di italiano bisogna cercare di argomentare, cioè sostenere una tesi, portando degli argomenti solidi e dando delle spiegazioni a sostegno. Sappiamo che i giovani oggi non posseggono molti vocaboli, ma questo non è un vero problema. È più allarmante l’abbandono della sintassi. I giovani vivono senza sintassi: non mettono la punteggiatura corretta, non vanno più a capo, non sistemano con logica la frasi. Quindi il suggerimento è: prestare attenzione all’ordine delle frasi, a come si dispongono, alla logicità di quanto si afferma», aggiunge Beccaria.

Gestire il tempo

«Sull’organizzazione del lavoro, è bene farsi una scaletta, ma senza perdere tanto tempo. Poi bisogna cercare di stare nel concreto e non abbandonarsi a osservazioni gratuite. Se si affronta il saggio letterario, per esempio, viene fornito anche il testo: quindi commentare quello che viene dato, senza buttarsi nel vago. Infine, ‘non menare il can per l’aia’, stare sul tema. Mostrare attinenza».

Scegliere lo stile giusto

«Raccomando un italiano formale, medio, non gergale. Insomma, che sia ‘adatto alla situazione’. Bisogna tenere un registro medio, senza lanciarsi in barocchismi. Meglio un italiano colorito e vivace che grigio e spento«, chiosa il professor Gian Luigi Beccaria.

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