Roberto Saviano, la camorra è Gomorra

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    Credits: Ansa - Da sinistra: lo scrittore Roberto Saviano, l'assessore regionale Corrado Gabriele e il presidente della Camera Fausto Bertinotti alla Giornata sulla legalità svoltasi a Casal di Principe il 23 settembre

    Un giornalista-scrittore di 27 anni sotto protezione? Sì: da oggi Roberto Saviano dovrà muoversi solo con la scorta. Del suo caso si è interessato personalmente il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, e numerosi appelli sono giunti da personalità dello spettacolo (tra cui Umberto Eco), da colleghi giornalisti e da semplici cittadini.

    Protezione, scorta, controlli, paura. Perché?
    Perché Saviano ha sfidato la camorra, anzi "il sistema", con il suo libro "Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra" (Mondadori)  in cui fa nomi e cognomi.
    Perché alla criminalità organizzata non sono piaciute le sue dichiarazioni del 23 settembre: "Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra". Un vero e proprio appello alla mobilitazione, pronunciato a Casal di Principe (Caserta), nel cuore dei "feudi" camorristici, dal palco di una manifestazione per la legalità, alla presenza del presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

    Piovono minacce, telefonate, intimidazioni. E anche una parte della società civile isola il giovane giornalista: camerieri che lo invitano a lasciare i locali, panettieri che gli consigliano di comprare il pane altrove. Dalle pagine del "Corriere di Caserta" l'intervento di Saviano a Casal di Principe viene addirittura definito "spregiudicato" e si sottolinea la presenza di camorristi che controllavano chi applaudiva durante la manifestazione. Chi ha orecchi per intendere...

    Ma lo Stato decide di proteggerlo. Una mossa che raccoglie il plauso della parte "sana" della società civile: dalle associazioni antiracket agli studenti impegnati contro la camorra, dai cittadini che hanno firmato l'appello sul sito www.sosteniamosaviano.net al cast del serial tv "La squadra", realizzato nel centro di produzione tv Rai di Napoli. C'è anche un blog: www.iostoconroberto.blogspot.com.

    A sostegno di Roberto Saviano è stata organizzata anche una serata speciale a Santa Maria Capua Vetere, intitolata "Voci da Gomorra": missionari comboniani, giudici, avvocati, giornalisti, magistrati, esponenti di associazioni antimafia, poliziotti, studenti e cittadini impegnati in una lettura pubblica del suo libro "Gomorra". Una drammatica e collettiva presa di coscienza.

    Il libro di Roberto Saviano era già diventato un caso letterario prima delle sue dichiarazioni di Casal di Principe: migliaia di copie vendute, ottime recensioni e premi prestigiosi (Premio Elsa Morante "Narrativa Impegno Civile", Premio Giancarlo Siani, Premio Letterario Viareggio Repaci) a cui si è aggiunto oggi il premio Don Luigi di Liegro per il giornalismo e la ricerca sociale.

    Il titolo deriva dalle parole di don Peppino Diana (www.dongiuseppediana.it), ucciso dalla camorra nel 1994: "È giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra...". Anche lo scrittore Enzo Siciliano, recentemente scomparso, aveva elogiato il lavoro di Saviano: "ricordiamoci che non è solo un bel libro: questo ragazzo rischia la vita".

    Lo stesso autore definisce "Gomorra" un libro "a metà tra il romanzo e il reportage" e cita una canzone di Bob Marley: "Quello che ci raccontano non è quello che sappiamo": Saviano ha cercato di raccontare la realtà campana con uno sguardo diverso da quello dei media tradizionali. E non perde occasione per ricordare che la camorra non è "un problema meridionale": al sud emerge la violenza, scoppiano emergenze come quella dei rifiuti, ma al nord (e all'estero) vengono realizzati i grandi affari dei boss. "Il sistema" è una vera e propria multinazionale del crimine.

