del

La Franzoni torna a casa

di Monica Triglia
Vota la ricetta!

Ha scontato sei anni in carcere, gli altri dieci li farà con la sua famiglia. La donna protagonista del delitto di Cogne torna sulle prime pagine dei giornali. Forse per l'ultima volta

Un caffè con Donna Moderna

Ha scontato sei anni in carcere, gli altri dieci li farà con la sua famiglia. La donna protagonista del delitto di Cogne torna sulle prime pagine dei giornali. Forse per l'ultima volta

Triglia Monica
Un'opinione di

Monica Triglia

Nata a Casale Monferrato, è vicedirettore di Donna Moderna. Ama viaggiare, leggere, gli animali. Ha...

Anna Maria Franzoni torna a casa.

In carcere da sei anni, perché riconosciuta colpevole dell’omicidio del figlio Samuele trovato morto il 30 gennaio 2002 nella villetta di Montroz, una frazione di Cogne, la donna ha ottenuto dal Tribunale di Bologna la detenzione domiciliare, la possibilità cioè di scontare il resto della condanna a 16 anni nell’abitazione di famiglia di Monteacuto Vallese (Bologna), dove da tempo abitano il marito e i due figli Davide, 18 anni, e Gioele, 11. Secondo la perizia del neuropsichiatra Augusto Balloni, non c’è più il rischio che ripeta “il figlicidio”. Non potrà esserci un altro Samuele.
Alla notizia Anna Maria Franzoni ha detto di essere felice.

Io la ricordo come la protagonista di un caso mediatico che ha fatto storia. Che ha diviso, come mai in precedenza, l’opinione pubblica tra innocentisti e colpevolisti. Ricorderete le polemiche sul famoso plastico che ricostruiva la scena del delitto presentato in tante puntate di Porta a Porta. E il corollario di persone  che in tv dettavano le loro tesi: dalla dottoressa Ada Satragni, la prima a vedere il bambino ucciso, sostenitrice dell’aneurisma che avrebbe fatto scoppiare il cervello al piccolo, all’avvocato Carlo Taormina, ai sospetti gettati dalla Franzoni e dal marito Stefano Lorenzi sui vicini di casa, poi completamente scagionati, alle star dei talk show  come lo psichiatra Paolo Crepet e il criminologo Francesco Bruno.

Il giornalismo cavalca le notizie, e io sono una giornalista. Ma ho sempre considerato Samuele, ucciso a 3 anni, vittima due volte. La prima della madre che la giustizia ha riconosciuto colpevole in via definitiva della sua morte. La seconda di un “qualcosa” che si è scatenato e ha trasformato la tragedia di un bimbo e di una famiglia in una grande rappresentazione teatrale.

Ho letto che al professor Augusto Balloni che la interrogava per la perizia, Anna Maria Franzoni ha detto che le piacerebbe tornare a Cogne (i giudici le hanno comunque impedito di farlo). «Sento il bisogno di tornare in quella casa. Non sarà facile, perché è dove Samuele ha vissuto felice e dove è stato ucciso. Non voglio rinnegare quei ricordi, non voglio perderli. Ho voglia di tornare lì, perché stare lontano è come voler dimenticare. Non posso permetterlo: non è giusto».
 Per la Franzoni non è giusto dimenticare.

Per il neuropsichiatria è giusto invece che a dimenticare sia l’opinione pubblica. È giusto che scenda il silenzio sulla storia di una donna che tanto ha fatto parlare. E che ora, secondo l’esperto, «merita il silenzio. Questo sarebbe per lei il più grosso regalo».

 

 

 

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna