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Etichette latte e formaggi: al via l’obbligo di indicare l’origine

di Lorenza Pleuteri

D'ora in poi sarà obbligatorio, ma solo in Italia, indicare la provenienza di latte e derivati. Esulta Coldiretti, mentre gli industriali di Assolatte evidenziano limiti e rischi

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D'ora in poi sarà obbligatorio, ma solo in Italia, indicare la provenienza di latte e derivati. Esulta Coldiretti, mentre gli industriali di Assolatte evidenziano limiti e rischi

Latte e formaggi: a partire da mercoledì 19 aprile l'origine della materia prima sarà indicato sull'etichetta.

“Storico via libera all’indicazione di origine per il latte e i prodotti lattiero-caseari, che pone finalmente fine all’inganno del falso made in Italy”. Così la Coldiretti saluta la pubblicazione del decreto ministeriale che introduce l’obbligo di informare i consumatori sulla provenienza di latte e derivati lavorati e venduti in Italia da caseifici e industrie italiane del comparto. Restano invece fuori tutti i prodotti finiti usciti da aziende straniere e quelli doc e dop.

Che cosa troveremo scritto sulle etichette di latte, yogurt e mozzarelle

A partire dal 19 aprile 2017, con una tolleranza di sei mesi per smaltire le scorte prive di indicazioni, su etichette e confezioni dei marchi italiani saranno obbligatorie due diciture:

“Paese di mungitura”: nome del Paese nel quale è stato munto il latte;

 “Paese di condizionamento o di trasformazione”: nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato (cioè trattato per l’imbustamento) o trasformato.

Ecco le scritte obbligatorie per i prodotti che fanno più tappe

Continua Coldiretti, portando qualche esempio di casi più complessi: “Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato o trasformato nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con la scritta: ‘origine del latte’: nome del Paese. Se invece le operazioni indicate avvengono nel territorio di più di un Paese dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ogni singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le scritte: ‘latte di Paesi Ue’ per l'operazione di mungitura, ‘latte condizionato o trasformato in Paesi Ue’ per l'operazione di condizionamento o di trasformazione”.

Le multe per chi sgarra saranno pesantissime

Le violazione non saranno tollerate. Verranno applicate le pesanti multe previste  dalla legge sulle etichettature del 2011, a meno che i comportamenti scorretti non siano reati da perseguire penalmente: da 1.600 a 9.500 euro.

Coldiretti esulta: finalmente la trasparenza chiesta dai cittadini

Esulta il presidente dell’associazione di categoria, Roberto Moncalvo, commentando le novità portate dal decreto: “Questo provvedimento,  fortemente sostenuto da noi di Coldiretti, rappresenta un importante segnale di cambiamento a livello nazionale e comunitario. Il via libera risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani”. Sono stranieri, viene ricordato, tre cartoni su quattro del latte venduto nel nostro Paese. “La metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, senza che questo sia stato fino ad ora riportato in etichetta”.

Precisazioni e riserve dalle industrie italiane di Assolatte

Ad Assolatte, la sezione di Confindustria che raggruppa le aziende di trasformazione, i commenti sono di altro tono. “Il tema – rassicura Massimo Forino, direttore dell’associazione - è molto sentito anche da noi. Come imprese ci stiamo lavorando da anni. Ma la norma che è passata – precisa – è ‘solo’ nazionale. Non ne esiste ancora una europea, prevista e attesa. La Francia ne ha una simile, ma vale per il mercato interno e non per l’esportazione, cioè non per i formaggi che arrivano sulle nostre tavole.  Il decreto appena firmato da noi – continua Forino - riguarda esclusivamente i produttori italiani, non anche i colleghi del resto della Ue. E questo è un limite. I produttori italiani potrebbero essere penalizzati rispetto ai concorrenti europei. Non solo.  Si rischia di fare sembrare meno italiani, agli occhi dei consumatori, i prodotti che italiani invece sono, perché li lavoriamo noi”.

Lo stato delle cose: tra non autosufficienza e importazioni obbligate

Non utilizzare ingredienti stranieri non è possibile, non per tutti. “L’Italia non è autosufficiente, né per il latte né per i derivati. Dobbiamo importare il 20 per cento della materia prima – ricorda ancora Forino – e il 40 per cento dei prodotti finiti, che finiranno sulle nostre tavole senza le indicazioni diventate obbligatorie  per noi”. E non è ancora tutto. “Il settore dovrà sostenere costi non indifferenti.  Avevamo appena cambiato tutte le confezioni, per adeguarle alle direttive europee sui contenuti nutrizionali dei prodotti. Per latte e derivati adesso dobbiamo buttarle e ristamparle tutte da capo”.

Prossimo obiettivo: l’indicazione dell’origine del grano per la pasta

Coldiretti non è paga . “Il prossimo passo – rammentano i rappresentati di agricoltori e allevatori - è l’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato nella pasta come previsto nello schema di decreto che introduce l'indicazione obbligatoria dell'origine del grano impiegato nella pasta, un provvedimento condiviso dai ministri delle Politiche agricole e dello Sviluppo economico e già inviato alla Commissione europea”.  Non sarà un risultato facile né scontato. Il fronte contro è agguerrito.

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