    In un intervista di Maria Vittoria Vittori, pubblicata su "Il mattino" (www.pasolini.net/narrativa_robertosaviano.htm), Roberto Saviano dichiara: "In questo libro non mi interessava mostrare un mondo altro di violenti e di crudeli diviso dal nostro, non mi interessava dare una lezione morale. Ho voluto sussurrare all'orecchio del lettore «questo ti riguarda»".

    PER SAPERNE DI PIÙ

    alcuni articoli di Roberto Saviano

    Vedi Napoli e poi muori. Di camorra (Panorama)

    Da Scampia si vede Pechino (L'Espresso)

    Inferno napoletano (L'Espresso)

    Io so e ho le prove (Nuovi Argomenti)

    alcuni estratti dal suo libro Gomorra

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    Credits: Ansa - Cinque dei sei vincitori del premio giornalistico Don Luigi di Liegro: Francesco Carchedi, Riccardo Iacono, Sabrina Giannini, Nando Sigona e Gian Antonio Stella. Alla premiazione mancava Roberto Saviano, per motivi di sicurezza

    Un giornalista-scrittore di 27 anni sotto protezione? Sì: da oggi Roberto Saviano dovrà muoversi solo con la scorta. Del suo caso si è interessato personalmente il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, e numerosi appelli sono giunti da personalità dello spettacolo (tra cui Umberto Eco), da colleghi giornalisti e da semplici cittadini.

    Protezione, scorta, controlli, paura. Perché?
    Perché Saviano ha sfidato la camorra, anzi "il sistema", con il suo libro "Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra" (Mondadori)  in cui fa nomi e cognomi.
    Perché alla criminalità organizzata non sono piaciute le sue dichiarazioni del 23 settembre: "Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra". Un vero e proprio appello alla mobilitazione, pronunciato a Casal di Principe (Caserta), nel cuore dei "feudi" camorristici, dal palco di una manifestazione per la legalità, alla presenza del presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

    Piovono minacce, telefonate, intimidazioni. E anche una parte della società civile isola il giovane giornalista: camerieri che lo invitano a lasciare i locali, panettieri che gli consigliano di comprare il pane altrove. Dalle pagine del "Corriere di Caserta" l'intervento di Saviano a Casal di Principe viene addirittura definito "spregiudicato" e si sottolinea la presenza di camorristi che controllavano chi applaudiva durante la manifestazione. Chi ha orecchi per intendere...

    Ma lo Stato decide di proteggerlo. Una mossa che raccoglie il plauso della parte "sana" della società civile: dalle associazioni antiracket agli studenti impegnati contro la camorra, dai cittadini che hanno firmato l'appello sul sito www.sosteniamosaviano.net al cast del serial tv "La squadra", realizzato nel centro di produzione tv Rai di Napoli. C'è anche un blog: www.iostoconroberto.blogspot.com.

    A sostegno di Roberto Saviano è stata organizzata anche una serata speciale a Santa Maria Capua Vetere, intitolata "Voci da Gomorra": missionari comboniani, giudici, avvocati, giornalisti, magistrati, esponenti di associazioni antimafia, poliziotti, studenti e cittadini impegnati in una lettura pubblica del suo libro "Gomorra". Una drammatica e collettiva presa di coscienza.

    Il libro di Roberto Saviano era già diventato un caso letterario prima delle sue dichiarazioni di Casal di Principe: migliaia di copie vendute, ottime recensioni e premi prestigiosi (Premio Elsa Morante "Narrativa Impegno Civile", Premio Giancarlo Siani, Premio Letterario Viareggio Repaci) a cui si è aggiunto oggi il premio Don Luigi di Liegro per il giornalismo e la ricerca sociale.

    Il titolo deriva dalle parole di don Peppino Diana (www.dongiuseppediana.it), ucciso dalla camorra nel 1994: "È giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra...". Anche lo scrittore Enzo Siciliano, recentemente scomparso, aveva elogiato il lavoro di Saviano: "ricordiamoci che non è solo un bel libro: questo ragazzo rischia la vita".

