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Rosolia: perché bisogna vaccinarsi?

di Oscar Puntel

La vaccinazione a tappeto dei bambini negli anni Settanta ebbe sull’incidenza della rosolia un impatto formidabile. E oggi qual è il vaccino disponibile contro la rosolia? Inoltre devono stare attente soprattutto le future mamme: loro non avranno problemi, ma il virus attacca il feto con gravissime conseguenze

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La vaccinazione a tappeto dei bambini negli anni Settanta ebbe sull’incidenza della rosolia un impatto formidabile. E oggi qual è il vaccino disponibile contro la rosolia? Inoltre devono stare attente soprattutto le future mamme: loro non avranno problemi, ma il virus attacca il feto con gravissime conseguenze

«La rosolia, a differenza di altre patologie come morbillo e varicella, è una malattia benigna. Non lascia conseguenze su chi lo contrae. Ma se l’infezione colpisce una donna nel primo trimestre della sua gravidanza, è una tragedia». Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha pubblicato per Mondadori con «Il vaccino non è un’opinione». E avverte: «Se ci vacciniamo tutti, il virus non circola più e la mamma che ha avuto la sfortuna di arrivare alla gravidanza senza avere effettuato la vaccinazione, ha comunque una forma di protezione: il virus non è in giro, perché tutti ci siamo vaccinati».

Perché una futura mamma deve stare attenta?

«Il virus attacca il feto e causa conseguenze gravissime: in quel periodo, si sviluppano gli organi del nascituro. Un bambino che nasce da una madre che ha avuto rosolia durante la gravidanza sviluppa malformazioni terribili. È quindi una malattia pericolosa non tanto per chi la contrae, ma per il bambino che ha in sé» chiarisce il virologo.

La cosa da tenere ben presente è che «quando una donna si avvicina all’età fertile deve verificare se è immune alla rosolia. Lo fa con un esame del sangue. Se non lo è, è opportuno che si vaccini. Rosolia, varicella, morbillo, sono tutte malattie che durante la gravidanza possono dare problemi», aggiunge Burioni.

I sintomi della rosolia

La rosolia si diffonde tramite le goccioline respiratorie diffuse nell’aria dal malato o il contatto diretto con le secrezioni nasofaringee. La malattia, che ha una incubazione di 2-3 settimane prima della comparsa dei sintomi, è contagiosa nella settimana che precede l’apparizione dell’eruzione cutanea e per i 4 giorni successivi. I sintomi principali sono: eruzione cutanea di piccole macchie rosa (che compaiono prima dietro le orecchie, poi sulla fronte e su tutto il corpo) per 2-3 giorni; febbre lieve e mal di testa; leggeri gonfiori dei linfonodi alla base della nuca, sul retro del collo e dietro le orecchie; dolori articolari; occhi arrossati e lacrimosi.

Il vaccino contro la rosolia

Il vaccino disponibile è quello trivalente: copre anche per morbillo e parotite. «Se ho già avuto il morbillo e la parotite ma non la rosolia, potrò comunque effettuare il trivalente per una copertura anche contro quel virus per cui sono “scoperto”. Non mi succederà nulla se ho già gli anticorpi per le prime due patologie» dice il professore. «Il vaccino è costituito da un virus attenuato che immunizza senza provocare alcuna malattia. Si è cominciato a utilizzare in maniera estesa negli Stati Uniti dopo che un’epidemia particolarmente grave di rosolia (oltre dodici milioni d’infezioni) aveva causato negli anni 1964-1965 quasi dodicimila aborti e la nascita di oltre undicimila bambini irreversibilmente sordi e con gravi difetti congeniti. La vaccinazione a tappeto dei bambini negli anni Settanta ebbe sull’incidenza della rosolia un impatto formidabile: il numero dei casi crollò drasticamente e nel 2004, ottenuta un’immunità di gregge, il virus negli Stati Uniti non circolava più. Quindi il beneficio è evidentissimo, a fronte di un rischio praticamente nullo».

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