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Cristoforetti e Nespoli: gli astronauti che il mondo ci invidia

di Mariella Boerci
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Intervista a Samantha Cristoforetti e Paolo Nespoli. Lei è da poco rientrata sulla Terra, lui ripartirà presto in missione

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Intervista a Samantha Cristoforetti e Paolo Nespoli. Lei è da poco rientrata sulla Terra, lui ripartirà presto in missione

Al telefono, dal Johnson Space Center di Houston, in Texas, parla veloce Samantha Cristoforetti, prima donna astronauta italiana ad andare nello spazio. A 2 mesi dal rientro sulla Terra, dopo una permanenza record di 200 giorni sulla Stazione spaziale internazionale, il capitano Cristoforetti continua ad essere al centro dell’attenzione. Un po’ perché con la sua missione Futura ha battuto il record di permanenza in orbita, detenuto precedentemente dall’americana Sunita Williams, un po’ perché a suon di tweet e sorrisi AstroSamantha è entrata nel cuore di ciascuno di noi. Intanto, i riflettori ora sono accesi su un altro astronauta italiano: Paolo Nespoli, classe 1957. Fisico da atleta e faccia da attore, tornerà tra le stelle per la terza volta nel 2017. A 60 anni, 6 dopo la sua ultima missione. Diventando il più “anziano” europeo ad andare nello spazio.

È vero che tutti e due, fin da bambini, volevate fare gli astronauti?

SAMANTHA CRISTOFORETTI «Sì. Sono cresciuta in montagna, a Malé, in Trentino, sotto un cielo limpidissimo: guardavo le stelle e dicevo a tutti che volevo andare nello spazio, pur non avendo idea di che cosa fosse. L’ho capito crescendo. E, grazie alla passione per il volo, le scienze, la tecnologia e le lingue, ce l’ho fatta a realizzare il mio sogno».

PAOLO NESPOLI «Io sono venuto su a pane e fantascienza, fantasticando di raggiungere quegli uomini che si muovevano sulla luna saltellando e sgommando con le jeep per alzare una gran polvere d’argento. Ma non avevo idea delle mie capacità e non riuscivo a credere che ci sarei riuscito. E invece...».

Come vi ha cambiato l’esperienza lassù?

CRISTOFORETTI «Mi occorrerà del tempo per capirlo. Ora mi sento un po’ disorientata, in una sorta di limbo. Non è questione solo del viaggio spaziale: sono 4 anni che vivo come su un treno lanciato in corsa. Adesso quel treno è arrivato in stazione, ma fra test, raccolte dati, colloqui e domande, continuo a ritrovarmi dentro il mondo della missione. Devo scendere, guardarmi attorno, ritrovare il mio equilibrio, recuperare una vita normale. A quel punto potrò tirare le somme».

NESPOLI «L’esperienza nello spazio mi ha reso più maturo e più forte, di testa e nel fisico. Mi ha costretto a spogliarmi mentalmente di tutto quello che avevo imparato: mi sono rimesso in gioco, sbagliando anche, ma senza arrendermi agli ostacoli. Anzi, più mi pareva che qualcosa non si potesse fare, più mi impegnavo a realizzarla. Ancora oggi, ogni tanto provo a scompigliare le carte anche sulla Terra, come se mi trovassi sulla Stazione spaziale internazionale. E questo mi regala soluzioni impensabili e inaspettate».

Quanto vi manca lo spazio?

CRISTOFORETTI «Tanto. Ha cominciato a mancarmi ancora prima di partire. La Stazione spaziale internazionale è un posto di cui non puoi fare a meno di innamorarti: è bello come ambiente, si sta bene, si lavora bene. C’è quella dimensione di libertà, anche di gioco se vogliamo, che a me piaceva molto. L’assenza di gravità, quel senso di leggerezza, la possibilità di abitare lo spazio in tre dimensioni. Magari andare a cena sul soffitto, fare una pausa sulla parete, fluttuare nell’aria: tutte cose che mi sono piaciute tantissimo fin dal primo giorno».

NESPOLI «Lavorare e vivere lassù è eccezionale. Però, più della Stazione, quello che mi manca è il sentirmi parte di un meccanismo importante. La vista sullo spazio. E, per finire, anche quella sensazione speciale di fluttuare senza peso: mi piaceva un sacco sentirmi l’Uomo Ragno…».Gli esperti stanno quantificando i danni provocati dall’assenza di gravità: 6 mesi nello spazio equivarrebbero a 10 anni di invecchiamento.

Cosa ne pensate?

CRISTOFORETTI «Invecchiamento è un termine molto vago. Però si sa che ci sono dei rischi. E ci si prepara ad affrontarli. A me, per esempio, è andata bene. La perdita ossea è stata minima, così come quella muscolare: significa che le contromisure prese sono state efficaci. Poi è evidente che analisi più approfondite rileveranno qualche problema, tutti reversibili per fortuna».

NESPOLI «Io con l’ultima missione ho perso una decina d’anni di scheletro. Sembrerebbero tanti. Invece, secondo i medici, potrebbero insorgere problemi solo se arrivassi all’età di 120 anni! Non a caso, riparto fra 19 mesi».

Se doveste fermare un ricordo, quale sarebbe?

CRISTOFORETTI «Difficile sceglierne uno solo: sono così tanti, così dettagliati, così forti che già cominciano a sbiadire. Di sicuro, quello in cui abbiamo aperto il portello e siamo entrati nella Stazione spaziale. Un momento di felicità assoluta nella mia vita».

NESPOLI «Non posso sceglierne uno: sono troppi quelli intensi! A cominciare dalla cavalcata del lancio, l’arrivo sulla Stazione, la prima volta della Terra vista dall’oblò, la consapevolezza di vivere un’esperienza straordinaria».

Voi, che siete stati tra le stelle, adesso come guardate il cielo dalla Terra?

CRISTOFORETTI (scoppia in una risata) «Sarà che mi sveglio all’alba e mi corico con le galline, ma da quando sono tornata – e sono già passati 2 mesi! – non ho ancora avuto il tempo di rivolgere lo sguardo al cielo. Quando lo farò, lo twitterò».

NESPOLI «Lo guardo come un luogo familiare dove, di tanto in tanto, vedo passare la Stazione spaziale, che si può riconoscere anche a occhio nudo. E dove, quando incrocio le stelle, non riesco a fare a meno di calcolare il tempo che occorrerebbe per raggiungerle».

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