    Lo stesso autore definisce "Gomorra" un libro "a metà tra il romanzo e il reportage" e cita una canzone di Bob Marley: "Quello che ci raccontano non è quello che sappiamo": Saviano ha cercato di raccontare la realtà campana con uno sguardo diverso da quello dei media tradizionali. E non perde occasione per ricordare che la camorra non è "un problema meridionale": al sud emerge la violenza, scoppiano emergenze come quella dei rifiuti, ma al nord (e all'estero) vengono realizzati i grandi affari dei boss. "Il sistema" è una vera e propria multinazionale del crimine.

    In un intervista di Maria Vittoria Vittori, pubblicata su "Il mattino" (www.pasolini.net/narrativa_robertosaviano.htm), Roberto Saviano dichiara: "In questo libro non mi interessava mostrare un mondo altro di violenti e di crudeli diviso dal nostro, non mi interessava dare una lezione morale. Ho voluto sussurrare all'orecchio del lettore «questo ti riguarda»".

    PER SAPERNE DI PIÙ

    alcuni articoli di Roberto Saviano

    Vedi Napoli e poi muori. Di camorra (Panorama)

    Da Scampia si vede Pechino (L'Espresso)

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    alcuni estratti dal suo libro Gomorra

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    Credits: La copertina del libro di Roberto Saviano: Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra

    Un giornalista-scrittore di 27 anni sotto protezione? Sì: da oggi Roberto Saviano dovrà muoversi solo con la scorta. Del suo caso si è interessato personalmente il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, e numerosi appelli sono giunti da personalità dello spettacolo (tra cui Umberto Eco), da colleghi giornalisti e da semplici cittadini.

    Protezione, scorta, controlli, paura. Perché?
    Perché Saviano ha sfidato la camorra, anzi "il sistema", con il suo libro "Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra" (Mondadori)  in cui fa nomi e cognomi.
    Perché alla criminalità organizzata non sono piaciute le sue dichiarazioni del 23 settembre: "Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra". Un vero e proprio appello alla mobilitazione, pronunciato a Casal di Principe (Caserta), nel cuore dei "feudi" camorristici, dal palco di una manifestazione per la legalità, alla presenza del presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

    Piovono minacce, telefonate, intimidazioni. E anche una parte della società civile isola il giovane giornalista: camerieri che lo invitano a lasciare i locali, panettieri che gli consigliano di comprare il pane altrove. Dalle pagine del "Corriere di Caserta" l'intervento di Saviano a Casal di Principe viene addirittura definito "spregiudicato" e si sottolinea la presenza di camorristi che controllavano chi applaudiva durante la manifestazione. Chi ha orecchi per intendere...

    Ma lo Stato decide di proteggerlo. Una mossa che raccoglie il plauso della parte "sana" della società civile: dalle associazioni antiracket agli studenti impegnati contro la camorra, dai cittadini che hanno firmato l'appello sul sito www.sosteniamosaviano.net al cast del serial tv "La squadra", realizzato nel centro di produzione tv Rai di Napoli. C'è anche un blog: www.iostoconroberto.blogspot.com.

    A sostegno di Roberto Saviano è stata organizzata anche una serata speciale a Santa Maria Capua Vetere, intitolata "Voci da Gomorra": missionari comboniani, giudici, avvocati, giornalisti, magistrati, esponenti di associazioni antimafia, poliziotti, studenti e cittadini impegnati in una lettura pubblica del suo libro "Gomorra". Una drammatica e collettiva presa di coscienza.

    Il libro di Roberto Saviano era già diventato un caso letterario prima delle sue dichiarazioni di Casal di Principe: migliaia di copie vendute, ottime recensioni e premi prestigiosi (Premio Elsa Morante "Narrativa Impegno Civile", Premio Giancarlo Siani, Premio Letterario Viareggio Repaci) a cui si è aggiunto oggi il premio Don Luigi di Liegro per il giornalismo e la ricerca sociale.

    Il titolo deriva dalle parole di don Peppino Diana (www.dongiuseppediana.it), ucciso dalla camorra nel 1994: "È giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra...". Anche lo scrittore Enzo Siciliano, recentemente scomparso, aveva elogiato il lavoro di Saviano: "ricordiamoci che non è solo un bel libro: questo ragazzo rischia la vita".

    Lo stesso autore definisce "Gomorra" un libro "a metà tra il romanzo e il reportage" e cita una canzone di Bob Marley: "Quello che ci raccontano non è quello che sappiamo": Saviano ha cercato di raccontare la realtà campana con uno sguardo diverso da quello dei media tradizionali. E non perde occasione per ricordare che la camorra non è "un problema meridionale": al sud emerge la violenza, scoppiano emergenze come quella dei rifiuti, ma al nord (e all'estero) vengono realizzati i grandi affari dei boss. "Il sistema" è una vera e propria multinazionale del crimine.

    In un intervista di Maria Vittoria Vittori, pubblicata su "Il mattino" (www.pasolini.net/narrativa_robertosaviano.htm), Roberto Saviano dichiara: "In questo libro non mi interessava mostrare un mondo altro di violenti e di crudeli diviso dal nostro, non mi interessava dare una lezione morale. Ho voluto sussurrare all'orecchio del lettore «questo ti riguarda»".

    PER SAPERNE DI PIÙ

    alcuni articoli di Roberto Saviano

    Vedi Napoli e poi muori. Di camorra (Panorama)

    Da Scampia si vede Pechino (L'Espresso)

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    alcuni estratti dal suo libro Gomorra

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    Credits: Ansa - La macchia di sangue sul luogo dell'agguato in cui è stato ucciso l'imprenditore Enrico Amelio

    Un giornalista-scrittore di 27 anni sotto protezione? Sì: da oggi Roberto Saviano dovrà muoversi solo con la scorta. Del suo caso si è interessato personalmente il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, e numerosi appelli sono giunti da personalità dello spettacolo (tra cui Umberto Eco), da colleghi giornalisti e da semplici cittadini.

    Protezione, scorta, controlli, paura. Perché?
    Perché Saviano ha sfidato la camorra, anzi "il sistema", con il suo libro "Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra" (Mondadori)  in cui fa nomi e cognomi.
    Perché alla criminalità organizzata non sono piaciute le sue dichiarazioni del 23 settembre: "Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra". Un vero e proprio appello alla mobilitazione, pronunciato a Casal di Principe (Caserta), nel cuore dei "feudi" camorristici, dal palco di una manifestazione per la legalità, alla presenza del presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

    Piovono minacce, telefonate, intimidazioni. E anche una parte della società civile isola il giovane giornalista: camerieri che lo invitano a lasciare i locali, panettieri che gli consigliano di comprare il pane altrove. Dalle pagine del "Corriere di Caserta" l'intervento di Saviano a Casal di Principe viene addirittura definito "spregiudicato" e si sottolinea la presenza di camorristi che controllavano chi applaudiva durante la manifestazione. Chi ha orecchi per intendere...

    Ma lo Stato decide di proteggerlo. Una mossa che raccoglie il plauso della parte "sana" della società civile: dalle associazioni antiracket agli studenti impegnati contro la camorra, dai cittadini che hanno firmato l'appello sul sito www.sosteniamosaviano.net al cast del serial tv "La squadra", realizzato nel centro di produzione tv Rai di Napoli. C'è anche un blog: www.iostoconroberto.blogspot.com.

    A sostegno di Roberto Saviano è stata organizzata anche una serata speciale a Santa Maria Capua Vetere, intitolata "Voci da Gomorra": missionari comboniani, giudici, avvocati, giornalisti, magistrati, esponenti di associazioni antimafia, poliziotti, studenti e cittadini impegnati in una lettura pubblica del suo libro "Gomorra". Una drammatica e collettiva presa di coscienza.

