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Mensa scolastica antispreco, arriva la family bag

di Lorenza Pleuteri
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La family bag, o doggy bag, arriva nelle scuole, dopo ristoranti e trattorie. L'esperimento è in corso in molte città italiane, perché lo spreco alimentare nelle mense scolastiche ha numeri da record. Ecco gli esempi virtuosi.

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La family bag, o doggy bag, arriva nelle scuole, dopo ristoranti e trattorie. L'esperimento è in corso in molte città italiane, perché lo spreco alimentare nelle mense scolastiche ha numeri da record. Ecco gli esempi virtuosi.

La family bag, o doggy bag, arriva anche nelle mense delle scuole. Tutto merito della legge antisprechi, in dirittura d’arrivo in Parlamento, che promuove l’uso delle family bag, chiamate comunemente anche doggy bag, in ristoranti e trattorie.

Anche in Italia, dunque, presto diventerà un’abitudine uscire da un locale pubblico con il cibo ordinato e non consumato per intero, messo in una scatoletta o in una borsettina. Ma a farlo si può imparare già da piccoli, anche fuori dalla famiglia. Nelle scuole di alcune città – da Milano a Follonica, da Modena a Verbania, da Desenzano a Bassano del Grappa – si stanno sperimentano comportamenti virtuosi. E alla lista presto si aggiungerà Como.

School bag anche a Como

A Como è appena passata la proposta presentata dalla consigliera comunale Roberta Marzorati, pediatra. A settembre, dopo un ciclo di incontri con insegnanti e genitori, scatterà la sperimentazione in un gruppo di elementari. “Partiremo - spiega la dottoressa – con quarte e quinte, dove ci sono i più grandicelli. Distribuiremo contenitori idonei, lavabili e riciclabili, per portare a casa frutta rimasta nel piatto, pane e merendine confezionate. Abbiamo escluso primi, secondi e verdure perché, per ragioni igieniche, sarebbe più complicato: servirebbe un abbattitore di temperatura per trattare gli alimenti e poterli asportare”.

Educazione e risparmi

Evidenti gli scopi delle bag a misura di scolaro. “Il cibo che i bambini non mangiano in mensa, e viene buttato, è pagato due volte: è un esborso per i genitori che versano le tariffe previste e un costo per la comunità, costretta a smaltirlo come rifiuto” prosegue l'esperta. 

Il pane gettato via nelle scuole di Como è “solo” il 5 per cento, meno di un terzo della media nazionale, pari al 16 per cento. Per la frutta destinata ai bidoni della spazzatura organica si va dal 15 al 20 per cento, con differenze di valore a seconda del prodotto proposto (mele, pere e kiwi quelli meno graditi, meglio banane, ananas, arance, clementine, con fragole e ciliegie che riscuotono grande successo). “Al risparmio economico – sottolinea sempre Roberta Marzorati – si aggiunge il messaggio educativo dato ai bambini e, attraverso di loro, anche alle famiglie. Il cibo è un bene prezioso da non sprecare. Produrlo costa fatica, oltre che soldi”.

L'esperimento di Milano con 23 mila bag

A Milano è in corso il progetto “Io non spreco”. Milano Ristorazione ha distribuito nelle scuole 23mila sacchetti “salva merenda” e questionari di riscontro. Alla società comunale non sarebbero arrivate le lamentele girate invece tra qualche mamma. “Funziona tutto a dovere” assicura il portavoce Aldo Palaoro. “Inizialmente erano state coinvolte solo classi delle elementari. Visto l’apprezzamento, abbiamo avuto richieste anche da una serie di materne. Le criticità che ci risultano sono legate al fatto che alcuni bambini si sono scordati di togliere i cibi dal contenitore, una volta a casa”.

Il progetto nazionale di Cittadinanzattiva

Qualche dato generale lo aggiunge Cittadinanzattiva, promotrice del progetto “La mensa che vorrei”. “In materne, elementari e medie, nel nostro Paese si consumano 380 milioni di pasti all’anno” rende noto Adriana Bizzarri, responsabile scuola dell’associazione. “Quasi 4 milioni di bimbi e ragazzi fino a 14 anni, con frequenze differenti, mangiano a scuola. In cima alla top ten degli sprechi alimentari c’è la verdura, con il 22 per cento che resta nei piatti e viene eliminato. Per limitare questi eccessi non serve una legge ad hoc. Basterebbero disposizioni interministeriali, con la previsione di buone pratiche che incrocino istruzione, salute, alimentazione, sport, stili di vita”.

La campagna di Legambiente

Anche Legambiente è in prima linea sul fronte scuola, con la campagna “Buon cibo” e la consegna nelle scuole di 60mila good food bag, sacchetti lavabili e riciclabili. “Abbiamo riscontri molto positivi” sottolinea il coordinatore dell’iniziativa, Francesco Brega. “Le cose funzionano meglio dove non vengono imposte dall’alto, ma si creano ‘tavoli’ che riuniscono insegnanti, genitori, enti partner. Ed è importante che il recupero del cibo sia un pezzo di un percorso strutturato che comprenda schede didattiche, ricerche sulla filiera dei prodotti, testimonianze di mamme e nonni”. Poi, ammette, criticità e limiti ci sono. Un esempio? “Rispetto alle norme di igiene e sicurezza, alcune Asl si sono eccessivamente irrigidite. Per il pane intero, per esempio, non ci sono resistenze. Per il pane a fette invece sì. È giusto prevedere e chiedere standard elevati, ma esagerazioni e timori infondati non giovano a nessuno”.

Le scuole potrebbero fare da esempio e da traino, come il modello francese. Oltralpe, ricorda Brega, le family bag sono diventate obbligatorie nei ristoranti con più di 180 coperti. Un altro settore sul quale andare a incidere è quello delle mense aziendali.



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