Quanto è rivoluzionaria, oggi, l’idea di repubblica

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di

Roberto Moliterni

Se la liberiamo dal peso del “benpensare”, la repubblica non è niente altro che fare azioni di cui non ci possiamo vergognare di fronte a noi stessi, guardandoci allo specchio. Perché se abbiamo amore per noi stessi, abbiamo amore per gli altri, e per la comunità.

Un'opinione di:
Cresciuto a Matera, in mezzo a tante donne, racconta storie per il cinema e sulla carta. 

L'altro giorno, guardando un documentario sul 2 giugno in tv, ho capito veramente che cosa è significato il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Ho capito il significato della parola repubblica, l'ho capito in un modo in cui non l'avevo mai capito prima.

Negli atti confusi dell'ultima parte della Seconda Guerra Mondiale, in molti volevano che Vittorio Emanuele III abdicasse, per segnare una rottura netta della monarchia italiana con il fascismo.

Il re, con troppa leggerezza, si era affidato a Benito Mussolini, che ci aveva portato in guerra.

Nell'attesa di decidere cosa fare del re (il comunista Palmiro Togliatti propose di rimandare la decisione alla fine della guerra, con un referendum, come poi accadde il 2 giugno del 1946), i ministri e il presidente del Consiglio scelti temporaneamente per governare l'Italia, dopo che Mussolini era stato arrestato, cambiarono la formula di giuramento al momento dell'insediamento.

Il presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi, che fu nominato nel giugno del 1944, non giurò più «nelle mani del re», ma sul «proprio onore».

Può sembrare una formula di rito, vuota e senza significato, ma è invece una rivoluzione copernicana, un cambio di prospettiva totale.

L'idea che è alla base di questo cambiamento è straordinario: non ci affidamo più a una persona per il nostro futuro, ma noi stessi ne siamo responabili.

Noi, con il rischio di compromettere il nostro stesso onore, siamo responsabili delle azioni che commettiamo per il bene nostro e di quello della nostra comunità (della “cosa del popolo”, che è il significato letterale di repubblica).

Oggi la parola onore è un po' in disuso: forse è un bene, dato che in passato ha avuto associazioni infelici, come il “delitto d'onore” che consentiva persino di uccidere una donna fedifraga.

Ma oggi forse dovremmo riscoprirla , dandole un significato più pulito, semplice, autentico: liberandola dal peso del “benpensare”.

Dovremmo pensare che la repubblica non è niente altro che fare azioni di cui non ci possiamo vergognare di fronte a noi stessi, guardandoci allo specchio. Perché se abbiamo amore per noi stessi, abbiamo amore per gli altri, e per la comunità.

Ecco, guardiamoci allo specchio, quella è la Repubblica.

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