    Il libro di Roberto Saviano era già diventato un caso letterario prima delle sue dichiarazioni di Casal di Principe: migliaia di copie vendute, ottime recensioni e premi prestigiosi (Premio Elsa Morante "Narrativa Impegno Civile", Premio Giancarlo Siani, Premio Letterario Viareggio Repaci) a cui si è aggiunto oggi il premio Don Luigi di Liegro per il giornalismo e la ricerca sociale.

    Il titolo deriva dalle parole di don Peppino Diana (www.dongiuseppediana.it), ucciso dalla camorra nel 1994: "È giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra...". Anche lo scrittore Enzo Siciliano, recentemente scomparso, aveva elogiato il lavoro di Saviano: "ricordiamoci che non è solo un bel libro: questo ragazzo rischia la vita".

    Lo stesso autore definisce "Gomorra" un libro "a metà tra il romanzo e il reportage" e cita una canzone di Bob Marley: "Quello che ci raccontano non è quello che sappiamo": Saviano ha cercato di raccontare la realtà campana con uno sguardo diverso da quello dei media tradizionali. E non perde occasione per ricordare che la camorra non è "un problema meridionale": al sud emerge la violenza, scoppiano emergenze come quella dei rifiuti, ma al nord (e all'estero) vengono realizzati i grandi affari dei boss. "Il sistema" è una vera e propria multinazionale del crimine.

    In un intervista di Maria Vittoria Vittori, pubblicata su "Il mattino" (www.pasolini.net/narrativa_robertosaviano.htm), Roberto Saviano dichiara: "In questo libro non mi interessava mostrare un mondo altro di violenti e di crudeli diviso dal nostro, non mi interessava dare una lezione morale. Ho voluto sussurrare all'orecchio del lettore «questo ti riguarda»".

    PER SAPERNE DI PIÙ

    alcuni articoli di Roberto Saviano

    Vedi Napoli e poi muori. Di camorra (Panorama)

    Da Scampia si vede Pechino (L'Espresso)

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    Credits: Ansa - L'emergenza rifiuti nelle strade della Campania

    Un giornalista-scrittore di 27 anni sotto protezione? Sì: da oggi Roberto Saviano dovrà muoversi solo con la scorta. Del suo caso si è interessato personalmente il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, e numerosi appelli sono giunti da personalità dello spettacolo (tra cui Umberto Eco), da colleghi giornalisti e da semplici cittadini.

    Protezione, scorta, controlli, paura. Perché?
    Perché Saviano ha sfidato la camorra, anzi "il sistema", con il suo libro "Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra" (Mondadori)  in cui fa nomi e cognomi.
    Perché alla criminalità organizzata non sono piaciute le sue dichiarazioni del 23 settembre: "Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra". Un vero e proprio appello alla mobilitazione, pronunciato a Casal di Principe (Caserta), nel cuore dei "feudi" camorristici, dal palco di una manifestazione per la legalità, alla presenza del presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

    Piovono minacce, telefonate, intimidazioni. E anche una parte della società civile isola il giovane giornalista: camerieri che lo invitano a lasciare i locali, panettieri che gli consigliano di comprare il pane altrove. Dalle pagine del "Corriere di Caserta" l'intervento di Saviano a Casal di Principe viene addirittura definito "spregiudicato" e si sottolinea la presenza di camorristi che controllavano chi applaudiva durante la manifestazione. Chi ha orecchi per intendere...

    Ma lo Stato decide di proteggerlo. Una mossa che raccoglie il plauso della parte "sana" della società civile: dalle associazioni antiracket agli studenti impegnati contro la camorra, dai cittadini che hanno firmato l'appello sul sito www.sosteniamosaviano.net al cast del serial tv "La squadra", realizzato nel centro di produzione tv Rai di Napoli. C'è anche un blog: www.iostoconroberto.blogspot.com.

