Un altro asilo degli orrori: dove è finita la legge sulle telecamere?

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di

Lorenza Pleuteri

Dopo l’ennesimo caso di bimbi maltrattati e l’arresto di tre maestre, a Vercelli, ci si chiede: che fine ha fatto la legge che ammetteva le telecamere in nidi e materne, a scopo preventivo?

È successo di nuovo, questa volta in una scuola materna pubblica di Vercelli. Sberle, strattoni, trascinamenti per terra. E poi urla, punizioni, umiliazioni. Tre maestre d'asilo sono state arrestate dalla polizia, e poste ai domiciliari, con l’accusa a di aver maltrattato i piccoli a loro affidati, bimbi tra i 3 e i 5 anni. A far partire l’indagine, a maggio, erano state la denunce di un madre e una sorella maggiore. Le telecamere nascoste piazzate in aule, corridoi, mensa e palestra - su autorizzazione della procura - hanno documentato 52 episodi di maltrattamenti successivi alle allarmate segnalazioni, una ventina dei quali ritenuti particolarmente gravi. “Le tre maestre – dicono gli investigatori - avevano generato uno stato di terrore all'interno delle classi”. Non è dato sapere, in attesa degli interrogatori, se e come si difenderanno le colleghe sotto accusa. Intanto, dopo l’ennesima storiaccia, ci si chiede: dove è finito il disegno di legge che prevedeva la possibilità di installare  telecamere  di sorveglianza in nidi e materne, in funzione preventiva? 

La storia del disegno di legge

Alla Camera la proposta di legge era stata approvata a gran maggioranza in tempi relativamente brevi, con un testo condiviso che sintetizzava una dozzina di ddl di diversa impronta politica. Poi, ad aprile, in Senato è arrivato lo stop, dato da parlamentari degli stessi partiti che a Montecitorio avevano votato a favore del provvedimento, Pd in testa. Il progetto di legge, che conteneva anche passaggi sulla formazione e sulla selezione degli operatori, è stato impallinato, anche dal “fuoco amico”.

Il parere contrario in Senato

“A Montecitorio – ricorda il deputato dem Antonio Boccuzzi, relatore del disegno di legge – eravamo riusciti a raggiungere un accordo sul testo, un compromesso accettabile, e a dare il via libera, ad ampia maggioranza. In Senato, in sede di commissione Istruzione, hanno deciso diversamente. Avrebbero potuto apportare delle modifiche, migliorare i contenuti, proporre un’alternativa. Invece, dando parere contrario, hanno bocciato la proposta in blocco. Non credo ci sia la volontà di ripescare il provvedimento. Staremo a vedere. Però i casi di maltrattamenti purtroppo non sono finiti. Non scompaiono. E posso capire la rabbia dei cittadini che contavano su di noi”.

L’amarezza e le domande dei genitori

Cristina Montuoro, la mamma bolognese fondatrice del gruppo Facebook Sì alle telecamere, psicologa, psicoterapeuta ed educatrice, si dice sconvolta, amareggiata, delusa. “Mi sembra scandaloso – esordisce, parlando delle vicende vercellesi – che si debbano aspettare 52 episodi prima di intervenire. Io ho due figli dell’età dei bambini maltrattati nell’asilo piemontese, quindi mi sento ancora più sconvolta. Ho visto le immagini, mi viene da piangere. Ma come si fa ad ammettere nelle strutture scolastiche maestre del del genere? Perché non si fanno dei controlli, per evitare che persone squilibrate entrino a contatto con i nostri piccoli?”.

“Ci hanno usati e presi in giro”

“Sono anche piena di amarezza – continua Montuoro - perché i casi continuano a ripetersi. Finché non si lavorerà seriamente sulla prevenzione, e su formazione e  sostegno agli operatori del settore, temo che episodi del genere esisteranno sempre”. Su tutto, poi, c’è la delusione per il disegno di legge naufragato. “Oltre al gruppo social – ricorda la leader del gruppo Fb, ormai moribondo – avevamo promosso una petizione, con parecchie adesioni. Ci hanno usati, manovrati.  Ma in Parlamento non sono approdati a nulla. Ci sentiamo presi in giro, come cittadini, come genitori. Tante chiacchiere e nessun risultato concreto, costruttivo”.

"I lavoratori denuncino i comportamenti illegali"

La compagna di partito Nicoletta Favero, relatrice del ddl in Senato, conferma: “Da noi non c’erano i numeri per approvare il testo. E adesso, anche volendo, non avremmo abbastanza tempo per modificare e approvare la proposta entro la fine della legislatura. Speriamo che serva a qualcosa la legge appena passata, quella che tutela coloro che denunciano comportamenti illegali riscontrati negli ambienti di lavoro. Mi auguro che, pure in nidi e asili e scuole, spinga i dipendenti corretti a segnalare i colleghi che commettono reati e le condotte negative di cui vengono a conoscenza”.

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