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Essere donna in campagna elettorale a Roma

Roma è piena di manifesti elettorali. Solo quelli di Giorgia Meloni, candidata a sindaco, sono pieni di offese. E riguardano il suo essere donna.

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Roma è piena di manifesti elettorali. Solo quelli di Giorgia Meloni, candidata a sindaco, sono pieni di offese. E riguardano il suo essere donna.

Non ho una particolare simpatia politica per Giorgia Meloni, che si è candidata a sindaco per Roma. Anzi, non ce l'ho affatto. Ma proprio per niente.

L'ho anche conosciuta in un premio letterario, quando lei era Ministro della Gioventù, e io, evidentemente, giovane.

Ci siamo stretti la mano, ci hanno fatto una foto istituzionale. E io, tutte le volte che ho rivisto questa foto su internet, ho pensato: con tutti i parlamentari che ci sono, con tutti i ministri, i sottoministri e sottosegretari che abbiamo e che paghiamo, proprio con lei, di cui non ho stima, mi dovevano fare la foto? Pazienza.

Però.

Però da qualche giorno prendo la metro. Fermata Re di Roma. C'è un cartellone di Giorgia Meloni nel corridoio che porta ai binari. È enorme, lo guardo sempre: c'è la sua faccia un po' sorridente, un po' seria che dice io sono come voi che prendete la metro, io vi solleverò dai vostri problemi quotidiani. Non ci credo manco per niente.

Però.

Però qualcuno ha cancellato “Meloni” con un pennarello e ha scritto “Cocomero”. E va bene, ci può stare: è una battuta da terza media, però ci può stare.

Poi, accanto, sulla foto, proprio in mezzo agli occhi, scritto con una bic e ricalcato con rabbia più volte, per rendere il carattere più spesso: “TROIA”. Tutto maiuscolo. TROIA.

Non mi ha sorpreso. Non è la prima volta che succede.

Però poi, dopo un po' ci ho pensato e ho capito che questo no, questo non ci può stare.

Non subito, ma nel corso degli anni, appassionandomi alla politica, ho capito che alcune cose non sono belle, non sono giuste. Nemmeno in politica. Dove è tutto concesso.

Tipo confondere il piano personale e quello politico.

Tipo offendere un politico per il suo aspetto fisico: chiamare Brunetta nano o Prodi mortadella.

Lo accetto solo se c'è una componente di ironia non denigratoria, non dispregativa. Che invece in questi casi c'è.

Ma qui, questo TROIA in mezzo agli occhi della Meloni è un'altra storia, ancora più brutta.

Forse riguarda tutte le donne.

Forse quel troia dice che nessuna donna è adatta alla politica, che nessuna donna si deve esporre, deve mettere la propria faccia sui manifesti elettorali.

Io li ho guardati gli altri manifesti elettorali, quelli degli uomini. Ho visto se qualcuno avesse scritto “gigolò” sul manifesto di Bertolaso, o su quello di Roberto Giachetti o di Alfio Marchini, gli altri candidati sindaco.



Eppure Alfio Marchini è un bell'uomo, ha quel sorriso televisivo, è il Richard Gere della politica romana e con quel cuore su tutti i manifesti elettorali pensare a certe cose viene facile.

Infatti, quando hanno messo i suoi manifesti in città, già dalla scorsa campagna elettorale, io ho subito pensato: «ah ecco, hanno aperto un nuovo negozio di intimo». Invece era Alfio Marchini.

Marchini, se fossimo in terza media, come qualche volta nella politica siamo, ha anche un nome che si presta bene alle storpiature: Marchini, marchette, marchettaro.

Eppure nessuno lo scrive. Nessuno scrive Marchini marchettaro.

E nemmeno Giachetti.

Solo una volta ho visto il suo nome scritto a penna, su un manifesto elettorale, sempre della Meloni: sui testicoli di un pene in mezzo alle tette della Meloni.



Quel pene in mezzo alle tette o quel troia in mezzo agli occhi della Meloni delimita il campo di competenza delle donne alla sola sessualità.

Il solo metro di paragone, il solo giudizio possibile è quello. Non stronza, non incapace, non deficiente: pur violenti, sono giudizi di merito sulle sue capacità politiche.

Ma troia. In mezzo agli occhi, come a voler deturpare il corpo.

Non solo, probabilmente senza sapere la verità, ma immaginandolo per pregiudizio, chi ha scritto quel troia ha voluto dirci: «se sta lì non è perché se lo merita, ma perché l'ha data a qualcuno».

Mi sono accorto che questo atteggiamento non è solo della gente comune, di quella che prende la metro e a cui la Meloni dice sono come voi, vi solleverò dalle fatiche, e chi non pensa che i suoi modi siano quelli che ci renderanno più felici, si arrabbia. È anche un atteggiamento di chi, di politica, dovrebbe saper parlare in modo competente, giudicando sul merito, sulle idee, sulle capacità.

Cerco su internet le immagini dei manifesti elettorali della Meloni, per rivederli e scrivere questo post. E cosa trovo?

I primi due due articoli sono di due noti quotidiani nazionali: si chiedono - convinti di sì - se la Meloni sia stata ritoccata con Photoshop o no, e quanto, nei manifesti elettorali.

Anche loro circoscrivono la Meloni alla sua desiderabilità come donna.

Il sottotesto è: «Non è più desiderabile come un tempo, ma ci vuole ingannare con Photoshop facendoci credere di sì». Non si parla di quello che vuole fare, non del suo programma elettorale.

Ecco, a me, eventualmente, come uomo mi può pure fare piacere che la Meloni abbia un bell’aspetto, e che sia desiderabile.

Ma mi viene da pensare a quell’unica volta che ho scelto un paio di scarpe solo per il loro aspetto, ovvero per la loro desiderabilità, che è l'unico metro con cui vengono giudicate le donne in politica. Beh, sono stato per tutta la stagione con i dolori ai piedi.

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