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A scuola fino al 30 giugno: sei d’accordo?

di Lorenza Pleuteri
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Fa discutere, e divide, la petizione lanciata su change.org da una mamma modenese: “Tenere aperte le scuole elementari almeno fino al 30 giugno”. Le maestre replicano: "Non siamo babysitter". Voi cosa ne pensate? 

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Fa discutere, e divide, la petizione lanciata su change.org da una mamma modenese: “Tenere aperte le scuole elementari almeno fino al 30 giugno”. Le maestre replicano: "Non siamo babysitter". Voi cosa ne pensate? 


Una mamma modenese ha lanciato una petizione su change.org: “Tenere aperte le scuole elementari almeno fino al 30 giugno”. La petizione messa online dalla giovane donna, Alberta Alessi, in pochi giorni ha raccolto più di quattromila adesioni. I genitori la appoggiano. Le maestre, invece, stanno alzando le barricate. “Non siamo baby sitter - è il refrain – e la scuola non è un parcheggio”. Dai destinatari dell’istanza - il premier Matteo Renzi, la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini e le autorità scolastiche dell’Emilia Romagna – per ora non è arrivato alcun segnale.

L’incubo estivo delle mamme

Alberta ha 32 anni e tre figli piccoli. Abita in un paese in provincia di Modena, Pavullo, e fa la logopedista. La petizione è stata uno sfogo, dice. “Non sono un’eccezione. Ho gli stessi problemi di milioni di madri e padri che lavorano. Fuori da scuola ce lo chiediamo tutte, tra mamme: ‘E tu quest’estate come fai?”. All’inizio di giugno anche le elementari chiudono. Quest’anno l’ultima campanella suonerà il primo del mese nei plessi con i seggi elettorali, il 6 giugno negli altri. “E per i nostri bimbi si devono per forza trovare alternative, più o meno creative e costose. In queste zone i centri estivi non sono gratuiti. La tariffa media è di 90 euro a settimana. Per un mese se ne vanno 400 euro”. Non sempre ci sono nonni su cui contare o oratori vicino a casa. “E non si possono chiedere tre mesi di ferie o di permessi per stare con i bimbi”.

Gli esempi europei

Allora “bisogna che la scuola ci venga incontro”. L’ideale, sostiene sempre Alberta, sarebbe “ la modifica dei calendari, sul modello di altri stati europei”. In Francia, racconta, “le lezioni sono sospese per nove settimane, tra il 4 luglio e il 5 settembre. In Germania ci si ferma sei settimane dal 7 luglio al 13 settembre. Noi siamo a dodici-tredici settimane di stop tra inizio-metà giugno e metà settembre, a seconda delle regioni. In teoria in tutta Europa la somma dei giorni di vacanza è la stessa: 120 giorni. A fare la differenza è la distribuzione durante l’anno, con chiusure programmate in altri periodi”.

La scuola d'estate

Potrebbero cambiare anche contenuti e programmi: “L'ideale sarebbe che fino al 30 giugno, o meglio ancora fino al 15 o al 31 luglio, si facessero solo attività extrascolastiche, senza test né valutazioni. Tanto sport e esperienze all’aria aperta, musica, teatro, riscoperta della natura, visite ai musei… insomma, tutto quello che non si riesce a portare avanti con assiduità negli altri mesi”.

Critiche e consensi

La proposta di modifica del calendario non sembra raccogliere consensi nel fronte delle maestre. “Sto in un paese piccolo – fa il punto la stessa Alberta - e ci conosciamo tutti. Ho raccolto direttamente pareri e impressioni. Le famiglie approvano in massa la mia idea, le insegnanti invece no. Da alcune di loro ho avuto reazioni stizzite, arrabbiate. Altre, invece, si sono dimostrate meno rigide e aperte al confronto. Ci incontreremo, ne discuteremo. Quello che mi rimproverano di più è di non averle interpellate prima di muovermi con la petizione in rete”. Anche online la giovane logopedista ha raccolto plausi e obiezioni. Il fronte contro sembra compatto. “Le maestre non vogliono essere scambiate per baby sitter e le scuole, dicono, non sono posteggi. Ma io non l’ho mai pensato e credo di poter parlare anche per gli altri genitori. Lo dimostra la petizione: chiedere di allungare l’apertura delle scuole è un segno di stima e di grande fiducia per le insegnanti, la risorsa più importante che abbiamo”.

Serve il dialogo

“Le maestre si sentono assillate dalle nostre ansie e dalle nostre preoccupazioni. Noi genitori, è vero, le pressiamo. Ecco, la questione del calendario scolastico – conclude Alberta – potrebbe essere l’occasione per confrontarci. Se imparassimo a parlarci, sarebbe un bene per tutti. La scuola potrebbe ripartire da lì”. La disponibilità dal basso pare esserci. E dall’alto, da chi la scuola la governa, che segnali stanno arrivando? “Per ora – risponde Alberta - tutto tace”.



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