Violenza ostetrica, parlano i ginecologi

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La ricerca che racconta cosa succede davvero in sala parto sta facendo discutere. Ma anche i medici ammettono che c'è molto da migliorare

Accostare la nascita a parole come maltrattamenti e abusi può sembrare un'eresia. Eppure in questi giorni non si è fatto altro. Il dibattito è nato dopo la pubblicazione di “Le donne e il parto”, la prima indagine nazionale sulla violenza ostetrica realizzata da Doxa. I dati sono inquietanti: più di un milione di mamme, ovvero uno su 4, ha subito, spesso inconsapevolmente, una qualche forma di violenza durante quello che dovrebbe essere uno dei momenti più belli della propria vita.

Ma c'è anche chi cerca di andare al di là di numeri e percentuali. Alessandra Kustermann è una delle ginecologhe più conosciute, primario alla Clinica Mangiagalli di Milano, e analizza con razionalità la ricerca. “Questo lavoro prende in considerazione donne che hanno avuto figli dal 2003 al 2017: si tratta di un periodo abbastanza lungo e da allora sono cambiate molte cose. Prima di tutto, è più diffusa l'epidurale e quindi il parto è diventata un'esperienza meno dolorosa e problematica. L'episiotomia invece si pratica meno: da noi, per esempio, si è passati in 5 anni dal 70% dei parti al 30%. E anche la manovra di Kristeller (quella in cui il medico spinge con l’avambraccio sulla pancia della paziente per favorire l’uscita del neonato, ndr) è oggi sconsigliata dall'Organizzazione mondiale della sanità. Certo, negli ospedali più piccoli capita che si esegua ancora, purtroppo, perché il personale è meno aggiornato”.

“Alcune risposte dell'indagine, poi, mi lasciano perplessa” prosegue la Professoressa Kustermann. “Il 72% delle intervistate, per esempio, tornerebbe nella struttura in cui è stata ricoverata: mi sembra una percentuale in contraddizione. Forse, allora, significa che per tante donne, purtroppo, il parto è stato più difficile del previsto. Allora, ben vengano ricerche di questo tipo che ci offrono indicazioni importanti per migliorare. Su un aspetto, infatti, non ci sono dubbi: la nascita deve essere meno medicalizzata. E' una tappa naturale, fisiologica, ed esami e interventi vanno evitati se non sono necessari. Come si fa? Medici e ostetriche devono essere più formati su nuove tecniche e anche le future mamme hanno diritto a corsi preparto specifici e mirati per prepararsi davvero all'evento. Servono ambienti intimi e soprattutto attrezzati”.

“È assurdo che nel 2017 si debba per forza partorire a letto, con un via vai di medici e infermieri che corrono concitati tra un turno e l'altro. La donna deve avere libertà di movimento, può camminare, stare seduta o nell'acqua e trascorrere questi istanti in una stanza intima e confortevole. Insomma, deve essere protagonista e rispettata. Sono piccoli dettagli che, però, fanno già la differenza. Perché la nascita è un momento dolce, unico e speciale”.

La pensa così anche l'onorevole e medico Benedetto Fucci, che è intervenuto nella polemica. “Urlare numeri eclatanti può solo peggiorare il rapporto di fiducia tra ginecologi e pazienti. Passiamo ai fatti: il parlamento sta esaminando diverse proposte di legge, tra cui una redatta da me, sulla promozione del parto fisiologico. I punti su cui insistiamo? L'accesso all'epidurale per tutti, il ricorso a cesarei e farmaci solo se necessario, il rispetto totale della volontà della donna. Ora speriamo che la legge diventi presto realtà”.

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