    A sostegno di Roberto Saviano è stata organizzata anche una serata speciale a Santa Maria Capua Vetere, intitolata "Voci da Gomorra": missionari comboniani, giudici, avvocati, giornalisti, magistrati, esponenti di associazioni antimafia, poliziotti, studenti e cittadini impegnati in una lettura pubblica del suo libro "Gomorra". Una drammatica e collettiva presa di coscienza.

    Il libro di Roberto Saviano era già diventato un caso letterario prima delle sue dichiarazioni di Casal di Principe: migliaia di copie vendute, ottime recensioni e premi prestigiosi (Premio Elsa Morante "Narrativa Impegno Civile", Premio Giancarlo Siani, Premio Letterario Viareggio Repaci) a cui si è aggiunto oggi il premio Don Luigi di Liegro per il giornalismo e la ricerca sociale.

    Il titolo deriva dalle parole di don Peppino Diana (www.dongiuseppediana.it), ucciso dalla camorra nel 1994: "È giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra...". Anche lo scrittore Enzo Siciliano, recentemente scomparso, aveva elogiato il lavoro di Saviano: "ricordiamoci che non è solo un bel libro: questo ragazzo rischia la vita".

    Lo stesso autore definisce "Gomorra" un libro "a metà tra il romanzo e il reportage" e cita una canzone di Bob Marley: "Quello che ci raccontano non è quello che sappiamo": Saviano ha cercato di raccontare la realtà campana con uno sguardo diverso da quello dei media tradizionali. E non perde occasione per ricordare che la camorra non è "un problema meridionale": al sud emerge la violenza, scoppiano emergenze come quella dei rifiuti, ma al nord (e all'estero) vengono realizzati i grandi affari dei boss. "Il sistema" è una vera e propria multinazionale del crimine.

    In un intervista di Maria Vittoria Vittori, pubblicata su "Il mattino" (www.pasolini.net/narrativa_robertosaviano.htm), Roberto Saviano dichiara: "In questo libro non mi interessava mostrare un mondo altro di violenti e di crudeli diviso dal nostro, non mi interessava dare una lezione morale. Ho voluto sussurrare all'orecchio del lettore «questo ti riguarda»".

    PER SAPERNE DI PIÙ

    alcuni articoli di Roberto Saviano

    Vedi Napoli e poi muori. Di camorra (Panorama)

    Da Scampia si vede Pechino (L'Espresso)

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    Credits: Ansa - Il capo della Protezione Civile e Commissario per l'emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso, nel sito provvisorio di raccolta di rifiuti a Napoli allestito per liberare le strade cittadine dai cumuli di spazzatura

    Un giornalista-scrittore di 27 anni sotto protezione? Sì: da oggi Roberto Saviano dovrà muoversi solo con la scorta. Del suo caso si è interessato personalmente il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, e numerosi appelli sono giunti da personalità dello spettacolo (tra cui Umberto Eco), da colleghi giornalisti e da semplici cittadini.

    Protezione, scorta, controlli, paura. Perché?
    Perché Saviano ha sfidato la camorra, anzi "il sistema", con il suo libro "Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra" (Mondadori)  in cui fa nomi e cognomi.
    Perché alla criminalità organizzata non sono piaciute le sue dichiarazioni del 23 settembre: "Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra". Un vero e proprio appello alla mobilitazione, pronunciato a Casal di Principe (Caserta), nel cuore dei "feudi" camorristici, dal palco di una manifestazione per la legalità, alla presenza del presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

    Piovono minacce, telefonate, intimidazioni. E anche una parte della società civile isola il giovane giornalista: camerieri che lo invitano a lasciare i locali, panettieri che gli consigliano di comprare il pane altrove. Dalle pagine del "Corriere di Caserta" l'intervento di Saviano a Casal di Principe viene addirittura definito "spregiudicato" e si sottolinea la presenza di camorristi che controllavano chi applaudiva durante la manifestazione. Chi ha orecchi per intendere...

