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Allarme di Legambiente: ecco i pesticidi che finiscono nel piatto

di Lorenza Pleuteri

Il rapporto dell'associazione ambientalista rivela quali sono i frutti, le verdure e i prodotti agricoli lavorati a maggiori rischio di contaminazione. In cima alla lista il the verde d'importazione e le bacche cinesi

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Il rapporto dell'associazione ambientalista rivela quali sono i frutti, le verdure e i prodotti agricoli lavorati a maggiori rischio di contaminazione. In cima alla lista il the verde d'importazione e le bacche cinesi

"Il the verde di provenienza extraeuropea fa bene alla salute. A meno che non risulti contaminato da un mix di ben 21 differenti sostanze chimiche. Anche le bacche cinesi vanno molto di moda nelle diete, peccato che possano contenere fino a 20 molecole diverse. Pure l'uva italiana da tavola e da vino purtroppo non scherza".

Legambiente, portando questi e altri esempi negativi, presenta il dossier "Stop pesticidi 2017", un corposo studio sulla presenza di residui chimici su frutta, verdure, miele e derivati, cereali lavorati e altri prodotti trasformati, in particolare oli, vini, condimenti e salse. "Aumentano lievemente i campioni fuorilegge - sintetizzano i dirigenti dell'associazione ambientalista - ma crescono anche le produzioni biologiche e le tecniche agronomiche sostenibili".

Quasi diecimila prodotti sottoposti a controlli e analisi

"Il rapporto - evidenzia Daniela Sciarra, responsabile del settore Filiere agroalimentari dell'associazione - si basa non su dati generici ma sui risultati ufficiali delle analisi scientifiche effettuati nel corso del 2015 nei laboratori pubblici di Asl, Arpa e Istituti zooprofilattici di 18 regioni italiane", tutte tranne Calabria e Toscana.

I campioni esaminati sono stati quasi diecimila. Un prodotto agricolo su tre è risultato contaminato da pesticidi, seppure con valori inferiori ai limiti di sicurezza fissati per legge. Uno su cento, con un arrotondando per difetto, ha sfondato le soglie di massime di riferimento, per almeno uno dei fitofarmaci presi in esame. In dettaglio: i campioni di ortofrutta e miele fuorilegge sono passati dallo 0,7 per cento del 2014 all'1,2 per cento dell'anno successivo, l'ultimo dati completi e omogenei disponibili.

Sono scesi dal 41,2 per cento al 36,4 per cento i prodotti con tracce minime di una o più sostanze chimiche contemporaneamente. La percentuale di "pezzi" senza alcun residuo, invece, fa tirare un mezzo sospiro di sollievo: è salita dal 58,0 per cento al 62,4 per cento nel giro di dodici mesi.

Attenzione alla frutta esotica d'importazione

Uva, fragole, pere e frutta esotica (soprattutto banane) primeggiano, in negativo, dietro il the verde. Tra le sostanze più frequentemente rilevate svettano Boscalid, Penconazolo, Acetamiprid, Metalaxil, Ciprodinil, Imazalil e Clorpirifos, quest'ultimo - dicono sempre gli ambientalisti - "riconosciuto come interferente endocrino, cioè capace di alterare il normale funzionamento del sistema endocrino, e dannoso per l'organismo.

In aumento le coltivazioni biologiche e ecologiche

Non tutto è nero. C'è, nel dossier, qualche spiraglio in positivo. Il rapporto Legambiente evidenzia "la crescita delle aziende agricole che scelgono di non far ricorso ai pesticidi e di produrre secondo i criteri biologici e biodinamici, seguendo forme di agricoltura legate alle vocazioni dei territori. La superficie agricola biologica in Italia, infatti, tra il 2014 e il 2015 è cresciuta del 7,5 per cento".

La denuncia di Legambiente: la legislazione è carente


"Il nostro studio - rimarca la presidente, Rossella Muroni - evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo: manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema del simultaneo impiego di più principi attivi sul medesimo prodotto. Da qui la possibilità di definire "regolari", e quindi di commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da più principi chimici contemporaneamente se con concentrazioni entro i limiti di legge. Senza tenere conto dei possibili effetti sinergici tra le sostanze chimiche presenti nello stesso campione sulla salute delle persone e sull'ambiente. Eppure le alternative all'uso massiccio dei pesticidi non mancano. La crescita esponenziale dell'agricoltura biologica e delle pratiche agronomiche sostenibili sta dando un contributo importante alla riduzione dei fitofarmaci e al ripristino della biodiversità e alla salute dei suoli".

Che cosa fare, per evitare che i pesticidi finiscano in tavola?

I suggerimenti di Legambiente sono semplici quanto efficaci. Li elenca Daniela Sciarra: "Lavare sempre i prodotti prima di consumarli ed eventualmente togliere la buccia, preferire l'agricoltura biologica, optare per la filiera corta".

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