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Riprendiamoci la lingua italiana

di Isa Grassano
Riprendiamoci la lingua italiana 4 - 1.50/5

I puristi dell’Accademia della Crusca bacchettano chi esagera con l’inglese? Gli americani, dal canto loro, hanno stilato la classifica delle parole che ci invidiano. Non solo. Usano la nostra lingua ogni giorno. Convinti che “bellezza” sia più elegante di “beauty”

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I puristi dell’Accademia della Crusca bacchettano chi esagera con l’inglese? Gli americani, dal canto loro, hanno stilato la classifica delle parole che ci invidiano. Non solo. Usano la nostra lingua ogni giorno. Convinti che “bellezza” sia più elegante di “beauty”

Ci concediamo ogni giorno un coffee-break, abbiamo sempre una deadline, trascorriamo qualche ora a fare shopping e, alla sera, ci ritroviamo nella location più fashion per l’happy hour, non prima di esserci rifatte il make up. Ormai nel linguaggio comune sembriamo americani, anche se siamo “nati in Italì”, come cantava Renato Carosone nel ritornello di una vecchia canzone napoletana. Per questo è curioso scoprire che, proprio negli Stati Uniti, in tanti ci invidiano alcune parole intraducibili o desuete.

LA VOCE “MOZZAFIATO” È AL PRIMO POSTO TRA LE 16 PREFERITE

Lo rivela BuzzFeed, sito di news e curiosità molto quotato negli Usa. Non c’è che dire: suona meglio dell’omologo inglese breathtaking, ed è più poetico del sinonimo majestic. Tra i lemmi italiani in classifica spiccano anche “struggimento”, “rocambolesco”, “basta!”, “magari” e “qualunquismo”. «Ma se queste sono le espressioni che più colpiscono la fantasia degli statunitensi, ci sono alcune parole nostrane che sono entrate a far parte proprio del loro vocabolario quotidiano. Soprattutto nelle grandi città, New York e Los Angeles in testa, capita di essere copiati» racconta la linguista Valeria della Valle, autrice con Giuseppe Patota di numerosi libri giocosi e divulgativi sull’italiano, tra cui Viva la grammatica! e Ciliegie o Ciliege? (entrambi Sperling & Kupfer). «Già da tempo i dizionari americani hanno registrato “paparazzo” e “Dolce Vita”, per indicare un personaggio universale e il modo di vivere descritto nel celebre film di Federico Fellini. La novità adesso è che, girando per le strade, spesso si leggono le insegne dei negozi in italiano».

I TERMINI MADE IN ITALY ESPRIMONO MEGLIO LA QUALITÀ E LA BONTÀ

Soprattutto quando si parla di gastronomia. «I commercianti preferiscono “gelati” a ice cream e “panini” a sandwich. Ci sono vetrine di “gioielli” e non di jewelry. E, sull’onda dell’Oscar al film La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, i centri benessere sulla porta scrivono “bellezza” al posto di beauty» racconta Valeria della Valle. Quindi, niente sensi di colpa se ci rimproverano - l’Accademia della Crusca in testa - di usare troppi neologismi inglesi.

«Ammettiamolo, certe voci straniere racchiudono un gran numero di sfumature e sembrano talvolta più utili di analoghe parole italiane» nota Fabio Rossi, tra gli ideatori di D.i.c.o., Dubbi sull’Italiano Consulenza Online, portale dell’università di Messina che risponde alle domande ricorrenti sul corretto uso della nostra lingua madre (web.unime.it/dico). «È il caso di glamour. Per tradurlo servono tante parole italiane. “Fascino misterioso e irresistibile”? Non basta a rendere l’idea: glamour racchiude in sé sia l’elemento del fascino, sia quello, un po’ stregonesco, dell’incanto e dell’attrazione fatale. Internet, poi, è il posto dove la traduzione forzata suona ridicola. Impensabile trovare sinonimi di login o webmaster. E usare “parola d’ordine” al posto di password ci catapulterebbe in un confuso e astruso ambiente militare».

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