Migranti: perché sono ripresi gli sbarchi?

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Isabella Colombo

Gli sbarchi (che da metà luglio erano quasi cessati) tornano ad essere un'emergenza. Eppure l'Italia ha negoziato nuove politiche di contenimento delle partenze dall'Africa. Cosa non ha funzionato?

Il 6 novembre al porto di Salerno è arrivata l'ennesima nave carica di migranti. Stavolta però a bordo c'erano anche 26 cadaveri annegati, tutte ragazze tra i 14 e i 18 anni. Altri 8 morti erano tra 765 clandestini arrivati a Reggio Calabria il giorno prima. Nonostante i dati del ministero dell'Interno mostrino una flessione degli arrivi dalla Libia rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (-30%), gli sbarchi tornano a essere un'emergenza. Soprattutto se si considera che da metà luglio erano quasi cessati. Cosa non ha funzionato?

Le politiche di contenimento sono il frutto di un piano messo a punto dal nostro ministro dell'Interno, Marco Minniti: mettere un tappo alle partenze dalla Libia con nuovi accordi e fornire un codice di condotta alle navi delle Ong che operano nel Mediterraneo.

I nuovi accordi con la Libia

Per quanto riguarda il primo punto, la linea dell'Italia, condivisa dall'Europa, è aiutare finanziariamente le comunità libiche per ottenere in cambio l'impegno a frenare le partenze verso l'Italia. «In parte ha funzionato: i barconi adesso vengono bloccati dalla Guardia costiera libica secondo gli accordi e i clandestini riportati a terra» spiega Fabrizio Maronta, responsabile relazioni internazionali di Limes, la rivista italiana di geopolitica. «Ma se la costa è una linea retta facilmente controllabile, la zona a sud è un deserto esteso e poroso. Da lì i clandestini passano comunque e, trovando blocchi sulla costa, si dirigono verso altri porti, come la Tunisia. In ogni caso, i flussi stanno riprendendo anche dalla Libia dove la situazione è troppo instabile perché si possa avere un controllo totale del flusso migratorio. La madre di tutti i problemi, infatti, è che lì non esiste un unico governo e per questo i nostri accordi con Tripoli e le milizie ufficiali non possono mai bastare. Ci sono rais locali che guadagnano dal traffico dei migranti e sono in combutta con l'Egitto, Paese che l'Europa non è ancora riuscita a coinvolgere nel controllo delle migrazioni. Insomma, la situazione è così confusa che al momento, nonostante gli sforzi del nostro governo, è impossibile fare in Libia quello che è stato fatto in Turchia, cioè pagarla per tenere lì i migranti».

Il codice di condotta delle Ong

Sul fronte Ong, invece, il piano Minniti prevedeva in estate la firma di un codice di comportamento per evitare che la certezza dei salvataggi in mare, a ridosso della Libia, potesse incentivare le partenze. Il codice impone, tra le altre cose, il divieto di entrare nelle acque libiche, di ostacolare l'attività della Guardia costiera africana e di trasferire le persone soccorse su altre navi di propria iniziativa. «In pratica, non ci consente di aiutare le persone che cercano salvezza e per questo noi e altre Ong non lo abbiamo firmato» spiega Marco Bertotto, responsabile advocacy di Medici senza Frontiere. «Il fatto che gli sbarchi siano ripresi adesso che alcune navi Ong, come la nostra, si sono ritirate, dimostra come la certezza dei salvataggi non influisce affatto sugli sbarchi».

Il ritiro di alcune Ong, semmai, ha influito (insieme al peggioramento del meteo) sul numero dei cadaveri, come mostrano i recenti fatti di cronaca. «Le guardie costiere, pur essendo obbligate dalla "legge del mare" a salvare i naufraghi non si spingono troppo in là a cercare i salvataggi come facciamo noi, operano solo quelli vicini a loro e inevitabili» continua Bertotto. «In più, la guardia costiera libica, secondo gli accordi, minaccia le navi Ong che si avvicinano troppo e intercetta i gommoni per riportare i migranti in Libia e chiuderli nei centri di detenzione dove restano prigionieri in condizioni disumane. L'episodio della Sea Watch, la nave della Ong tedesca che ha visto la guardia costiera libica far annegare i clandestini caduti in mare e picchiare quelli a bordo mentre li riportava indietro, dice tutto: il piano Minniti ha fatto diminuire le partenze dalla Libia ma ha aumentato la sofferenza di tante persone e spostato il dramma solo più a sud, lontano dai nostri occhi».

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