Lo stalker offre 1.500 euro: il reato viene cancellato

Credits: Shutterstock
/5

Un giudice applica alla lettera il codice penale ultimamente riformato ed estingue il reato di stalking, obbligando la vittima ad accettare un risarcimento in denaro

Da Torino arriva una notizia che riporta al centro del dibattito, e delle polemiche, le politiche di contrasto alla violenza contro le donne. Il gup del caso che fa discutere e indignare – un magistrato donna - ha applicato alla lettera un passaggio delicato della riforma del codice penale, entrata in vigore nel deserto d’inizio agosto, con le aule dei palazzi di giustizia chiuse per la pausa feriale.

“Graziato” lo stalker pronto a risarcire

Il giudice torinese ha “graziato” uno stalker di 39 anni (tecnicamente si tratta di un non doversi procedere, perché le condotte riparatorie hanno estinto il reato) mandato a giudizio per aver assediato e più volte inseguito in macchina una ragazza di 24 anni, braccata per un mese tra l’hinterland del capoluogo piemontese e l’Astigiano. Per uscire dal processo, senza condanna né conseguenze penali, al molestatore seriale è bastato offrire un risarcimento di 1.500 euro e dichiararsi pentito.

La vittima si è inutilmente opposta

La vittima, con il diritto a essere interpellata, si è opposta al “colpo di spugna”. Ma il giudice, come il nuovo passaggio del codice penale rende possibile, ha deciso in senso contrario, senza tenere conto del parere negativo dato dalla giovane donna. Ha ritenuto “congruo” l’importo proposto dall’imputato in udienza e rifiutato dall’interessata. I soldi consegnati dallo stalker sono stati versati su un libretto di deposito e messi a disposizione della parte offesa, priva di assistenza legale. Il molestatore “graziato”, che all’epoca dei fatti venne arrestato, ha avuto anche la revoca del divieto di avvicinamento alla ragazza, decaduto per un automatismo.

L’avvocato difensore: “Sentenza corretta”

L’avvocato dello stalker, Piersandro Adorno, accetta di commentare la sentenza: “Il giudice ha correttamente applicato la legge, valutati tutti gli elementi. Il pm, che è magistrato molto scrupoloso, non si è opposto al proscioglimento. Il mio cliente è incensurato – precisa – e la portata dei fatti contestati, pur comprendendo come possa averli vissuti la vittima, è assai diversa da quella di altre vicende. Per il mio assistito – evidenzia il legale – offrire dei soldi è stato un modo per chiedere scusa e ammettere di aver sbagliato, dimostrando un sincero pentimento”.

L'estinzione del reato vale solo per i casi di stalking meno gravi

Tutto “normale”, dunque? Qualcosa è sfuggito ai legislatori? Il percorso seguito a Torino (offerta di risarcimento, proscioglimento indipendentemente dall’opposizione della parte offesa) è praticabile “solo” per i casi di stalking meno gravi (dal punto di vista della legge, non delle singole vittime) e non anche per le contestazioni più pesanti e aggravate (quando la vittima è un minore, un disabile etc…) oppure associate a un altro crimine perseguibile d’ufficio (ad esempio lo stupro) o al formale ammonimento del molestatore (da parte di un questore).

I requisiti per uscire indenne dal processo

Per chiedere una decisione favorevole e uscire indenne dal processo - esito previsto anche per altri tipi di reati, purché la querela sia teoricamente revocabile dalla vittima - l’imputato deve “riparare interamente il danno provocato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, ed eliminare le conseguenze dannose o pericolose” del comportamento illecito. Il risarcimento del danno, pagabile pure a rate, “può essere riconosciuto anche in seguito a un'offerta formulata dall'imputato e non accettata dalla persona offesa”, quando per il giudice c’è “la congruità della somma” proposta. Il tutto dovrebbe rientrare, o almeno così era nelle premesse, nello spirito di quella che si chiama “giustizia riparativa”.

Le denunce inascoltate e la corsa ai ripari

A giugno alcune sindacaliste e le attiviste Telefono rosa di Torino e di Roma avevano segnalato i rischi connessi alla riforma del codice penale e i possibili effetti collaterali negativi per le vittime di ordinarie storie di di stalking. L’allarme era caduto nel vuoto o così sembrava, dopo un accenno di reazione da parte del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Non solo. Le denuncianti si erano prese le critiche e i rimbrotti di due deputate del Pd. Adesso Donatella Ferranti, presidente dem della Commissione giustizia della Camera e magistrato, parla di fraintendimenti, si dice “amareggiata” e promette di andare fino in fondo. “Non mi sarei aspettata una decisione del genere dagli uffici giudiziari di una sede come quella di Torino. E’ stato tradito lo spirito della legge con cui abbiamo riformato il codice penale, in nome della giustizia riparativa: il fine è ricomporre i conflitti, non esasperarli. Dobbiamo trovare il modo per evitare il ripetersi di casi simili – continua - ma non possiamo farlo sulla pelle delle vittime”.

