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Suor Claudia, l’amica delle prostitute

di Rosella Simone
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In Italia 70 mila ragazze sono costrette a vendersi per strada. A loro cerca di restituire la dignità una monaca davvero speciale. Che si batte per una Chiesa femminista. E parla chiaro ai 9 milioni di clienti delle lucciole: «Il sesso a pagamento non dà potere, ma trasforma in complici del crimine». Abbiamo raccolto la sua testimonianza

In Italia 70 mila ragazze sono costrette a vendersi per strada. A loro cerca di restituire la dignità una monaca davvero speciale. Che si batte per una Chiesa femminista. E parla chiaro ai 9 milioni di clienti delle lucciole: «Il sesso a pagamento non dà potere, ma trasforma in complici del crimine». Abbiamo raccolto la sua testimonianza

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Il dibattito politico sul problema della prostituzione negli ultimi giorni si è fatto più intenso. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni propone di creare quartieri a luci rosse. Il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, invece, vorrebbe far introdurre il reato di adescamento per chi si prostituisce in strada e di concorso in adescamento per chi "sfrutta il servizio".

Quel che è certo è che le cifre sono imponenti: 70 mila lucciole per 9 milioni di clienti, il 70 per cento uomini sposati, di tutte le classi sociali, di tutti i livelli di istruzione, di tutte le età. «In Lombardia abbiamo contato 4 mila donne che si prostituiscono, 2.500 a Milano» dice suor Claudia Biondi che nel 1994 ha aperto il settore "tratta e prostituzione" per la Caritas ambrosiana. Questa, insieme alla cooperativa Farsi prossimo, dispone di 15 volontari, unità di strada, un servizio di ascolto e uno legale, una comunità di accoglienza. Dal 2005, 600 prostitute sono state aiutate a uscire dal giro.

«I clienti devono essere coscienti che le donne sono ridotte in schiavitù e che loro sono conniventi. Se non si capisce questo, non servono le multe né le case chiuse. Si potranno togliere dalla strada anche 100 prostitute al giorno, ma il mercato continuerà a rimpiazzarle».

Suor Claudia ha 53 anni e ha preso i voti a 25. È minuta e gentile, ma si intuisce subito che è una tosta. Senza enfasi, però, anche quando racconta che si è fatta suora per un «bisogno di radicalità, di verità assoluta: il Vangelo». Con un'eco di accento toscano dice cose che pesano come pietre: «Lavorare con queste donne è un imperativo etico. Non si tratta di buonismo, ma del profondo riconoscimento della dignità dell'altro, una dignità che è uguale alla mia e che non può essere calpestata».

Perché, nella sua attività, ha deciso di privilegiare le donne?

«Per solidarietà di genere».

È femminista?

«Penso di sì. Sono cresciuta negli anni Settanta, quando il movimento femminista era molto forte. E non lo nego. Il femminismo all'interno della Chiesa c'è, più o meno di punta, ma c'è. Certo, quella italiana non è tra le più aperte, ma appartengo a un ordine internazionale che mette a confronto realtà di continenti diversi e che mi ha sempre sostenuto. Condividiamo la ricerca, anche all'interno della Chiesa, di un ruolo di piena dignità per le donne».

Avete iniziato la vostra attività 14 anni fa. È cambiato molto il mercato da allora?

«Sì. Sono sparite dalla strada le italiane sostituite dalle straniere. Appena caduto il muro di Berlino sono arrivate le albanesi e poi, via via, le altre».

Non ci sono più italiane in strada?

«Solo le "storiche": poche, impellicciate, di una certa età. Le italiane preferiscono prostituirsi via Internet o mettendo annunci sul giornale».

Ma queste donne sono vittime o complici?

«Le due cose non sono in antitesi. Molte sanno che le aspetta la strada, ma questo non vuol dire che abbiano libertà di scelta. Certe ragazze nigeriane sono sacrificate dal clan dei parenti per togliere dalla fame il resto della famiglia. Le rumene spesso arrivano sui marciapiedi italiani dagli orfanotrofi, dove hanno vissuto esperienze dolorose. Poche, forse certe ucraine, hanno un vero progetto migratorio: fanno il mestiere il tempo necessario per mettere insieme un piccolo gruzzolo e poi tornare nel loro Paese».

Come si instaura una relazione tra lei e loro?

«Io, in realtà, mi occupo prevalentemente dell'organizzazione, il mio rapporto con queste donne è mediato».

Prima di intervistarla ho fatto una ricognizione in strada. Le ragazze che ho incontrato sostengono di essere lì per libera scelta.

«Non esiste una prostituzione libera. Il territorio è spartito per etnie. Alcune donne sono usate anche come corrieri della droga, molte la vendono, altre, purtroppo, ne fanno uso. Per reggere il ritmo, il disgusto, il freddo. Ci sono tutte le mafie internazionali. Ora anche quella cinese: mette in strada sia ragazze giovani sia 50enni che, come operaie, sono diventate poco produttive».

Non ha mai avuto paura?

«No. In Italia non ci sono mai stati episodi di violenza contro gli operatori né io ho mai ricevuto minacce. Abbiamo fatto questa riflessione: per la criminalità organizzata è più semplice sostituire le donne uscite dal giro che mettersi contro una istituzione come la Caritas».

Perché ancora oggi i maschi scelgono di pagare?

«I clienti sono trasversali per età, condizione sociale e cultura e sono milioni. Questo fenomeno evidenzia sia un disimpegno affettivo sia un impoverimento delle relazioni fra i generi. Forse anche per questo i clienti cercano ragazze sempre più giovani».

Mi hanno raccontato che molti uomini vanno con loro per farsi rassicurare.

«In questi anni le donne italiane si sono ripensate attraverso percorsi di consapevolezza e di autocoscienza. Gli uomini, invece, non hanno messo in moto strumenti simili e hanno letto tutto questo solo come una perdita di potere. Il rapporto con la prostituta gli restituisce potere, anche se attraverso la mediazione del denaro».

Che cosa si può fare?

«Applicare l'articolo 18 del Testo unico 286 per l'immigrazione, che è uno dei migliori in Europa in difesa di queste donne. Offre loro l'opportunità di lasciare la prostituzione, accedere a  percorsi di protezione e ottenere il permesso di soggiorno».

Qual è il suo ordine suor Claudia?

«Le Ausiliatrici delle anime del purgatorio. Ha un carisma che è quello della liberazione dell'uomo».

Perché chi è all'inferno non può essere aiutato?

«Non si preoccupi: l'inferno, se c'è, è vuoto».

 

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