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Riforma del Senato: cosa cambia per noi cittadini

di Fabio Brinchi Giusti
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La riforma del Senato (e quindi della Costituzione) è uno degli obiettivi più ambiziosi del governo Renzi. Per la sua approvazione definitiva mancano ancora alcuni passaggi. Ma in cosa consiste esattamente? E cosa cambierà nella nostra vita?

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La riforma del Senato (e quindi della Costituzione) è uno degli obiettivi più ambiziosi del governo Renzi. Per la sua approvazione definitiva mancano ancora alcuni passaggi. Ma in cosa consiste esattamente? E cosa cambierà nella nostra vita?

Come si riforma la Costituzione?
Il procedimento per cambiare la Costituzione è abbastanza complesso. Sono necessari quattro passaggi parlamentari: due alla Camera e due al Senato. Se la riforma non è approvata con i due terzi dei voti, può essere richiesto un referendum in cui si chiederà ai cittadini italiani se approvano o meno la legge.
La riforma di Renzi, attualmente, ha superato tre dei quattro step parlamentari e quasi sicuramente sarà sottoposta a referendum nel prossimo autunno. Nella storia d'Italia due volte gli italiani sono andati a votare per un referendum costituzionale: nel 2001 quando il 60% approvò la riforma (che aveva rafforzato i poteri delle Regioni) e nel 2006 quando invece fu respinta.

Perché la riforma costituzionale è importante?
L'esigenza di una riforma costituzionale è attesa da oltre trent'anni: in un mondo che va sempre più veloce, la lentezza e la farraginosità del nostro Parlamento sono sotto gli occhi di tutti e questo condiziona inevitabilmente la vita dei cittadini. Qualsiasi provvedimento deve sottostare a tempi lunghissimi, mentre nel frattempo i problemi restano. I governi hanno cercato di superare questo ostacoli ricorrendo ai decreti che in teoria dovrebbero essere impiegati solo in casi eccezionali. Ma anche se tutti sono concordi sulla necessità di cambiare il Parlamento, finora nessun governo è riuscito nell'intento.

Come cambierà il Senato?
Il punto più importante della riforma Renzi è senza dubbio l'abolizione del bicameralismo perfetto, ovvero quel sistema in cui Camera e Senato fanno le stesse cose. Un sistema che oggi è diventato completamente antiquato perché rallenta e appesantisce la formazione di qualsiasi provvedimento, facendo perdere molto tempo.
Con la riforma sarà la sola Camera a scrivere e a votare le leggi. Il nuovo Senato, invece, sarà ridotto da 315 a 100 membri (che non saranno stipendiati) scelti dai consiglieri regionali e avrà solo il compito di far da tramite fra il governo e le regioni. I cittadini voteranno solo per la Camera, la quale a sua volta voterà la fiducia al governo. Tutto ciò dovrebbe portare a notevoli risparmi economici, dovrebbe rendere più rapida la stesura delle leggi e semplificare così la vita dei cittadini.

Quali sono gli altri cambiamenti previsti?
La riforma abolisce definitivamente le Province (da tempo svuotate dei loro poteri e attualmente esistenti solo come organi di coordinamento fra i sindaci) e il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, un ente che ormai non ha più nessuna funzione utile ma che continua a costare almeno sette milioni di euro l'anno. Spariranno inoltre i senatori a vita: il Presidente della Repubblica potrà nominare cinque senatori ma resteranno in carica solo per sette anni. Sarà rivista la ripartizione dei poteri fra Stato e Regioni. Cambiano anche gli articoli previsti per il referendum: si potranno votare anche referendum per proporre nuove leggi (attualmente si possono indire referendum solo per abolirle).

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