“Via lo stalking dai reati riparabili”

“La soluzione più drastica – sempre parole dell’onorevole Ferranti – sarebbe quella di escludere del tutto lo stalking, anche nei casi meno gravi, dalla riforma del codice penale. Intanto servirebbero precise linee guida, per evitare interpretazioni della legge contrarie agli obbiettivi condivisi e dichiarati. Ne stiamo discutendo e ci confronteremo con il Senato e il Governo. Il timore è che, facendo leva sul caso torinese e dando informazioni non corrette o non complete, si attacchino in toto i cardini della giustizia riparativa e chi l’ha fortemente voluta”.

La deputata Pd: “Sentenza da impugnare”

L’auspicio della parlamentare, per il caso singolo e in attesa di provvedimenti di carattere generale, è che “la procura generale di Torino impugni la sentenza”. L’avvocato dello stalker “graziato” non crede invece che ci siano appigli per un secondo giudizio e per ribaltare la sentenza. “La decisione del giudice – ripete il legale - rappresenta un equo bilanciamento di tutti gli interessi da considerare, a fronte del dettato del codice, di un reale pentimento, del risarcimento del danno e della non pericolosità del mio cliente”.

Presentato un emendamento correttivo

Solo dopo il clamore suscitato dalla sentenza torinese, che è del 2 ottobre, la senatrice Pd Francesca Puglisi ha reso noto di aver presentato un emendamento per correggere il passaggio di legge “incriminato”, a inizio settembre. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha fatto sapere, anche lui dopo la notizia del provvedimento choc, di aver dato parere favorevole alla correzione. Ma i tempi non saranno brevi. L’emendamento che cancella l'impunità a pagamento è inserito nel ddl sugli orfani dei crimini domestici, in attesa di essere approvato alla commissione Giustizia del Senato e di tornare alla Camera per il voto finale.

L’avvocato delle donne: “Impunità all’infinito”

Anna Ronfani, avvocato di Telefono rosa di Torino, va giù duro: “Avevamo rese pubbliche le nostre gravi perplessità e obiezioni, ci hanno accusate di fare ‘terrorismo psicologico’. Quello che temevamo e denunciavamo, inascoltate, purtroppo è successo. Uno stalker, considerato meno offensivo di altri, può "acquistare" l’impunità, e persino la revoca di una misura cautelare, a un prezzo imposto alla vittima e a totale discrezione del giudice. La somma considerata equa può anche essere vile e umiliante per la persona offesa e persino pagata a rate, seppur minima. La legge di riforma del codice non stabilisce alcun parametro cui ancorare l’entità del risarcimento e non tiene conto del parere della parte offesa”. E, ancora: “La riparazione monetaria è un espediente ripetibile. Non è previsto che il "privilegio" accordato al molestatore seriale, l’estinzione del reato, venga annotato sul certificato penale. Nel caso in cui uno stalker "graziato" metta in pratica nuovi atti persecutori, a danno di un diverso "bersaglio", il giudice non viene a conoscenza del "precedente". E così all’infinito”.

“Lo Stato tradisce le vittime due volte”

In tempi non sospetti, prima del discusso provvedimento torinese, anche Loredana Taddei, responsabile nazionale delle politiche di genere della Cgil, aveva evidenziato la “falla” nell’annunciata riforma del codice, la “depenalizzazione” di parte dei reati di stalking. “Lo Stato – ecco le sue dichiarazioni di qualche mese fa, tornate d’attualità - non può tradire le donne due volte, prima esortandole a denunciare e poi archiviando le denunce. Un’assurdità di una gravità assoluta, peraltro in totale contrasto anche con la Convenzione di Istanbul». Altro affondo, post sentenza, con una frecciata alla deputata Ferranti: “Non è stato tradito lo spirito della legge, è stata semplicemente applicata la legge. Non si possono fare cattive norme e poi confidare nel buon senso del giudice”.

Riproduzione riservata
Stampa
Scelti per te