Mamma ventenne uccisa a coltellate in auto: l’ex ha confessato

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Barbara Rachetti

Luca Priolo, l'ex convivente di Giordana Di Stefano, ha confessato ai carabinieri di Milano di aver ucciso a coltellate l'ex compagna. Il giovane è stato fermato a Milano con l’accusa di omicidio. Giordana Di Stefano l'aveva denunciato per stalking nel 2013. Oggi ci sarebbe stata la prima udienza del processo. In Italia nei primi 6 mesi di quest'anno sono state 74 le vittime di femminicidio. «Il primo passo per difendersi è conoscere i propri diritti» ci dice l'avvocato Alessia Sorgato, che sul tema ha appena scritto un libro. Ecco il decalogo per difendersi dagli abusi

«Sono stato io...». Luca Priolo ha confessato di avere ucciso Giordana Di Stefano, madre di una bambina di 5 anni. L'ha assassinata a coltellate a Nicolosi, nel Catanese. Il corpo è stato trovato all'interno della sua auto. La giovane nel 2013 aveva denunciato episodi di stalking subiti dall'ex compagno, che non avrebbe accettato altre relazioni sentimentali della ragazza nel periodo in cui non stavano insieme. Oggi si sarebbe tenuta la prima udienza del processo e l'ex compagno, la sera dell'omicidio, avrebbe chiesto a Giordana di ritirare la denuncia per poter ambire a un posto come guardia giurata.

«Purtroppo non basta denunciare: le donne andrebbero protette fino al processo» ha dichiarato il procuratore aggiunto Pietro Forno. In Italia nei primi 6 mesi di quest'anno le donne ammazzate sono state 74. Quasi 7 milioni hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, che a volte, purtroppo, è stata il preludio ad altro. Un'escalation di minacce e provocazioni che culminano nell'aggressione, e che vanno riconosciute e mai sottovalutate.

«Si comincia dalla denigrazione, le parole che tagliano e che fanno male. Poi arrivano le prime violenze. Cominciano piano, durano a lungo e diventano sempre più pericolose. Le vittime a volte neppure avvertono la polizia». A parlare è Alessia Sorgato, avvocato che da 20 anni aiuta le donne vittime di violenza. «Ho seguito donne quasi affogate in una vaschetta di gelato o strozzate da una collana di perle. Altre addirittura ustionate con un ferro da stiro, dal convivente, marito o ex». Ed è a questo punto che bisogna prestare maggiore attenzione e dimostrare coraggio. «Il primo passo è riconoscere che si tratta di violenza: questo aiuta a uscire dalla condizione psicologica di vittima e a denunciare lo stalking. Le donne devono sapere quali sono i loro diritti e imparare a difendersi". Per questo l'avvocato ha scritto un libro, "Giù le mani dalle donne", che qui vi anticipiamo. Con un decalogo che aiuta a uscire allo scoperto e trovare la forza di ribellarsi.

TU CONOSCI I TUOI DIRITTI? ECCO LE REGOLE PER DIFENDERTI

Giù le mani dalle  donne” (Mondadori) è il decalogo antiviolenza scritto da Alessia Sorgato,  l’avvocato che da 20 anni aiuta le vittime delle aggressioni domestiche a uscire  dal silenzio. Tutte le mogli, fidanzate, compagne dovrebbero leggerlo per  imparare a conoscere i propri diritti in caso abusi. Ecco, in sintesi, i  consigli della penalista.

1) Se una donna continua a subire violenze e abusi  solo perché non ha una propria autonomia economica, può chiedere e ricevere il  patrocinio dello Stato, che le assegnerà un avvocato specializzato in materia  sostenendo per lei ogni spesa processuale;

2) Un comportamento di sistematica  violenza economica perpetrata da un marito nei confronti della moglie,  privandola del minimo e necessario sostegno economico, può entrare nel novero  dei maltrattamenti e quindi costituire reato;

3) Chiunque sia testimone di una  violenza (come un vicino di casa), soprattutto quando essa sia protratta nel  tempo, può denunciare la situazione alle forze di Polizia, con la certezza di  mantenere nei confronti di vittime e carnefici l’anonimato;

4) Le denunce  utilizzate unicamente come forma di “rimprovero”, nei confronti di un uomo  violento, e poi ritirate, su richiesta del maltrattante “pentito”, non sono mai  risolutive.

5) La remissione di querela da parte di una vittima, nei casi che la  legge considera talmente gravi da far procedere d’ufficio o considerare  irrevocabile la querela stessa , può non essere avvallata dall’autorità  giudiziaria, che proseguirà nell’iter processuale indipendentemente da eventuali  ripensamenti della diretta interessata;

6) Anche la rete può essere un contesto  per attuare molestie. Oggi il legislatore considera il così detto cyber stalking  come una forma aggravata della categoria degli “atti persecutori”. Le forze  dell’ordine specializzate in cyber stalking fanno capo alla Polizia Postale;

7)  La diffusione tramite e-mail, Facebook e altri social network e canali web di  immagini compromettenti, informazioni private, dati personali di terze persone,  può facilmente configurarsi come un reato di “diffamazione aggravata”;

8)  Camuffare la propria identità on- line, ai fini di recare danno o adescare una  persona di minore età è punibile penalmente con reclusione fino a un anno; Anche  la sola detenzione di materiale pedopornografico, ovvero contenente immagini e  video erotici con soggetti di minore età, costituisce reato;

9) È considerato  reato, includibile nella categoria “atti di violenza sessuale”, non solo lo  stupro, ma anche il palpeggiamento o la coercizione al bacio;

10) Essendo  decaduto il principio del “debito coniugale” è denunciabile anche un marito che  obbliga la moglie a “concedersi” o ad accettare modalità di rapporto sessuale  non volute.

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