Paola Concia, unico deputato omosessuale nel Parlamento italiano, si racconta in un libro

“Se l’amore per le donne non si può scegliere, scegliere di amarle senza vergognarsi si può”. In questa frase c’è tutta la natura e la battaglia di Paola Concia, 48 anni, abruzzese di Avezzano, deputato Pd dal 2008 e unica omosessuale dichiarata del nostro Parlamento. Di frasi così, schiette e appassionate come lei, trabocca La vera storia dei miei capelli bianchi. Quarant’anni di vita e di diritti negati (Mondadori), il libro che l’onorevole Concia ha scritto con l’amica giornalista Maria Teresa Meli, sua testimone di nozze. Un memoriale in cui la pasionaria dei diritti gay chiude i conti con il passato confessando tutto, ma proprio tutto, del suo sofferto cammino verso la trasparenza (coming out ufficiale nel 2001) e l’impegno politico: i conflitti con la famiglia (genitori cattolici, militanti delle Acli), il matrimonio di facciata, l’aborto a 19 anni, le divagazioni eterosessuali, la malattia, il matrimonio civile con la psicologa Ricarda Trautmann, persino d’essere molestata da una stalker. Ma soprattutto le insofferenze verso i conformismi e le ipocrisie dei colleghi e le chiusure settarie di certi gay. Quando ha confessato ai suoi cari di essere omosessuale?«Quando ho deciso di separarmi, a 24 anni, e mi sono trasferita a Roma. In quell’epoca sono anche diventata militante del Pci. In precedenza, quando  frequentavo l’Isef e facevo l’istruttrice di tennis, ero davvero clandestina. Ho avuto varie storie perché a volte non le accettavo nemmeno io fino in fondo». Le sono costate attacchi di panico e dieci anni di analisi.«Sono stata in analisi dal ’98 al 2008. Appena eletta in Parlamento, l’analista m’ha congedata con un laconico: “Ora vada per la sua strada”». Lei è una sportiva . “Il tennis”, scrive, “m’ha salvato dalla droga”.«Ho sempre amato moltissimo la competizione sportiva. Vincere perché sono la migliore. Più dello studio. Il tennis m’ha aiutato molto a non deragliare. Ora lo pratico meno: preferisco andare in palestra». La sua missione, scrive, è “aiutare i gay abbandonati a se stessi”. Però finora tutte le sue proposte di legge sono state bloccate. Non insegue una chimera?«Penso che siamo a una svolta nella battaglia per i diritti civili delle coppie gay. La società è più avanti dei politici e presto il muro cadrà. L’obiettivo sono le unioni civili. Non è più tollerabile esser trattati come cittadini di serie B, uguali nei doveri, ma non nei diritti». Con sua moglie Ricarda vorrebbe un figlio? Nel libro confessa d’aver abortito…«Quel figlio avrebbe 24 anni. Ogni tanto ci penso, ma non ho mai avuto desideri di maternità. Io e Ricarda ci battiamo per le coppie che lo desiderano». Lei è considerata un’eretica sia nel Pd, sia nel movimento gay, perché dialoga con tutti, anche con l’estrema destra. Cosa la tiene unita al Pd?«Il fatto che il più grande partito della sinistra non possa rinunciare a questa battaglia. Tutti i grandi partiti progressisti in Occidente l’hanno fatta loro». Però lei non è affatto diplomatica. Sferza Anna Finocchiaro e Rosy Bindi e striglia le colleghe “che s’accodano per uno strapuntino”.«Ho toccato con mano la mancanza di coraggio delle mie colleghe. Avremmo dovuto alzare di più la voce. Agli uomini piace molto che noi facciamo le vittime. L’attuale vicenda del “femminicidio” è significativa. Se l’avessero chiamato “Appello contro gli uomini violenti”, dubito che tanti maschi avrebbero firmato. La grande battaglia contro la violenza maschile si fa anche rivendicando un protagonismo femminile: la forza, non la debolezza, delle donne». A molti colleghi della sinistra rimprovera anche di non fare “coming out”. E a Nichi Vendola di non mostrarsi pubblicamente con il suo compagno.«Ci sono molti uomini e donne di grande valore che si nascondono. A Vendola rimprovero di circondarsi d’un alone di solitudine. Ai giovani omosessuali italiani sarebbero necessari esempi positivi». Non s’è giocata le chance di carriera con tutta questa franchezza?«So anche mediare, purché avvenga alla luce del sole. E mi sento pronta a fare anche il presidente del Consiglio: ho un discreto bagaglio d’esperienza». Per Proust, un gay sa riconoscere al primo sguardo un suo simile. Per le donne non sembra esser così. Lei racconta, per esempio, di ricevere occhiate insistenti da una collega del Pdl ma di non poter giurare che siano avances…«Perché la bisessualità è più femminile che maschile e le donne sono più libere». Rinuncerebbe alla politica per amore?«Non ho mai rinunciato a nulla per amore». A che età s’è imbiancata e perché va fiera della sua chioma candida?«A 35 anni. La mia capigliatura sono io. In questo ho trovato un grande sostenitore nel mio parrucchiere. Come Anna Magnani ha impiegato tanto ad avere quelle occhiaie, i capelli bianchi sono per me una conquista».

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«I miei capelli bianchi sono io. Come Anna Magnani era le sue occhiaie» dice Paola Concia.

Non si tinge. Le piace portarsi addosso le tracce di una vita di battaglie e sofferenze, che ora confida in una biografia a cuore aperto.
«Ai giovani gay italiani bisogna dare esempi positivi» dice. Per questo striglia Nichi Vendola...

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