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Davvero la Tasi verrà eliminata?

di Simone Spetia
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«Il 16 dicembre ci sarà il funerale delle tasse sulla casa». Riferendosi alla scadenza della seconda rata di Imu e Tasi, il premier Matteo Renzi ha scelto una metafora per chiarire le intenzioni del governo: abolire le imposte sull’abitazione principale con la Legge di stabilità. Però i dubbi sono tanti

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«Il 16 dicembre ci sarà il funerale delle tasse sulla casa». Riferendosi alla scadenza della seconda rata di Imu e Tasi, il premier Matteo Renzi ha scelto una metafora per chiarire le intenzioni del governo: abolire le imposte sull’abitazione principale con la Legge di stabilità. Però i dubbi sono tanti

QUANTE VOLTE SONO STATE ABOLITE E REINSERITE? Chiunque sia proprietario di una casa sa che il fisco bussa alla sua porta ogni anno, ma non sa in che modo. Negli ultimi anni le regole sono cambiate spesso, gettando nel caos contribuenti e amministrazioni comunali. Possiamo vantare: abolizione dell’Imu sulla prima casa nel 2008 e sua reintroduzione col nome di Imu nel 2011; nascita della mini Imu nel 2013; nel 2014 cancellazione dell’Imu sull’abitazione principale (salvo alcuni casi) e suo assorbimento nella Iuc (a sua volta suddivisa in Imu, Tasi e Tari, cioè la tassa sui rifiuti).

SI POSSONO ELIMINARE DEL TUTTO? Il governo vorrebbe abolire innanzitutto la Tasi: la tassa comunale sui servizi indivisibili di cui usufruisce tutta la collettività, come anagrafe, strade, illuminazione cittadina. I Comuni dicono che perderebbero 3,5 miliardi di euro, ma l’esecutivo ha promesso compensazioni. Anche se, va detto, non tutte sarebbero meritate: un discreto numero di sindaci ha portato le aliquote Tasi al massimo senza poi fornire servizi adeguati.

CANCELLARLE SERVE CONTRO LA CRISI?  L’Europa, le agenzie di rating e gli economisti ritengono, quasi unanimi, che per stimolare la ripresa sia meglio tagliare l’Irpef sul reddito piuttosto che la Tasi sulla casa e l’Iva sui consumi. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dice che l’Italia è un caso particolare, perché il 72% delle famiglie vive in case di proprietà. Ma il punto, forse, è un altro. Si tratterebbe dell’ennesimo cambiamento, e l’incertezza influisce sulla nostra voglia di spendere molto più delle poche centinaia di euro che ci entrano in tasca. Il rischio dell’operazione è anche qua.

SIMONE SPETIA giornalista di Radio24, conduttore di "Effetto giorno - le notizie in 60 minuti"

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