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Legge sull’aborto: le italiane la difendono ancora?

di Giusy Cascio
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Sì. Lo rivela il nostro sondaggio. Eppure, mentre compie trent'anni, la 194 è sotto tiro. L'attacco viene soprattutto da uomini. Era proprio il caso di dare alle donne la possibilità di rispondere...

Sì. Lo rivela il nostro sondaggio. Eppure, mentre compie trent'anni, la 194 è sotto tiro. L'attacco viene soprattutto da uomini. Era proprio il caso di dare alle donne la possibilità di rispondere...

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1978-2008. La legge 194 sull'aborto compie trent'anni e mai come oggi è sotto tiro. A parlarne sono soprattutto gli uomini: molti ritengono che la legge sia ormai vecchia, altri la difendono strenuamente, senza chiedersi che cosa vogliono davvero le donne. Giuliano Ferrara su Il Foglio propone addirittura una moratoria sull'aborto, come per la pena di morte, in nome del "diritto a nascere". Mentre il cardinale Camillo Ruini chiede di aggiornare la 194 in base al progresso scientifico. In Parlamento il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi ha presentato una mozione per rivedere le linee guida della legge. L'oncologo Umberto Veronesi, invece, la considera "civilmente avanzata".

Ma le donne che ne pensano? Vorrebbero cambiare la 194? Per capirlo abbiamo fatto un grande sondaggio, realizzato per noi dalla Swg di Trieste, su 1.000 italiane. E il primo dato che salta all'occhio è netto: il 59 per cento dice che la 194 non si tocca. "Il motivo è la paura che, modificando la legge, si finisca per limitare la libertà delle donne di decidere sul proprio corpo" commenta Chiara Saraceno, docente di Sociologia della famiglia all'Università di Torino. "Non a caso, secondo il 43 per cento delle intervistate, l'aborto è una libera scelta, poco paragonabile a un omicidio. Tanto che una maggioranza schiacciante (il 75 per cento) rifiuta l'idea di moratoria. E una prova di consapevolezza viene da quell'83 per cento che non considera l'interruzione della gravidanza un contraccettivo. Significa che le donne hanno ben chiaro lo spirito e il testo della legge".

Infatti il 63 per cento sa del limite dei 90 giorni, e l'81 sa che l'aborto è gratuito. Come mai, invece, una donna su due crede che in trent'anni gli aborti siano aumentati, mentre sono diminuiti del 44 per cento? "Perché in questi giorni si parla di aborto in toni scandalistici, come se fosse un'emergenza e questo influenza la percezione" spiega la sociologa. Solo il 12 per cento del campione ritiene l'aborto un atto di egoismo.

Chiara Simonelli, docente di Psicologia dello sviluppo sessuale e affettivo nell'arco di vita all'Università La Sapienza di Roma, lo motiva così: "Non si rinuncia quasi mai alla maternità con leggerezza. Lo dimostra che l'81 per cento delle donne considera l'aborto un trauma che non si supera, perché resta il senso di colpa o il rimpianto di non sapere che vita avrebbe avuto il figlio mai nato".

Le donne rispondono anche su temi etici. Il 67 per cento pensa che "la vita del bambino comincia subito dopo il concepimento". "Naturale: per la donna la vita inizia con il test di gravidanza, quando scopre che è incinta" avverte Simonelli. "Inizia dalla gioia di poter partorire un figlio, o dal dolore di non poterlo tenere per mille ragioni. Tutte da rispettare".

Dal sondaggio, però, emerge il bisogno di una maggiore assistenza. "Quel 34 per cento che crede al passaparola come mezzo per sapere le alternative all'aborto è un dato che fa riflettere" sottolinea la ginecologa Alessandra Kustermann, responsabile del servizio di diagnosi prenatale della Clinica Mangiagalli di Milano. "E può essere letto come una proposta: rafforzare i consultori per avere più aiuto e più informazioni sulla contraccezione. Per le italiane e soprattutto per le immigrate. Nel complesso, le donne si dimostrano aperte alle novità e sagge. C'è un 61 per cento che valuta la pillola abortiva un passo avanti, ma da dare caso per caso. Concordo: la decisione va presa dal medico insieme alla donna, non per tutte il farmaco è preferibile all'intervento chirurgico".

In conclusione, le italiane conoscono la legge e la difendono ancora, ma sono consapevoli che l'aborto è sempre un dramma. "L'unica prevenzione sarebbe creare le condizioni, materiali e sociali, per consentire di tenersi un bambino" conclude Kustermann. "Certo, economicamente costa più di una campagna mediatica, ma è quello che davvero vogliono le donne".

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