Foto dei figli sui social: solo con il consenso di entrambi i genitori

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Lorenza Pleuteri

Fa riflettere il provvedimento emesso dal Tribunale di Mantova, nell’ambito di una controversia sull’affidamento di due bimbi. La mamma, chiamata in causa dall’ex compagno, secondo i giudici non doveva postare gli scatti dei piccoli. “Prevalgono i diritti e la sicurezza dei figli”

Si erano impegnati a non pubblicare le foto dei figli sui social network e a togliere quelle postate in precedenza. Per suggellare l’accordo, sottoscritto dopo la fine della loro storia d’amore e della convivenza, avevano firmato una clausola ad hoc, ratificata dal Tribunale di Mantova assieme ad altri impegni formali. Lei, la madre di una bimba di tre anni e mezzo e di un bimbo di un anno e mezzo, poi però non ha rispettato i patti. Non solo non ha rimosso gli scatti da Facebook e affini, ma ne ha postati di nuovi e in gran numero. Così l’ex compagno ha chiesto allo stesso Tribunale di intervenire e in modo urgente. Tre giudici hanno deciso in favore dell’uomo e dei bambini. Hanno ordinato alla mamma, l’ex partner, di rimuovere le immagini “incriminate” dai social e di non mettere altre foto sul web. La ragione? I diritti, la privacy e la sicurezza dei piccoli – la baby web reputation – vengono prima di tutto, anche delle scelte dei genitori.

L’avvocato di lui: “Decisione importante anche per altri”

Camilla Signorini è l’avvocato del padre e la regista del “Patto di Mantova”, l’accordo tra gli ex partner di questa vicenda, non sposati. “Il provvedimento del Tribunale è estremamente importante – sottolinea - perché, per la prima volta, i giudici sanciscono un principio fondamentale: la pubblicazione delle foto di un minore, sui social, può essere un danno per il minore stesso. Il cardine è il riferimento alla Convenzione di New York sui diritti del fanciulli, del 1989”. Un caso simile, successivo, ha avuto il medesimo epilogo giudiziario, sempre a Mantova: l’ordine di rimozione degli scatti dato a un’altra madre. “La prima ordinanza – sottolinea l’avvocato – ha già fatto scuola e tracciato un solco”. Ma la mamma della causa pilota non si è adeguata spontaneamente. “Ha rimosso alcune foto solo dopo la notifica di un atto di precetto – rivela il legale dell’ex compagno - e altre le ha lasciate online. È irriducibile, continua a pensare a se stessa e non ai figli. Sarà necessario l’intervento della Polizia postale, per togliere tutti gli scatti”.

“Ecco i potenziali pericoli per i bimbi”

L’ordinanza, datata metà settembre e resa ora nota dal sito giuridico il caso.it, rilancia il dibattito e la riflessione su un tema dedicato. È lecito diffondere sui social le istantanee dei figli? Oppure la cosa è fonte di potenziali pericoli, oltre che di dissidi familiari? E può incidere sull’affidamento dei bambini, quando una coppia scoppia?

Il giudice che ha redatto il provvedimento, Mauro Bernardi, non ha dubbi. Così scrive: «L’inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi, in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto online”. E, ancora: non può essere sottovalutato “l’ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che taggano le foto online dei minori e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da far circolare fra gli interessati, come ripetutamente evidenziato dagli organi di polizia».

“I diritti dei più piccoli devono prevalere”

La pubblicazione delle foto dei figli minori, argomentano i giudici mantovani, va contro la “tutela dell’immagine” contemplata dall’articolo 10 del codice civile, viola la “tutela della riservatezza dei dati personali” prevista dal Codice della privacy e infrange pure la Convenzione di New York, laddove stabilisce che “nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione” e che “il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti”. Dalla parte dei minori c’è anche il regolamento dell’Unione europea del 27 aprile 2016, in vigore dal 25 maggio 2018, in virtù del quale “l’immagine fotografica dei figli costituisce dato personale» e «la sua diffusione integra una interferenza nella vita privata”.

Il parere dell’esperto

L’avvocato torinese Carlo Blengino, esperto in diritto e nuove tecnologie della comunicazione, accetta di dare il suo parere sulla vicenda, “La decisone del giudice – rileva – è corretta. La responsabilità genitoriale implica una scelta condivisa tra i partner su tutto ciò che incide sui diritti del minore e la protezione all’immagine e dei dati personali è un diritto fondamentale, che attiene alla dignità dell’individuo ed al rispetto dell’identità e della vita privata. È già complicato gestire la propria di immagine in rete, anche per i pochi che sono consapevoli delle dinamiche del web, figuriamoci esser responsabile dell’immagine online di un altro soggetto che crescendo avrà la sua storia e la sua identità”.

Perché si postano le foto dei figli?

Altra considerazione: “Postare le foto dei propri figli minori – è il parere di Blengino - non è ovviamente vietato, talvolta può esser giustificato, ma dovrebbe sempre esser frutto di una scelta consapevole. Dobbiamo chiederci, come genitori: perché lo facciamo? Qual è la finalità che perseguiamo rendendo pubblica l’immagine di nostro figlio? Scopriremo che non lo facciamo quasi mai per loro, ma per ottenere like, per trarne un vantaggio personale. Se si ha contezza del fatto che ogni dato immesso in rete verrà usato, taggato, valutato e sfruttato in modi e per finalità a noi ignoti, e che rimarrà nell’infosfera per sempre, forse prima di postare dovremmo riflettere sulle reali finalità della condivisione, mettendo l’interesse del minore davanti al nostro desiderio di ‘essere’ ed ‘esserci’ in rete come orgogliosi genitori o buoni educatori”.

Condivisione delle scelte e buon senso

“Le scelte complicate- continua l’avvocato Blengino - devono esser condivise da entrambi i genitori. Se non c’è accordo, non si posta nulla sui social: il buon senso e la legge impongono di minimizzare la diffusione di dati in rete, soprattutto là dove sono dati di minori di cui si è responsabili”. Uscendo dal caso di Mantova, parlando in generale, a detta del legale “è vero anche che non poche di queste diatribe in sede di separazione sono solo ripicche. Sono l’ennesimo utilizzo dei figli come cosa propria o come arma di ricatto e rivalsa nei confronti dell’ex partner”.

I figli non sono oggetti

“Alla base dei comportamenti in discussione – sostiene l’esperto - può esserci ancora l’idea del figlio come nostra proprietà: lo monitoriamo, vorremmo mettere le telecamere negli asili e nelle scuole, i Gps nelle scarpe, per una nostra insicurezza, per trovare soluzioni tecnologiche alle nostre paure, non riconoscendo ai nostri bambini alcun diritto, neppure quello fondamentale alla dignità e all’immagine”.

La portata dell’ordinanza di Mantova

L’ordinanza mantovana, ultima annotazione, “fa testo solo nel caso specifico trattato. Ma poiché interpreta la legge - conclude Blengino- influisce su futuri casi simili”, come è già successo.

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