    Ma lo Stato decide di proteggerlo. Una mossa che raccoglie il plauso della parte "sana" della società civile: dalle associazioni antiracket agli studenti impegnati contro la camorra, dai cittadini che hanno firmato l'appello sul sito www.sosteniamosaviano.net al cast del serial tv "La squadra", realizzato nel centro di produzione tv Rai di Napoli. C'è anche un blog: www.iostoconroberto.blogspot.com.

    A sostegno di Roberto Saviano è stata organizzata anche una serata speciale a Santa Maria Capua Vetere, intitolata "Voci da Gomorra": missionari comboniani, giudici, avvocati, giornalisti, magistrati, esponenti di associazioni antimafia, poliziotti, studenti e cittadini impegnati in una lettura pubblica del suo libro "Gomorra". Una drammatica e collettiva presa di coscienza.

    Il libro di Roberto Saviano era già diventato un caso letterario prima delle sue dichiarazioni di Casal di Principe: migliaia di copie vendute, ottime recensioni e premi prestigiosi (Premio Elsa Morante "Narrativa Impegno Civile", Premio Giancarlo Siani, Premio Letterario Viareggio Repaci) a cui si è aggiunto oggi il premio Don Luigi di Liegro per il giornalismo e la ricerca sociale.

    Il titolo deriva dalle parole di don Peppino Diana (www.dongiuseppediana.it), ucciso dalla camorra nel 1994: "È giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra...". Anche lo scrittore Enzo Siciliano, recentemente scomparso, aveva elogiato il lavoro di Saviano: "ricordiamoci che non è solo un bel libro: questo ragazzo rischia la vita".

    Lo stesso autore definisce "Gomorra" un libro "a metà tra il romanzo e il reportage" e cita una canzone di Bob Marley: "Quello che ci raccontano non è quello che sappiamo": Saviano ha cercato di raccontare la realtà campana con uno sguardo diverso da quello dei media tradizionali. E non perde occasione per ricordare che la camorra non è "un problema meridionale": al sud emerge la violenza, scoppiano emergenze come quella dei rifiuti, ma al nord (e all'estero) vengono realizzati i grandi affari dei boss. "Il sistema" è una vera e propria multinazionale del crimine.

    In un intervista di Maria Vittoria Vittori, pubblicata su "Il mattino" (www.pasolini.net/narrativa_robertosaviano.htm), Roberto Saviano dichiara: "In questo libro non mi interessava mostrare un mondo altro di violenti e di crudeli diviso dal nostro, non mi interessava dare una lezione morale. Ho voluto sussurrare all'orecchio del lettore «questo ti riguarda»".

    PER SAPERNE DI PIÙ

    alcuni articoli di Roberto Saviano

    Vedi Napoli e poi muori. Di camorra (Panorama)

    Da Scampia si vede Pechino (L'Espresso)

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    Credits: Ansa - Napoli: controlli e ricognizioni del reparto Falchi (motociclisti in borghese) della Polizia di Stato

    Un giornalista-scrittore di 27 anni sotto protezione? Sì: da oggi Roberto Saviano dovrà muoversi solo con la scorta. Del suo caso si è interessato personalmente il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, e numerosi appelli sono giunti da personalità dello spettacolo (tra cui Umberto Eco), da colleghi giornalisti e da semplici cittadini.

