Non tutti possono fare i maestri

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di

Alex Corlazzoli

Dopo il video dei maltrattamenti nella scuola dell'infanzia di Vercelli, occorre ripensare al metodo di selezione degli insegnanti. Lo dimostrano i dati shock sui processi e le segnalazioni giornaliere contro le maestre 

Un'opinione di:
Giornalista, maestro, scrittore, viaggiatore. Quando arriva al mattino in classe porta sottobraccio...

Il video che ritrae le insegnanti della scuola dell’infanzia di Vercelli urlare e strattonare bambini tra i tre e i sei anni, è solo la punta di un iceberg. Basta ascoltare Ilaria Maggi, presidente dell’associazione “La via dei colori”, per capire la portata del feomeno della violenza a scuola. Ilaria ha fondato l'associaizone il 2 dicembre del 2010, a un anno esatto dai terribili maltrattamenti scoperti nell’Asilo Cip Ciop di Pistoia frequentato da suo figlio e da altre quattro famiglie che con lei hanno dato vita all’associazione.

“Oggi seguiamo 80 processi che riguardano maltrattamenti sui bambini e difendiamo più 400 parti offese di genitori”. Bastano questi numeri per renderci conto di ciò che sta accadendo.

Al numero verde dell’associazione arrivano 13 segnalazioni al giorno. Spesso si tratta solo di genitori che vogliono dipanare dei dubbi, di mamme ansiose ma sono anche telefonate di genitori che raccontano di bambini con sintomi preoccupanti: piccoli che smettono di mangiare, che non dormono più la notte, che si incupiscono e cambiano persino i lineamenti. Sono vittime di violenze, non solo psicologiche, che spesso sono avvenute a scuola: “Purtroppo abbiamo scoperto insegnanti che li tengono legati, oppure che fanno mangiare cibo vomitato, percosse fatte non solo con le mani. Le vessazioni sono all’ordine del giorno”.

Di fronte a queste parole dobbiamo fermarci. Serve rendersi conto al più presto che non tutti possono vivere nelle aule. Fare l’insegnante alla scuola dell’infanzia o alla scuola primaria è un mestiere che necessita di benessere psicologico. Oggi un docente viene affidato ad una classe senza alcun colloquio, senza che nessuno lo guardi negli occhi, senza che nessuno si possa rendere conto se questa persona è adatta al lavoro che dovrà fare. Si finisce in aula solo perché si è passato un concorso.

Ecco perché serve al più presto cambiare il metodo di selezione della classe docente, così come è necessario che nelle scuole, come accade nelle aziende, vi sia un responsabile delle risorse umane (magari un pedagogista o uno psicologo) in grado di monitorare la situazione, di organizzare il corpo docente in base alle persone che ci sono a disposizione o di intervenire di fronte ad evidenti casi di malessere che vengono segnalati da qualche genitore o collega.

Le telecamere di videosorveglianza sono il manifesto fallimento del ruolo della scuola: portare il proprio figlio in un luogo dove viene registrato è inquietante, significa già in partenza affidarlo nelle mani di qualcuno che dev’essere ripreso, controllato.

“Le maestre che denunciano, che stanno attente al lavoro dei colleghi, sono meglio di una telecamere di videosorveglianza”, spiega Ilaria Maggi che vorrebbe creare un vero e proprio “esercito” di insegnanti che sanno fare da sentinella.

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