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Parla la mamma di Giulia, vittima di omicidio stradale

di Tiziana Pasetti
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Finalmente anche in Italia esiste il reato di omicidio stradale. Una legge dovuta, che però non lenisce il dolore dei familiari di chi ha perso la vita. Come Marina, la mamma di Giulia, uccisa da un Suv una mattina del 2013. Da quel giorno Marina lotta per una giustizia giusta. Noi l'abbiamo intervistata nel 2014 e qui vi proponiamo la sua testimonianza, ancora più attuale oggi, che il reato di...leggi di più

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Finalmente anche in Italia esiste il reato di omicidio stradale. Una legge dovuta, che però non lenisce il dolore dei familiari di chi ha perso la vita. Come Marina, la mamma di Giulia, uccisa da un Suv una mattina del 2013. Da quel giorno Marina lotta per una giustizia giusta. Noi l'abbiamo intervistata nel 2014 e qui vi proponiamo la sua testimonianza, ancora più attuale oggi, che il reato di...leggi di più

«Alla cosa più scontata non pensi mai. Quando ho visto le scarpe di mia figlia abbandonate lungo il ciglio della strada ho iniziato a gridare. L’hanno rapita! Hanno rapito Giulia!». Marina ha 52 anni e fa la maestra in una scuola primaria del paese in provincia di Padova in cui vive, Santa Giustina in Colle. Venerdì 31 maggio 2013 per lei è giorno di riposo. È primavera inoltrata. Ma capitano quelle notti di pioggia, quelle che poi lasciano il profumo dell’erba nell’aria. Sono le 11, Giulia è appena rientrata da una commissione. «Avrei voluto dirle di sistemare il suo angolo musicale: il pianoforte, le due chitarre, l’ukulele» racconta Marina. «Però voleva andare a trovare mia madre, così le ho detto solo di tornare per pranzo, a mezzogiorno». C’è un prato che divide la casa di Giulia da quella di sua nonna. Un prato perfetto per le corse di una bambina e per le falcate di una giovane donna. Cento metri percorsi migliaia di volte. «Però quel giorno Giulia ha deciso di passare lungo la strada, a causa della terra bagnata. Un rettilineo sicuro, senza alberi. Non c’era nebbia, né un sole abbagliante. Camminava come le avevamo insegnato, in senso contrario a quello di marcia delle auto». Marina è occupata nei lavori di casa quando sente un rumore sordo. Chissà cosa sarà stato, domanda al marito. Sono le 12, la tavola è pronta. Le 12 e 10. Marina prova a chiamare Giulia al cellulare. Risponde la segreteria. Le 12 e 20. Ancora la segreteria. Marina telefona a sua sorella, che vive in casa con la madre: «Giulia non è mai arrivata» si sente rispondere.

Quanti sono gli incidenti? «L’hanno rapita!» continua a gridare Marina uscendo in strada. «Pensavo a Yara Gambirasio. Poi una volante si è fermata accanto a me e mio marito. Ci hanno chiesto chi eravamo, se avevamo una figlia». Giulia aveva appena compiuto 21 anni, era negli scout e voleva diventare infermiera quando un Suv nero l’ha investita. Una delle troppe vittime di incidenti stradali.

Gli ultimi dati Istat si riferiscono al 2012 e, nonostante la percentuale dei morti risulti in calo rispetto al 2011 (-5,4%), il loro numero è comunque drammatico: 3.650. I luoghi più rischiosi sono le strade extraurbane, come quella che percorreva Giulia. Lo scontro le procura ferite che, secondo il perito incaricato dal giudice, sarebbero guarite in 60 giorni. Questo se la donna al volante, 63 anni, si fosse fermata e le avesse prestato soccorso. Ma non l’ha fatto. «Credevo di avere urtato un ramo o un sasso» ha riferito durante gli interrogatori. Invece era il polso destro di Giulia, incastrato nella carrozzeria dell’automobile. Quattro chilometri di attrito, fino al cortile della casa della donna. Giulia, ritrovata senza scarpe e senza abiti, è morta dissanguata.

Quali le cause? «La donna che ha ucciso mia figlia era sotto l’effetto di psicofarmaci» racconta Marina. «Benzodiazepine. Era in cura da 20 anni per disturbi depressivi cronici. A luglio di 2 anni fa le avevano rinnovato la patente. Tra le 4 ipotesi di reato che le sono state contestate, oltre all’omicidio colposo, alla guida in stato di alterazione psicofisica e all’omissione di soccorso, c’è anche la falsa attestazione: per 2 volte, nel questionario di rinnovo, alle domande relative all’assunzione di farmaci o alla presenza di malattie psichiche, lei aveva barrato le caselle del no. Il rinnovo della patente oggi prevede l’utilizzo di moduli di autocertificazione. Nessun contatto diretto esiste tra i medici di base e le commissioni locali per le patenti.

«Sarebbe invece utilissimo» sostiene il dottor Giuseppe Giovannetti della Asl Roma H. «Se un medico avesse il compito di avvisare immediatamente gli uffici competenti appena viene a conoscenza di cambiamenti di salute dei propri pazienti si eviterebbero tante stragi e si tutelerebbero tutti. Non sarebbe lesivo della privacy. Sarebbe etico, deontologico e utile». Solo una piccola parte degli incidenti stradali è da imputare a guasti del veicolo o a cedimenti delle strade. La prima causa è il mancato rispetto dei limiti di velocità, seguito dalla guida in stato di ebbrezza o sotto l’influenza di psicofarmaci.

Serve introdurre il reato di omicidio stradale? Marina non ha intenzione di arrendersi: «Io pretendo una giustizia giusta. L’assassina di mia figlia è stata 6 mesi agli arresti domiciliari. E adesso? L’appuntamento in tribunale per il processo è il 19 marzo 2014. Ma una società deve essere regolata da norme e leggi, per evitare il caos. Bisogna introdurre nel codice penale il reato di omicidio stradale». Marina lo afferma con tono sicuro, sottolineandolo più e più volte: «Non sempre si tratta di omicidio colposo, cioè non intenzionale: se uno sa di essere ubriaco o di aver preso psicofarmaci, si mette alla guida e causa un incidente, è omicidio volontario».

Durante il discorso al Senato per la fiducia al governo, il neopremier Matteo Renzi ha toccato l’argomento ricordando il caso di Lorenzo Guarnieri, il ragazzo di 17 anni che nel 2010 a Firenze fu ucciso da un uomo che guidava un motorino sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. E anche l’ex ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri aveva annunciato, il 1° gennaio 2014, l’intenzione di istituire questo reato. La nuova proposta di legge (per la quale si può firmare sul sito www.omicidiostradale.it) prevede una pena che va dagli 8 ai 18 anni per chi causa incidenti in stato di ubriachezza o dopo aver assunto sostanze stupefacenti. Ci sono anche l’arresto in flagranza e il ritiro definitivo della patente. «Non posso far tornare indietro mia figlia» sussurra Marina «ma posso dare un senso a quello che è accaduto impegnandomi affinché nessuna vita venga più stroncata così. Baden Powell, il fondatore del movimento scout che Giulia tanto amava, diceva che mentre viviamo la nostra vita terrena dobbiamo cercare di fare qualcosa che possa rimanere dopo di noi. E ricordare che essere buoni è qualcosa, ma che fare il bene è molto di più».

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