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Il Senato cambia: come funziona dopo la riforma

di Simone Spetia
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Finalmente il Senato ha approvato la riforma Boschi, che poi passerà alla Camera. Ma in cosa consiste esattamente? Era necessaria? E come sarà il nuovo Senato? Il giornalista di Radio 24 Simone Spetia, esperto in questi temi, vi spiega come cambierà la vita di tutti noi

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Finalmente il Senato ha approvato la riforma Boschi, che poi passerà alla Camera. Ma in cosa consiste esattamente? Era necessaria? E come sarà il nuovo Senato? Il giornalista di Radio 24 Simone Spetia, esperto in questi temi, vi spiega come cambierà la vita di tutti noi

Senatori votati direttamente dai cittadini o eletti dai consigli regionali? È su questo punto che si è concentrato il dibattito sulla revisione della Costituzione, definita dal presidente del Consiglio “la madre di tutte le riforme”. Un dibattito quasi tutto interno allo stesso partito di Renzi, ma che si è arricchito, nel corso delle ultime settimane, di parecchi elementi di colore, come gli otto milioni (!) di proposte di modifica presentate dal leghista Roberto Calderoli e realizzate con un software, ma anche di un dibattito molto intenso e spettacolare, con gli ormai consueti cartelli in aula, gesti osceni e sessisti, senatori espulsi, polemiche su alleanze politiche inedite. Meglio parlare di contenuti, visto che è su questi che dovremo esprimerci tra l’estate e l’autunno.

Perché cambiare il ruolo e la composizione del Senato?  
In Italia vige il cosiddetto bicameralismo paritario: perché una legge diventi tale deve essere approvata sia dalla Camera dei Deputati, sia dal Senato e se uno dei due rami del Parlamento la cambia, deve tornare nell’altro ramo per un’ulteriore lettura. La conseguenza è che il processo legislativo, spesso, è lento e il Governo deve ricorrere a provvedimenti d’urgenza non sempre giustificabili. Camera e Senato, poi, hanno metodi di elezione diversi. Questo fa sì che la maggioranza - come abbiamo visto spesso in questi anni - possa essere molto solida nella prima, ma possa contare su pochi parlamentari di vantaggio nel secondo, generando instabilità.

Come sarà e cosa farà il nuovo Senato?
Sarà composto da 100 membri (contro i 315 attuali), rappresenterà gli enti territoriali, ossia regioni e comuni, e avrà molte meno competenze: solo alcune categorie di leggi, quelle di rango costituzionale, richiederanno il voto di entrambi i rami del Parlamento e solo la Camera dei deputati potrà dare o togliere la fiducia al Governo. Dei 100, cinque saranno nominati dal Capo dello Stato e rimarranno in carica 7 anni. Se vogliamo essere brutali, possiamo dire che il Senato non avrà quasi alcun potere.

Come si eleggerà il nuovo Senato?
Per quanto possa sembrare strano, il cuore dello scontro nel Partito Democratico è stato proprio questo: la cosiddetta maggioranza del partito, quella che fa riferimento a Renzi, voleva che i senatori fossero eletti dai Consigli regionali (i “parlamentini” delle regioni), la minoranza del partito che fossero eletti direttamente dai cittadini. Alla fine l’accordo prevede che, quando gli elettori andranno alle urne per eleggere i consiglieri regionali, potranno indicare da chi si vogliono far rappresentare in Senato

Lo strano dibattito
Tutto lo scontro che ha campeggiato per giorni sulle pagine dei quotidiani e nei telegiornali, va detto, è apparso piuttosto surreale. La riforma costituzionale è importantissima, perché è anche e soprattutto da come funzionano le istituzioni che dipende la vita dei cittadini, quindi sarebbe sbagliato liquidare il tutto dicendo che l’Italia e gli Italiani hanno cose più importanti a cui pensare. Di certo non è il metodo di elezione dei senatori il punto fondamentale di un cambiamento che tocca un pezzo importante della nostra carta fondamentale: viene introdotto il referendum propositivo, vengono abolite le province, viene rivisto completamente il federalismo, ossia i poteri delle regioni. Tutti cambiamenti radicali, che avranno un impatto sulla nostra vita quotidiana molto più forte del voto per un rappresentante in un Senato quasi completamente privo di poteri.

E ora il referendum
Ora che il Senato ha dato il via libera alla riforma, questa dovrà tornare alla Camera non prima di gennaio, visto che per le leggi costituzionali è previsto un intervallo di tre mesi tra i due voti. C’è poi un’ulteriore peculiarità della procedura di approvazione, che ci porterà alle urne per esprimerci su questo tema: nel caso in Parlamento non si raggiunga la maggioranza dei due terzi (fatto impossibile in questa legislatura) un quinto dei deputati o dei senatori può richiedere che sia indetto un referendum. Il Governo starebbe ipotizzando il voto nell’estate o autunno dell’anno prossimo.

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