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Terra dei fuochi: mi sono ammalata di inquinamento

di Antonio Castaldo
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Adesso Vincenza Cristiano è completamente guarita. Ma continua a combattere per quelli che, come lei, vivono in quei territori in Campania dove si muore di cancro ogni giorno di più. Per colpa dei veleni nell’aria e nell’acqua

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Adesso Vincenza Cristiano è completamente guarita. Ma continua a combattere per quelli che, come lei, vivono in quei territori in Campania dove si muore di cancro ogni giorno di più. Per colpa dei veleni nell’aria e nell’acqua

C’è una foto nel salotto di Vincenza. Lei abbraccia il marito, in una via Caracciolo scintillante di luci sullo sfondo di Posillipo, a Napoli. È la foto delle nozze. Un matrimonio con l’abito bianco e il profumo dei fiori, organizzato dalla sera alla mattina. Era il 21 agosto del 2007. Il giorno precedente era stata convocata d’urgenza dal suo oncologo: «Se non ti ricoveriamo subito, ti resta un mese di vita. Non c’è tempo per imbandire banchetti». Vincenza Cristiano, che oggi ha 36 anni e fa l’architetto, decise di sposarsi l’indomani. E, tornata dal viaggio di nozze durato un weekend, entrò in ospedale. Un tumore di mezzo chilo le era cresciuto tra cuore e polmone.

«La chemio è stata dura» ricorda. «Per un anno non mi sono alzata dal letto. Ho perso i capelli, mi stavano per cadere le unghie». Vincenza era una bella ragazza florida. Finite le cure, pesava poco più di 40 chili. Un giorno chiese al primario: «Non ho mai toccato alcol o tabacco e sto attenta alla dieta. Come ho fatto ad ammalarmi?». La risposta del medico le gelò il sangue: «Ma, ragazza mia, tu vieni dal Triangolo della morte. Sai quanti ne vediamo di casi come il tuo?». Vincenza è nata e cresciuta a Cardito (Na). Un tempo definivano “Campania felix” la fertile pianura tra Napoli e Caserta. Ora, per tutti, è la Terra dei fuochi: campagna punteggiata di discariche e falò tossici.

I roghi, oltre 6.100 dall’inizio del 2012, sono perlopiù residui di fabbriche abusive dati alle fiamme. Tutt’intorno, la camorra ha sparso fanghi industriali, sepolto camion di veleni, colmato ogni cavità di scorie provenienti dalle fabbriche del Nord. Secondo Legambiente, in Campania ogni anno vengono smaltiti illegalmente 35 milioni di tonnellate di rifiuti tossici. Adesso la natura presenta il conto di questo inquinamento criminale. «Arrivano nelle nostre campagne migliaia di tir: sversano, interrano, bruciano, ammazzano. Ho dovuto sperimentare sulla mia pelle quanto stava accadendo» aggiunge Vincenza, che, guarita del tutto, si è gettata anima e corpo nella battaglia ambientalista. La sua associazione, Vittime terre dei veleni, ha inviato al Papa e al Presidente della Repubblica 14.000 cartoline con i volti dei bimbi morti per tumori sospetti. Vincenza ha scritto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e a quello dell’Ambiente, Andrea Orlando. Che è venuto in Campania per incontrare lei e gli altri volontari: ha promesso interventi, garantito bonifiche e finanziamenti.

Da queste parti, però, la gente ha il diritto di essere scettica: «Noi aspettiamo qualcosa di concreto, ma facciano presto. Mentre si decide e si discute, qui continuiamo ad ammalarci» dice Vincenza. Secondo una ricerca dell’Istituto dei tumori Pascale di Napoli, tra Napoli e Caserta la mortalità per tumore è aumentata in media del 15-20%. Fino a raggiungere picchi del 47%. «È stato calcolato che nel 2064 i liquami raggiungeranno la falda acquifera. Sarà un disastro mille volte più potente di una catastrofe nucleare, e il peggio è che noi lo sappiamo. Abbiamo paura di mangiare frutta e verdura, abbiamo paura di respirare. Eppure continuano a dirci che non ci sono prove» ripete Vincenza. «Che non è possibile stabilire un nesso tra l’inquinamento e il cancro che si diffonde come un morbo. Ma questo è voler negare la realtà».

Quasi ogni settimana, in qualcuno dei comuni toccati dal “contagio”, ci sono fiaccolate che celebrano il funerale della Campania. «Non urliamo per egoismo o ignoranza» conclude Vincenza. «Ma perché questo territorio è in ginocchio. Avvelenato e oltraggiato. Se non si ferma lo scempio, se non si blocca la mano di chi ci somministra fumi tossici, sarà sempre peggio».

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