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Fondi pensione: cosa sono, come funzionano

di Oscar Puntel
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Gli esperti suggeriscono sempre più di aderire a fondi privati o forme di previdenza complementare. Ma come funzionano? Come scegliere quello giusto per noi? Siamo sicuri che dietro non ci siano imbrogli? Un esperto ci aiuta a orientarci.

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Gli esperti suggeriscono sempre più di aderire a fondi privati o forme di previdenza complementare. Ma come funzionano? Come scegliere quello giusto per noi? Siamo sicuri che dietro non ci siano imbrogli? Un esperto ci aiuta a orientarci.

Le nostre pensioni saranno “da fame”. Ce ne rendiamo conto ora che riceviamo la busta arancione dell’Inps, con l’estratto conto dei soldi versati per la previdenza e una simulazione di quello che potrebbe essere l’ammontare del nostro assegno mensile, quando ci ritireremo dal lavoro. E qui c’è la brutta notizia: stando alle stime, bene che vada la nostra pensione Inps non supererà il 60% dell’ultimo stipendio.

Per questo, gli esperti suggeriscono di aderire a fondi privati o forme di previdenza complementare. Ma come funzionano? Come scegliere quello più aderente alle nostre esigenze? Siamo sicuri che dietro non ci siano imbrogli? Ecco una mini bussola per capire, con l’aiuto di un esperto.

Che cosè un fondo di previdenza privato?

Il termine più corretto sarebbe “previdenza complementare”. È una pensione che va ad aggiungersi, ma non a sostituirsi, a quella obbligatoria (cioè quella dell’Inps o della Cassa previdenziale che alcune categorie professionali hanno per conto proprio). Funziona così: ogni iscritto ha un conto individuale cui affluiscono dei versamenti contributivi, pagati dal lavoratore, secondo una certa cadenza temporale. Chi gestisce il fondo, prende i soldi e li investe nel mercato finanziario. Quindi, al momento del pensionamento verrà versata una rendita o l’intero capitale.

Chi può aderirvi?

Tutti i lavoratori. Dipendenti pubblici e privati, autonomi e liberi professionisti, soci di cooperative, contratti a progetto; anche persone che svolgono lavori di cura familiare non retribuiti, come le casalinghe.

Come scegliere il fondo giusto?

L’offerta è molto variegata e dipende anche dal lavoro svolto. Perché ci sono certe categorie professionali che offrono la possibilità di aderire a specifiche casse private. Ci spiega Edoardo Zaccardi del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali: “Se si è lavoratori dipendenti, ad esempio, tra le varie ipotesi è bene valutare anche la possibilità di aderire al fondo pensione negoziale di categoria (o anche a fondi aperti che prevedono “adesioni collettive” in presenza di accordi aziendali): ha costi più contenuti per il lavoratore e, in base a quanto stabilito dalla contrattazione collettiva, a pagare i contributi complementari è anche il datore di lavoro e non solo il lavoratore. Seppur di importo contenuto, queste somme nel lungo periodo generano un risparmio non indifferente a vantaggio del dipendente”.

Quanti tipi di casse private esistono?

Si dividono in tre categorie: i fondi pensioni negoziali (cioè fondi complementari istituiti con contrattazioni nazionali o aziendali, fra datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori); fondi pensione aperti (gestite da banche, assicurazioni, da Sgr, cioè Società di gestione del risparmio o da società di intermediazione mobiliare); i Pip, piani individuali pensionistici di tipo assicurativo, gestiti da imprese di assicurazioni.

Quanto costa aderire a uno di questi fondi?

I fondi hanno costi differenziati. Ancora Zaccardi di Itinerari Previdenziali: “È bene confrontare un documento abbinato ai diversi fondi. Si chiama Isc, indicatore sintetico dei costi: ci permette di capire subito quanto ci costa l’adesione a un fondo complementare. Ed è un valore assai importante: piccole differenze producono effetti nel lungo periodo sul montante contributivo maturato”. E quindi in ultima analisi sulla nostra pensione complementare.

Quanto rendono?

Dipende dagli strumenti finanziari (più o meno rischiosi e dal rendimento più o meno alto) utilizzati dai gestori del fondo per far “fruttare” il vostro denaro. Di conseguenza, dipende anche dall’andamento dei mercati. “In ogni caso - si raccomanda l’esperto - è fondamentale una valutazione delle proprie esigenze (anche connesse all’età anagrafica e alla propensione al rischio), della capacità di risparmio e della propria condizione economica (eventuali altri redditi, altri risparmi accantonati)”.

Un buon consiglio è chiedere come sono andati i titoli finanziari che verrebbero comprati con i vostri risparmi e che dovrebbero darvi una rendita. Poi se non siete esperti di finanza, chiedete consigli a quelli che lo sono. Chi gestisce questi fondi dovrà consegnarvi una nota informativa e il prospetto esemplificativo standardizzato, documenti di trasparenza, ma non sempre di facile comprensione.

C’è il rischio di incappare in truffe? È possibile che i nostri soldi spariscano?

Ci chiarisce Zaccardi: “Non parlerei di truffe. Vi sono normative che dettano rigidi principi, quindi tutele per gli aderenti, ad esempio in materia di investimenti, di selezione dei gestori cui sono affidati i contributi. C’è anche la Covip, un organismo di vigilanza che ha il compito di controllo su queste forme di pensione. Aggiungo che non ci sono stati scandali che hanno coinvolto i fondi pensione e la crisi non ha prodotto scossoni al sistema della previdenza complementare”.

 

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