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MotoGp: vince Lorenzo, ma che fine ha fatto lo sport?

di Cristina Marinoni
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La vittoria di Jorge Lorenzo rovinata dai fischi: peccato che un ambiente come quello del motociclismo abbia perso proprio oggi il suo fair play. Per questo, d'ora in poi, a ogni mancato sorpasso di un campione, si rischia di domandarsi: “ma perché non è passato?"

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La vittoria di Jorge Lorenzo rovinata dai fischi: peccato che un ambiente come quello del motociclismo abbia perso proprio oggi il suo fair play. Per questo, d'ora in poi, a ogni mancato sorpasso di un campione, si rischia di domandarsi: “ma perché non è passato?"

Jorge Lorenzo ha appena conquistato il Mondiale della MotoGp. Meritatamente. Nello sport non ci sono raccomandazioni o favori che tengano, contano soltanto le prestazioni. E il rider maiorchino, 28 anni, è stato il pilota che ha vinto più gare nella stagione: sette (Valentino Rossi si è fermato a quattro).

Una splendida vittoria rovinata dai fischi

“Porfuera” – è questo il suo soprannome – ha concluso il campionato nel migliore dei modi, tagliando per primo il traguardo di Valencia; sul gradino più alto del podio si è commosso per la felicità, ma scommetto che la gioia del quinto titolo mondiale in carriera avrebbe potuto essere maggiore. Invece di ricevere solo applausi, dalle migliaia di appassionati che hanno riempito al limite della capienza il circuito spagnolo è piovuto (nonostante la giornata estiva) un coro pesantissimo di fischi.

Lo spirito sano del motociclismo

Amo il motociclismo, e mi ritengo fortunata di seguirlo dall’interno, perché ogni domenica i piloti si danno battaglia con il coltello tra i denti ma, appena sventola la bandiera a scacchi, mettono da parte la competizione. Chi perde si complimenta con il migliore quando tutti sono ancora in sella: una bella pacca sulle spalle, a dimostrazione del rispetto e della stima che prevale anche tra acerrimi nemici. E per questi ragazzi coraggiosi (per loro sfrecciare su un bolide a 300 chilometri orari è pericoloso come andare i bicicletta) la sfida è chiusa. Fino al Gran Premio successivo, naturalmente, quando ciascuno di loro tornerà in griglia di partenza agguerrito e ambizioso più che mai.

Il capolavoro di Vale e la rimonta di Lorenzo

Il Mondiale 2015 è stato meraviglioso perché ha regalato emozioni a oltranza: il merito va ai compagni di squadra Yamaha Valentino Rossi e Jorge Lorenzo, che si sono giocati il titolo con un testa a testa terminato oggi, all’ultima tappa. Il nostro eroe nazionale Valentino è rimasto in testa alla classifica generale lungo l’intera la stagione e oggi la sua rimonta dall’ultimo posto al quarto è stata un capolavoro; Jorge ha recuperato punti su punti e, alla chance finale, si è piazzato in griglia di partenza con uno svantaggio di 7 punti, si è lanciato come una scheggia ed è arrivato primo, sia in pista sia in campionato.

L'amarezza delle polemiche

Questo spettacolo mozzafiato ha avuto un epilogo che a me lascia l’amaro in bocca: se i tifosi hanno ringraziato la leggenda vivente Rossi, com’era giusto che accadesse, con un omaggio straordinario paragonabile a una standing ovation, a Lorenzo hanno rovinato la festa. Il motivo? Il duello di due settimane fa in Malesia tra Valentino Rossi e Marc Márquez che ha innescato una vera e propria bomba di accuse reciproche e polemiche velenose, culminate oggi con Márquez incriminato (nuovamente) di essersi alleato con Lorenzo.

Dov'è finito il fair play della MotoGp?

Dopo la scena della premiazione, mi domando per l’ennesima volta in pochi giorni che fine abbia fatto lo spirito sportivo della MotoGp, una sorta di paradiso terrestre in cui regna il fair play, tra “pieghe” (le curve) e “sportellate” (i duelli senza esclusione di colpi). Risultato: penso già al prossimo Mondiale, con una preoccupazione che non avevo mai avuto. Ho il timore che un sorpasso mancato oppure un errore di un pilota qualsiasi instilli dubbi sulla sua lealtà. «Perché non ha superato l’avversario? Forse vuole favorire qualcuno?». Insinuazioni del genere sarebbero deleterie, falserebbero il corso del campionato e rovinerebbero l’ambiente splendido del circuito, messo a dura prova in questi quindici giorni. Poi, però, mi tornano in mente le prodezze dei piloti e i loro sorrisi nel paddock; “Vale”, che nel 2016 avrà 37 anni e proverà di sicuro a mettere in bacheca il decimo Mondiale, in forma com’è, e gli altri fenomeni, dal campione in carica Jorge all’enfant prodige Marc. E allora controllo il calendario delle tappe e mi dico: «Chissà chi vincerà all’esordio in Qatar, non vedo l’ora che arrivi marzo!».

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