Molestie sessuali nei luoghi di lavoro: proposte leggi ad hoc

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Lorenza Pleuteri

Dopo lo scandalo Weinstein - e l’accendersi dei riflettori sugli abusi a luci rosse denunciati a Hollywood e nel mondo dello spettacolo, anche in Italia - alla Camera sono state annunciate due proposte di legge a firme femminili: l’obiettivo è sostenere le donne (e pure gli uomini) che subiscono molestie sessuali e vessazioni hard negli ambienti di lavoro

Tutela di chi trova il coraggio di rompere il silenzio, congedi retribuiti, diritto al patrocinio gratuito per tutte. E un aggiustamento del codice penale, con la previsione di un reato a sé e di un’aggravante specifica. Sono due, e complementari, le proposte di legge presentate qualche giorno fa alla Camera sull’onda dello scandalo Weinstein e della pioggia di denunce registrate nei mesi scorsi in Usa e anche in Italia, contro nomi pesanti del mondo del cinema e dello spettacolo. Una bozza di legge è firmata da deputate di Articolo 1 – Movimento democratico progressista, l’altra è stata messa a punto da otto deputate del Pd. “I tempi per l’approvazione entro la fine della legislatura ci sono. Ostacoli non ne esistono. Le norme da votare hanno costo zero. Vista l’urgenza del tema  - è l’auspicio - speriamo di riuscire a raccogliere un consenso trasversale fra le forze politiche e di raggiungere l’obiettivo".

Ecco i dati sugli abusi in ambienti di lavoro

Nove donne su 100, raccontano le parlamentari, nel corso della propria vita lavorativa sono state oggetto di molestie o di ricatti a sfondo sessuale sul luogo di lavoro. Solo il 18 per cento, però, ne ha parlato con qualcuno (di solito colleghi di ufficio). E appena lo 0,7 per cento ha presentato una  denuncia formale. In troppi casi si è andati anche oltre. Da avance, battute, gesti sgradevoli e palpeggiamenti si è arrivati allo stupro, riuscito o tentato.

Molestie non solo nel mondo dello spettacolo

Ricordano le onorevoli dem in prima linea: “Finalmente si è alzato il sipario ed èntrato nella discussione pubblica un tema che non sempre è stato preso con la giusta serietà: le molestie e i ricatti a sfondo sessuale ai danni delle donne nei luoghi di lavoro. CiòQ che succede a Hollywood e nel mondo dello spettacolo non è molto diverso da quello che avviene in altri ambienti lavorativi: lo squilibrio di potere porta alcuni uomini a sfruttare la propria posizione attuando comportamenti molesti, lesivi della dignità e dell’integrità fisica e psicologica delle lavoratrici, accompagnati spesso da ricatti, vessazioni, mobbing”. Non solo. “Questo tipo di violenza colpisce trasversalmente tutte le categorie di lavoratrici, dalle libere professioniste alle dipendenti, e in maniera particolare quando queste si trovano in una condizione di debolezza, perché disoccupate o in cerca di occupazione, o sono nelle fasi di avanzamento di carriera”.

In Italia esistono già forme di tutela?

Nel gennaio 2016, rammentano sempre le parlamentari, è stato sottoscritto dalle organizzazioni sindacali e datoriali italiane un accordo quadro contro le molestie nei luoghi di lavoro. Le parti in campo si sono impegnate a collaborare per creare ambienti in cui viene rispettata la dignità di ogni individuo e in cui si favoriscono le relazioni interpersonali basate sui principi di eguaglianza e reciproca correttezza. Sono dichiarati inaccettabili gli atti di molestie  e le violenze all’interno del luogo di lavoro e si sollecitano le denunce.

Che cosa dice la proposta di legge presentata da Pd

La proposta di legge targata Pd, dopo aver definito le molestie nei luoghi di lavoro, individua le misure da adottare per evitare condotte illegali, ricorda gli obblighi dei datori di lavoro, prevede  strumenti di supporto e forme di tutela per le persone che fanno denuncia e per questo si possono esporre a ritorsioni o boicottaggi. Le lavoratrici e i lavoratori che sporgono querele per abusi a luci rosse - dice ad esempio l’articolo 3 - non possono essere sanzionati, demansionati, licenziati, trasferiti o sottoposti a misure organizzative con effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni e sulle modalità di svolgimento di incarichi e mansioni professionali. L’articolo 4 estende alle vittime di molestie sessuali sul lavoro la possibilità di avere un congedo retribuito di 3 mesi (come già è previsto per chi subisce violenze di genere) e di ottenere il part time (reversibile). Compiti specifici, sempre a tutela di chi subisce abusi, vengono attribuiti alle consigliere di parità e agli ispettorati del lavoro.

Che cosa dice la proposta di legge presentata da Articolo 1 - Mdp

La bozza della proposta di legge targata Articolo 1 - Mdp (in corso di limatura, precisano dal gruppo parlamentare) punta a integrare il codice penale, con riferimenti espliciti alle molestie a sfondo sessuale e un’aggravante per gli abusi commessi in fabbriche, uffici, scuole. Accanto al patrocinio gratuito a carico dello Stato, indipendentemente dal reddito, il ddl ipotizza la reclusione da uno a tre anni per chi compie molestie sessuali nei luoghi di lavoro e una aggravante che alza la condanna base (fino a sei anni) se il reato è commesso nell’ambito di una qualsiasi tipologia di rapporto di impiego, formazione o docenza.

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