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Reddito minimo: 320 euro al mese per un milione di poveri. Ma i soldi ci sono?

di Fabio Brinchi Giusti
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Entro quest'anno 600 milioni di euro andranno alle famiglie povere con figli minori. Nel 2017 partirà una riforma vera e propria, per garantire in tutto a 4 milioni di persone un sussidio mensile di 320 euro. Ma i soldi ci sono? Le associazioni rispondono di no. Bastano appena per 3 poveri su 10

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Entro quest'anno 600 milioni di euro andranno alle famiglie povere con figli minori. Nel 2017 partirà una riforma vera e propria, per garantire in tutto a 4 milioni di persone un sussidio mensile di 320 euro. Ma i soldi ci sono? Le associazioni rispondono di no. Bastano appena per 3 poveri su 10

Un sussidio mensile di 320 euro per sostenere le famiglie più povere del Paese. È il piano annunciato dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. "È un cambiamento radicale" - ha dichiarato il Ministro - "perché in Italia non c'è mai stato un istituto unico nazionale e universale per sostenere le persone in condizione di povertà".
L'Italia è, attualmente, insieme alla Grecia l'unico paese europeo a non prevedere forme universali (cioè rivolte a chiunque si trovi in questa situazione) per la lotta alla povertà.

Come funzionerà?
La riforma vera e propria entrerà in vigore nel 2017 e al momento è ancora in fase di studio e preparazione. Grazie ad alcuni fondi stanziati nell'ultima legge di Stabilità, già a partire da quest'anno si avvierà una sperimentazione che riguarderà 280mila famiglie e i loro bambini (in totale circa un milione di persone) per poi gradualmente allargarsi fino ad aiutare quattro milioni di italiani, tanti sono infatti le persone che nel nostro Paese non possono permettersi una vita dignitosa.

Chi avrà diritto all'assegno?
Farà fede la dicharazione Isee depositata in Comune. Il problema (e questo è un nodo cruciale) è che la soglia per poter accedere al reddito minimo garantito è molto bassa: 3mila euro. Chi riceverà l'assegno dovrà inoltre impegnarsi a migliorare la propria condizione se non vorrà perdere il sussidio: ad esempio dovranno accettare proposte di lavoro o mandare i figli a scuola. I dettagli con cui si deciderà chi potrà accedervi già da quest'anno e come funzionerà nel concreto non stati ancora resi noti.

Quanti sono i poveri in Italia?
Quattro milioni di persone (una cifra pari agli abitanti di Roma, Milano e Napoli messi insieme) sono i "poveri assoluti" in Italia. "Vivere nella povertà assoluta" - spiegano i volontari dell'onlus Save the Children - "significa non avere accesso a uno standard di vita accettabile. Le famiglie faticano a pagare le rette degli asili o delle mense scolastiche; non hanno la possibilità di vestire e nutrire adeguatamente i propri figli; non hanno soldi per pagare le bollette o l'affitto di casa e non riescono ad assicurare cure mediche appropriate ai propri bambini. Vivere secondo uno standard minimo accettabile significa accedere ad un'alimentazione adeguata secondo le proprie esigenze nutrizionali, valutate secondo il sesso e l'età. Disporre di un'abitazione riscaldata e dotata dei principali servizi. Avere il minimo necessario per arredare e mantenere l'abitazione, vestirsi, muoversi, istruirsi e curarsi."

Le associazioni di volontariato: servirebbero 7 miliardi
Poletti ha auspicato anche una collaborazione con le associazioni di volontariato che da Nord a Sud combattono ogni giorno contro la povertà e la miseria. E le associazioni hanno subito risposto a Poletti in un comunicato, sottoscritto da una trentina di realtà sia cattoliche (come Caritas o Comunità di Sant'Egidio) sia laiche (come Save the Children) che si sono unite nell'Alleanza contro la Povertà. "Il governo Renzi ha il merito" - scrivono - "di aver varato il più significato intervento mai deciso in Italia contro la povertà." Ma tutto ciò, secondo le associazioni non basta: ": servirebbero almeno sette miliardi e il governo sembra determinato a spendere solo un miliardo e mezzo di euro".

I benefici? Solo per tre poveri su dieci
Secondo le onlus, se il governo non aumenterà nei prossimi anni i fondi stanziati, queste cifre non basteranno per aiutare tutti coloro che ne hanno bisogno. Solo tre poveri su dieci riuscirebbero a beneficiare del sussidio. La maggior parte degli indigenti resterebbero così esclusi dagli aiuti.

I progetti di inclusione sociale rischiano di restare sulla carta

I progetti di inclusione sociale sono quelle attività pensate per aiutare le persone a 360 gradi: non dare solo un sostegno economico ma aiutarle concretamente ad uscire dalla povertà. Aiutarle a trovare un lavoro, ad esempio, se sono persone ancora giovani. Oppure programmare attività per aiutare gli anziani ad uscire dall'emarginazione o dalla solitudine. Le associazioni auspicano in questo senso dei progetti personalizzati, studiati dagli assistenti sociali sulle esigenze e sulle necessità di ogni singola persona e famiglia bisognosa. Ma anche su questo punto, secondo le associazioni, le risorse e l'impegno del governo sembrano insufficienti rispetto alle concrete necessità delle persone.

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