Omosessualità e omofobia, l’Italia divisa. Ecco i dati

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Fabio Brinchi Giusti

Il 17 maggio è la Giornata mondiale contro l’omofobia, un’occasione (dopo la legge sulle unioni civili) per fare il punto sulla situazione dei diritti degli omosessuali in Italia. Che risulta il Paese più omofobo dell’Europa occidentale.

Il 17 maggio è la Giornata mondiale contro l’omofobia, l’anniversario della storica decisione con cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità depennò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Un’occasione importante per fare il punto sulla situazione dei diritti in Italia.

La legge sulle unioni civili

Il 2016 sarà sicuramente un anno da ricordare per cinque milioni di italiani, tanti si stimano siano complessivamente gay, lesbiche e trans nel nostro Paese. Dopo trent’anni di discussioni (la prima proposta di legge risale alla fine degli anni Ottanta) e decine di fallimenti, il Parlamento è riuscito ad approvare definitivamente una legge che riconosce diritti alle coppie di persone dello stesso sesso.

Le unioni civili, create dalla legge Cirinnà, sono un istituto parallelo al matrimonio: nascono con una cerimonia davanti al sindaco e garantiscono gli stessi diritti delle coppie etero sposate per quanta riguarda l’eredità, la reversibilità, la casa, visite in carcere o in ospedale. Per entrare in vigore la legge deve essere ancora firmata dal presidente della Repubblica e vedremo le prime coppie unirsi civilmente (anche se molti gay stanno usando il verbo “sposare”) per l’estate.

L’omofobia in Italia ancora molto diffusa 

Ma una legge non basta. L’omofobia, cioè il sentimento di chi prova paura o disgusto verso gli omosessuali o i suoi sentimenti, è ancora presente nella società e nella cultura italiana. Solo nei giorni in cui le unioni civili venivano approvate, la festa è stata macchiata dagli ennesimi episodi di omofobia.

La cronaca ha raccontato del blitz notturno contro il Gay Center a Roma dove è stato affisso un cartello con la scritta “La perversione non sarà mai legge” ed episodi anche più gravi. A Torino una coppia gay ha dovuto cambiare casa e quartiere, stanchi di ascoltare insulti, di ritrovarsi scritte offensive sui muri e sull’ascensore, di ricevere lettere anonime e infine anche vere e proprie aggressioni fisiche. Dall’altra parte del paese, a Bari, Paolo, 18 anni, si è lanciato sotto un treno dopo aver scritto “Perdonami, ti amo” al suo fidanzato. I genitori adottivi non accettavano la sua omosessualità e per questo litigavano ogni giorno. I compagni di classe hanno detto che Paolo veniva percosso, che spesso i genitori “dimenticavano” di apparecchiare la tavola anche per lui o di pulirgli i vestiti. Sarebbero arrivati anche a dirgli che se avessero saputo che fosse stato gay, non lo avrebbero mai adottato.

E questi sono solo gli episodi più recenti: ricordate il ragazzo che si tolse la vita perché i compagni lo prendevano pesantemente in giro perché amava indossare dei vestiti rosa? Ricordate l’uomo di Genova che fu pestato su un autobus perché considerato gay da alcuni bulli di passaggio? Ricordate il professore di Perugia contestato dai genitori perché militante di un’associazione lgbt? E poi, ancora, le tante storie di discriminazione ed emarginazione che non finiscono sui giornali: adolescenti allontanati da casa o vittime di bullismo scolastico, famiglie che vivono con disagio l’omosessualità di un parente, hotel e ristoranti che non accettano coppie gay a San Valentino, ragazzi o ragazze che evitano di scambiarsi un bacio in pubblico, persone che hanno paura di fare coming out perché temono ritorsioni sul posto di lavoro.

L'Italia divisa: i dati sono contrastanti

I dati dell’Istat sull’omofobia fotografano un paese a metà: da un lato gli italiani si stanno timidamente aprendo, dall’altro permangono vecchi tabù o pregiudizi. Il 61% dei nostri connazionali ammette che i gay siano molto o abbastanza discriminati e il 73% ritiene ingiusto non assumere un omosessuale o non affidargli una casa per il suo orientamento sessuale.

Il 74% non ritiene l’omosessualità una malattia, per il 73% non è immorale e il 74% non considera i gay una minaccia per la famiglia. Per il 65% l’amore gay è uguale all’amore fra un uomo e una donna.

Il 63% degli italiani, inoltre, è favorevole alle unioni civili e il 43% al matrimonio, un dato decisamente al di sotto della media europea.

Il mestiere in cui i gay sembrano meno accettati è quello dell’insegnante: un italiano su due ritiene che un omosessuale non dovrebbe fare il maestro o la maestra, dati sotto il 20% per gli altri mestieri come il medico o il politico.

Il 55% degli italiani, poi, vorrebbe che gli omosessuali fossero più discreti e il 29% che gay e lesbiche farebbero meglio a tenere segreta la loro sessualità.

Il 40% ammette che avrebbe difficoltà ad accettare una coppia gay fra i vicini di casa e l’80%, poi, sono contrari alle adozioni o all’idea che gli omosessuali abbiano dei figli.

Il risultato di questa situazione contrastante? I gay italiani, per ora, preferiscono non esporsi più di tanto: fra chi si espone, il 40% afferma di aver subito almeno un episodio di discriminazione nella sua vita. La famiglia sembra restare l’ambiente più ostile: solo il 20% ha fatto coming out (si è cioè dichiarato) con i genitori. Più alti i numeri di chi si è confidato con fratelli/sorelle o cugini (il 44%), i colleghi (55%) e gli amici (77%).

Uno spiraglio arriva dalle giovani generazioni: secondo un sondaggio de La Stampa, più scende l’età più aumenta la tolleranza. Se fra gli anziani solo il 60% accetta l’omosessualità, fra gli under 25 la stessa percentuale arriva al 90% e la stragrande maggioranza è favorevole al matrimonio e si oppone a qualsiasi discriminazione. In un quadro dove, secondo il rapporto ILGA restiamo il Paese più omofobo dell’Europa occidentale, è senza dubbio un timido segnale di apertura.


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