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Papa Francesco e il libro con le letterine dei bambini

di Emanuela Di Pasqua
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Esce il libro "Letterine a Papa Francesco", in cui sono raccolti i tanti messaggi che i bambini mandano ogni giorno a Papa Bergoglio. Mai si era visto un fenomeno così. Tutto merito del nuovo stile del Pontefice. Con l'aiuto di due esperti, tentiamo di decifrarlo

Esce il libro "Letterine a Papa Francesco", in cui sono raccolti i tanti messaggi che i bambini mandano ogni giorno a Papa Bergoglio. Mai si era visto un fenomeno così. Tutto merito del nuovo stile del Pontefice. Con l'aiuto di due esperti, tentiamo di decifrarlo

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Esce nelle librerie “Letterine a Papa Francesco” (a cura di Alessandra Buzzetti, Gallucci Editore), un’antologia che raccoglie i tantissimi messaggi che ogni giorno arrivano in Vaticano (e ai quali Papa Francesco risponde con l’aiuto della Segreteria di Stato). I bambini gli scrivono centinaia di lettere, poco meno di quante ne riceve Babbo Natale. Non si è mai verificata prima un’esplosione tale di corrispondenza con il Pontefice da parte dei piccoli. Ma cosa li spinge a scrivere proprio al Papa?

Il Papa comunica come un amico

IIl fatto è che ai bambini, soprattutto a quelli sofferenti, Papa Francesco dedica sempre un pensiero particolare. E poi le sue parole sono spesso adatte al lessico infantile. Infine è spontaneo (i bambini non amano le sovrastrutture). Gianluca Potestà, docente di Storia del Cristianesimo all’Università Cattolica di Milano, sostiene che Papa Bergoglio è così vicino all'infanzia grazie anche a un modo di comunicare innovativo, che viene percepito dai bimbi (e non solo) famigliare e amico: “Il suo è uno stile semplice e schietto che ha la capacità di commuovere ed entrare nella vita di ciascuno in modo famigliare, ma non scontato”.

Il Papa ha uno stile semplice ma mai banale

Del resto le disposizioni papali sulla lunghezza eccessiva delle prediche sono molto severe. “È un Papa che promuove la semplicità, i messaggi sintetici e semplici, ma mai banali” sottolinea ancora Potestà, che fa notare come sia agli occhi dei bambini che degli adulti abbia tolto di mezzo quella cortina di sacralità che faceva apparire il Pontefice come una figura lontana. “Papa Bergoglio ha uno sguardo dal basso nelle cose che dice, ma accanto alle parole ci sono anche gesti inaspettati e altrettanto comunicativi”. Un esempio su tutti? L’episodio di due bimbe durante la visita nelle Filippine. Glyzelle e June chiesero perché Dio permette la sofferenza dei bambini e Papa Francesco rispose: “Non ci sono parole per rispondere a questa domanda, impariamo a piangere. Il mondo di oggi non sa più farlo”. Come spiega bene l’esperto, “Papa Francesco non ha provato neppure a dare una risposta consolatoria che si riferisce alla volontà divina, né ha tentato una risposta teologica o metafisica del male. Il male semplicemente c’è”.

Per i bambini è una specie di papà buono

In questo fenomeno ci sono vari aspetti da considerare: “Innanzitutto il ritorno della lettera scritta all’uomo potente, insomma a un signore che può cambiare le cose nel mondo” spiega Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva de La Sapienza di Roma. “Inoltre il coinvolgimento dei bambini nella religione e nella preghiera, che potrebbe essere anche motivato dal fatto che sono tempi in cui si parla tanto di religioni (e di guerre di religioni). Infine le conseguenze della copertura dei media, dei social e della televisione: è un Papa che esibisce le sue scelte e il suo stile e ha una presenza continua”.

L’incontro fisico con la gente avvicina i piccoli

Qualcuno lo vede come un papà buono, altri come un Babbo Natale benevolo: “una persona potente e protettiva, che entra nell’intimità delle case quasi a ogni Tg, attraverso frasi e gesti che ognuno decripta come crede” spiega l’esperta. “Affascina i bambini anche perché è facilmente riconoscibile, una sorta di Angelo Custode che aiuta, intercede e protegge”. E poi ci sono la telefonata, il messaggio privato o l’incontro diretto, una tattica comunicativa ormai sposata da molti potenti: “Anche Hollande, prima dei fatti drammatici di Parigi, aveva debuttato con una serie di incontri tra la gente comune, andando anche a trovare a casa alcune persone. È un modo per entrare in contatto con la gente” prosegue l’esperta. “Il fatto che i più piccoli cerchino e trovino un signore buono in grado di proteggerli e di dar loro una mano è positivo e consolatorio. È come poter parlare con il Padreterno, infonde fiducia e speranza e poi dalle lettere emerge che lo sentono amico, uno con cui andare alla partita o fare un bagno e uno di cui si fidano”. E in effetti, cosa si può volere di più da un adulto?

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