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Segreti di famiglia: meglio non sapere? Riflessioni sul caso Yara

di Silvia Calvi

Un segreto che, da 44 anni, era racchiuso nel cuore e nei ricordi della mamma del presunto assassino di Yara. Ma si poteva indagare senza togliere il velo a una vicenda così intima e privata?

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Un segreto che, da 44 anni, era racchiuso nel cuore e nei ricordi della mamma del presunto assassino di Yara. Ma si poteva indagare senza togliere il velo a una vicenda così intima e privata?

Calvi Silvia
Un'opinione di

Silvia Calvi

Mamma (separata) di due esplosivi nativi digitali ai quali, tra un esame e l’altro, si aggiunge la...

Oggi il sospettato numero uno dell'assassinio della piccola Yara Gambirasio, Massimo Bossetti, ha ricevuto la visita della moglie e mamma dei suoi tre figli, Marita, nel carcere di Bergamo. I due non si vedevano dal giorno dell'arresto, il 15 giugno scorso. E lei ha scelto di schierarsi dalla parte del marito.

Non voglio entrare nel merito di questa dolorosa vicenda, delle prove (avete notato? nel nostro Paese siamo tutti ct quando gioca la nazionale e tutti giudici al primo caso di cronaca nera). Né parlerò della sua presunta colpevolezza (lo ha già fatto molto bene, con un ospite di eccellenza, Monica Triglia  nel suo post).

Complice l'imminente uscita del film La madre, con Carmen Maura e Stefano Dionisi, tratto da un romanzo di Grazia Deledda che parla (anche) di imbarazzanti segreti famigliari, vorrei riflettere su un altro aspetto.

Le indagini per cercare di arrivare alla risoluzione di questo orribile caso di cronaca hanno tolto i sigilli a un'altra vicenda delicata. Un segreto che, da 44 anni, era racchiuso nel cuore e nei ricordi della mamma di Bossetti, la 67enne Ester Arzuffi.

La donna, all'epoca moglie 22enne di Giovanni Bossetti, aveva una relazione con tale Giuseppe Guarinoni, autista di autobus a sua volta sposato e padre di tre figli. L'uomo, scomparso  20 anni fa, si è almeno risparmiato le conseguenze di questa rivelazione. Mentre, all'improvviso, nella vita di altre nove persone, niente è più stato come prima. O, meglio, come era apparso fino a quel preciso momento.

Massimo e la sorella gemella Letizia non sono figli di Giovanni, che da sempre chiamano papà; Ester non è più per nessuno la moglie bella e devota di un uomo più grande; il suo terzo figlio, Fabio, non è fratello dei due primogeniti e, naturalmente, Giovanni si sta dolorosamente chiedendo accanto a chi ha trascorso una vita.

In casa Guarinoni, intanto, lo stesso choc: i tre figli di Guarinoni non sapevano di avere ben due fratellastri. E la vedova non sapeva di essere stata tradita. Beautiful in versione orobica.

Ma perché il questore di Bergamo ha ritenuto di voler diffondere questi dettagli?

Trovata una traccia sul corpo della povera ragazzina, non sarebbe stato sufficiente continuare le indagini senza arrivare a specificare che si stava cercando il figlio illegittimo del vecchio autista di Gorno?

Che peso possono avere queste notizie, vecchie di quarant'anni, se non quello di soddisfare la curiosità morbosa nostra e (immagino) degli abitanti di Clusone e Mapello, i due piccoli comuni in cui risiedono le famiglie Guarinoni e Bossetti? Anche perché, fino a prova contraria, tradire il coniuge può essere brutto, sleale, immorale, quello che si vuole, ma non è un reato.

Secondo lo pischiatra canadese Guys Ausloos, per quanto ci si sforzi di seppellire un episodio del passato, il segreto "trasuda". Vuol dire che i membri della famiglia ignorano l'accaduto ma, in realtà, lo intuiscono, anche se continuano a non conoscerne l'esistenza. In parte perché chi vuole mantenere il segreto è costretto a mettere in atto (PER TUTTA LA VITA) meccanismi di evitamento, dissimulazione, simulazione che  in casa genera un clima "disfunzionale", fonte di una sottile sofferenza, di un disagio, sia in chi nasconde sia in chi ignora il segreto.

Sarà proprio così? Considerato che quasi ogni famiglia ha i suoi misteri, piccoli o grandi, antichi o recenti, qualche scheletro nell'armadio, uno zio di cui non andare fieri, un matrimonio riparatore... cose così, il tasso di sofferenza deve essere altissimo!

Comunque stiano le cose, ce ne stiamo occupando, da alcuni giorni, io e  i miei colleghi delle pagine "in privato" di Donna Moderna. Lo spunto di partenza è stato un libro uscito da pochissimo Questa sono io, (Il Castoro) scritto da due autrici di libri per ragazzi, Lodovica Cima e Annalisa Strada. Ma ora alla storia, emozionante e poetica della protagonista, una ragazzina di 13 anni che scopre un segreto davvero difficile da digerire (il padre ha un'altra famiglia, una moglie e due figli, in un'altra città) si è sovrapposta violentemente la cronaca.

Così si alternano racconti personali (“La mia migliore amica ha scoperto che il padre amava da sempre un'altra donna . Alla morte dei suoi, nel vuotare casa, ha trovato una montagna di lettere!"; "Mia  mamma, in punto di morte, mi ha rivelato di aver abortito: io ero piccola, i soldi pochi, e lei non se l'era sentita di portare avanti la seconda gravidanza"). Ok, ma un conto è scoprirlo da soli o venirlo a sapere dai diretti interessati, un altro è leggerlo sui giornali. O saperlo dai carabinieri. E poi... a distanza di così tanti anni?

Cosa ne pensate? piacerebbe conoscere le storie di chi ci è passato, capire cosa si prova e, soprattutto, in che modo si può superare lo choc e andare avanti, pur costretti a riassestare la propria geografia famigliare. Se qualcuno avesse voglia di mandarmi la sua testimonianza, anche anonima, la raccoglierò con la massima cura. Potrebbe arricchire il nostro articolo con consigli (di vita vissuta) utili a tutti. Avete una settimana di tempo. Poi, il 16 luglio, troverete l'articolo in edicola!

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