    Protezione, scorta, controlli, paura. Perché?
    Perché Saviano ha sfidato la camorra, anzi "il sistema", con il suo libro "Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra" (Mondadori)  in cui fa nomi e cognomi.
    Perché alla criminalità organizzata non sono piaciute le sue dichiarazioni del 23 settembre: "Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra". Un vero e proprio appello alla mobilitazione, pronunciato a Casal di Principe (Caserta), nel cuore dei "feudi" camorristici, dal palco di una manifestazione per la legalità, alla presenza del presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

    Piovono minacce, telefonate, intimidazioni. E anche una parte della società civile isola il giovane giornalista: camerieri che lo invitano a lasciare i locali, panettieri che gli consigliano di comprare il pane altrove. Dalle pagine del "Corriere di Caserta" l'intervento di Saviano a Casal di Principe viene addirittura definito "spregiudicato" e si sottolinea la presenza di camorristi che controllavano chi applaudiva durante la manifestazione. Chi ha orecchi per intendere...

    Ma lo Stato decide di proteggerlo. Una mossa che raccoglie il plauso della parte "sana" della società civile: dalle associazioni antiracket agli studenti impegnati contro la camorra, dai cittadini che hanno firmato l'appello sul sito www.sosteniamosaviano.net al cast del serial tv "La squadra", realizzato nel centro di produzione tv Rai di Napoli. C'è anche un blog: www.iostoconroberto.blogspot.com.

    A sostegno di Roberto Saviano è stata organizzata anche una serata speciale a Santa Maria Capua Vetere, intitolata "Voci da Gomorra": missionari comboniani, giudici, avvocati, giornalisti, magistrati, esponenti di associazioni antimafia, poliziotti, studenti e cittadini impegnati in una lettura pubblica del suo libro "Gomorra". Una drammatica e collettiva presa di coscienza.

    Il libro di Roberto Saviano era già diventato un caso letterario prima delle sue dichiarazioni di Casal di Principe: migliaia di copie vendute, ottime recensioni e premi prestigiosi (Premio Elsa Morante "Narrativa Impegno Civile", Premio Giancarlo Siani, Premio Letterario Viareggio Repaci) a cui si è aggiunto oggi il premio Don Luigi di Liegro per il giornalismo e la ricerca sociale.

    Il titolo deriva dalle parole di don Peppino Diana (www.dongiuseppediana.it), ucciso dalla camorra nel 1994: "È giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra...". Anche lo scrittore Enzo Siciliano, recentemente scomparso, aveva elogiato il lavoro di Saviano: "ricordiamoci che non è solo un bel libro: questo ragazzo rischia la vita".

    Lo stesso autore definisce "Gomorra" un libro "a metà tra il romanzo e il reportage" e cita una canzone di Bob Marley: "Quello che ci raccontano non è quello che sappiamo": Saviano ha cercato di raccontare la realtà campana con uno sguardo diverso da quello dei media tradizionali. E non perde occasione per ricordare che la camorra non è "un problema meridionale": al sud emerge la violenza, scoppiano emergenze come quella dei rifiuti, ma al nord (e all'estero) vengono realizzati i grandi affari dei boss. "Il sistema" è una vera e propria multinazionale del crimine.

    In un intervista di Maria Vittoria Vittori, pubblicata su "Il mattino" (www.pasolini.net/narrativa_robertosaviano.htm), Roberto Saviano dichiara: "In questo libro non mi interessava mostrare un mondo altro di violenti e di crudeli diviso dal nostro, non mi interessava dare una lezione morale. Ho voluto sussurrare all'orecchio del lettore «questo ti riguarda»".

    PER SAPERNE DI PIÙ

    alcuni articoli di Roberto Saviano

    Vedi Napoli e poi muori. Di camorra (Panorama)

    Da Scampia si vede Pechino (L'Espresso)

    Inferno napoletano (L'Espresso)

    Io so e ho le prove (Nuovi Argomenti)

    alcuni estratti dal suo libro Gomorra

    La pagina dedicata allo scrittore-giornalista su Wikipedia

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di

Sara Sironi

"Voi non valete nulla": queste le parole coraggiose di un giovane giornalista e scrittore contro i camorristi. Ora vive sotto scorta e la società civile si mobilita per non lasciarlo solo

 

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