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Dopo l’ultimo attentato, cambieranno le regole per viaggiare in treno?

di Emanuela Zuccalà
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L'8 ottobre 2015 si decide a livello europeo come migliorare la sicurezza sui treni. Ecco cosa potrebbe succedere nelle stazioni

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L'8 ottobre 2015 si decide a livello europeo come migliorare la sicurezza sui treni. Ecco cosa potrebbe succedere nelle stazioni

Dopo l’attentato di fine agosto al Tgv Amsterdam-Parigi, dove il marocchino Ayoub el Khazzani ha sparato con un kalashnikov ferendo 3 persone, le vecchie regole per viaggiare in treno non rispondono più alle nuove esigenze di prevenzione del terrorismo. L’8 ottobre, quando i ministri europei ai Trasporti decideranno in che modo potenziare la sicurezza ferroviaria, sapremo se, per esempio, potrebbe toccarci arrivare in stazione 2 ore prima per sottoporci a controlli come in aeroporto.

CAMBIERANNO LE REGOLE? Per ora le misure in discussione vanno dai biglietti nominativi per lunghe percorrenze (esistono negli Stati Uniti; da noi, solo se acquistati online) agli “sceriffi dei treni” come quelli degli aerei addestrati in America dopo l’11 settembre: pattuglie in borghese ma armate, con occhi vigili per stanare i probabili criminali. Si parla anche di telecamere su ogni vagone e di body-scanner su tragitti considerati ad alto rischio, come il tunnel della Manica. Il capitolo più complicato, per costi e logistica, riguarda proprio il momento della partenza, con l’ipotesi del check-in dei bagagli (già in uso nelle stazioni spagnole dopo le stragi dell’11 marzo 2004) e il metal detector per i passeggeri (come avviene, per esempio, per i bus di prima classe in Messico) all’ingresso del binario.

AUMENTERÀ LA POLIZIA? «Si parla solo di treni a lunga percorrenza» osserva Lorenzo Vidino, direttore del Programma sull’estremismo alla George Washington University, «eppure eventuali attacchi ai convogli per pendolari, molto affollati, sarebbero ben più gravi. Gli obiettivi del terrorismo sono potenzialmente infiniti: non si può militarizzare l’Europa sovvertendo gli stili di vita. L’unica arma efficace contro gli attentati è aumentare il numero di agenti dell’antiterrorismo: in Italia, lo prevede il decreto approvato in primavera».

LO PRENDEREMO DI MENO? Conciliare difesa e diritto alla libera circolazione secondo il Trattato di Schengen: sarà questo il nodo più ingarbugliato da sciogliere al summit europeo di ottobre. «Dovremo rassegnarci a piccole scomodità per stare più tranquilli» sostiene Andrea Margelletti, presidente del Ce.S.I - Centro Studi Internazionali di Roma. «Ma la vera sicurezza non sarà mai visibile, né sui binari né altrove, perché è un lavoro di prevenzione svolto dai servizi segreti: il problema non è bloccare il terrorista quando sale sul treno, bensì anticiparne le mosse per impedirgli di avvicinarsi alla stazione». E l’Italia, assicura l’esperto, «è tra i Paesi più avanzati per la qualità dell’intelligence».

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