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Dopo i 60 anni è vietato fare la mamma?

di Silvia Calvi
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Fa discutere la sentenza della Corte d'Appello di Torino che ha dichiarato adottabile la bambina nata sette anni fa da due sessantenni e sottratta ai genitori dall'età di due anni

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Fa discutere la sentenza della Corte d'Appello di Torino che ha dichiarato adottabile la bambina nata sette anni fa da due sessantenni e sottratta ai genitori dall'età di due anni

La bambina è adottabile. In pratica, non vedrà più la sua mamma e il suo papà. Così hanno stabilito i giudici della Corte di Appello di Torino a proposito della vicenda che vede protagonisti Gabriella e Luigi Deambrosis (63 anni lei, 75 lui) che, nel 2010 – attraverso una fecondazione eterologa praticata all’estero- sono diventati genitori di una bambina.

La vicenda dei "genitori nonni"

Nel 2012, a seguito di una denuncia di “abbandono di minore” da parte dei vicini di casa con cui c’erano dissapori, la bambina è stata tolta ai genitori a seguito di un singolo episodio: fu lasciata in auto sul seggiolino da sola per sette minuti (il tempo di rientrare in casa e scaldare il biberon). Episodio che costò loro il marchio di "scarsa capacità di gestione della minore".

Nonostante, nel 2013, i Deambrosis siano stati poi prosciolti da ogni accusa, e dopo una sentenza della Suprema Corte (giugno 2016) che ha dato ragione al ricorso della coppia ribadendo come la legge non preveda limiti di età per "chi intende generare un figlio", oggi si ribadisce che i due genitori non sarebbero comunque in grado di prendersi cura della bambina, ormai di quasi sette anni, a causa della loro avanzata età. La piccola, che da quattro anni non ha più rapporti con i genitori naturali, quindi, resterà con la famiglia affidataria presso la quale vive da tempo. L’avvocato della coppia, Adriana Boscagli, ha già fatto sapere che intende impugnare il provvedimento.

I bambini non vengono rispettati

«È una vergogna: i tempi della giustizia, già di per sé vergognosi, non rispettano quelli dei bambini» esordisce con veemenza Maria Rita Parsi, psicoterpeuta dell'età evolutiva, autrice di numerosi saggi, presidente di Movimento Bambino onlus e membro del comitato ONU dei diritti dell'infanzia. «E questo lo dico prima ancora di entrare nel merito della vicenda: per colpa dei tempi dei tribunali non c'è vera giustizia per i bambini che, nel frattempo, crescono, fanno esperienze, si legano a figure di riferimnto per poi, magari, vedersi la vita ribaltata da una sentenza».

L'errore è a monte

In questo caso, però, secondo la Parsi l'errore è a monte. «Come si è potuto sottrarre una bambina di due anni alla sua mamma naturale? Forse ci dimentichiamo che durante i nove mesi avvengono infiniti scambi neurochimici tra una donna e il suo bambino: il legame madre-figlio non cominica dalla nascita». Tutto cominciò con una denuncia di "abbandono di minore" perché i vicini di casa avevano visto l'allora neonata lasciata sola in auto per i sette minuti necessari a rientrare in casa e scaldare il biberon. Ma, nonostante l'assoluzione, i genitori sono stati giudicati "troppo anziani e sbadati" per occuparsi della piccola. 

Esistono limiti di età per diventare genitori?

Ma fino a che età si può essere buoni genitori? «Chi può stabilirlo? Allora dovremmo introdurre un esame cui sottoporre tutti gli aspiranti genitori, indipendentemente dall'età» continua Maria Rita Parsi. «In generale non sono favorevole ai genitori-nonni perché i figli crescendo sarebbero angosciati al pensieo della morte di mamma e papà. Ma se una donna è riuscita ad avere un figlio dopo i 55 anni, perché sottrarglielo? Lei e il marito avranno più saggezza ed esperienza per crescere bene la loro bambina. Spero almeno che la bambina possa mantenere un rapporto con loro: ha passato i primissimi anni della sua vita con i genitori naturali, il suo corpo ne ha memoria anche se lei può credere di aver dimenticato».

I bambini adottati devono poter conoscere la loro storia

«Anche per questo è importante che la bambina un giorno conosca la sua storia» aggiunte Ilari Marchetti, psicopedagogista e mediatrice familiare. «Poter ricostruire la propria storia è un diritto, che restituisce radici e coscienza di sé. È una prassi con i bambini adottati che hanno alle spalle un abbandono, lo deve essere anche per questa bambina che è stata tolta dalla sua famiglia di origine. Sarà difficile, ma è indispensabile per consentire a questa bambina, già molto provata nei suoi affetti e nelle sue relazioni, di diventare una donna consapevole e capace».

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