Yara: e se non fosse lui il colpevole?

Una foto rilasciata dall'ufficio stampa dei carabinieri mostra il presunto assassino di Yara Gambirasio, Massimo Giuseppe Bossetti (C) mentre viene portato nella caserma del comando provinciale dei Carabinieri, a Bergamo 16 giugno 2014. CARABINIERI
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Monica Triglia

La prova del Dna lo inchioda. Ma Massimo Giuseppe Bosseri, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, si dice innocente. E in questa storia, che ricorda una fiction tv, tra la gente il dubbio cresce...

E se non fosse lui l’assassino?

È un pensiero che mi è venuto in testa vedendo in tv le immagini dell’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti, muratore 44enne di Mapello (Bergamo), accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni uccisa il 26 novembre del 2010 e ritrovata tre mesi dopo in un campo di sterpaglie a Chignolo d’Isola.

Quell’arresto mi ricordava una fiction: i poteri straordinari, e soprattutto infallibili, della scienza, e la tenacia di investigatori che non si erano mai arresi, erano riusciti là dove tutto sembrava essere impossibile. Individuare, grazie all’esame di una piccolissima traccia di Dna, il presunto assassino, in un contesto di tradimenti e figli naturali e padri che si scoprono non padri dopo 40 anni che ha molto il sapore di un film tv. Ebbene, ora quell’uomo veniva portato in carcere in diretta televisiva.
Sì, ma se non fosse lui l’assassino?

Ho cercato di scacciare il dubbio. Bosseri si dice innocente ma gli investigatori hanno in mano indizi schiaccianti, indiscutibili. «La nostra è una certezza basata su prove scientifiche praticamente prive di errore» ha spiegato ai giornalisti il procuratore di Bergamo, Francesco Dettori. Dunque l'assassino non può essere che lui: «Crediamo o non crediamo alla scienza?».

«Ci crediamo, perché la scienza può essere infallibile. Ma chi non è infallibile, per esempio, sono gli scienziati». Sandrone Dazieri è un famoso scrittore di noir, autore della sceneggiatura di fiction tv come Squadra Antimafia e Ris. Ha appena pubblicato il suo nuovo romanzo Uccidi il padre (Mondadori), che è già in classifica. Dazieri si rifiuta da sempre di commentare i casi di cronaca: «Non parlo di ciò di cui non conosco i dettagli» dice. E aggiunge: «E comunque ritengo una persona innocente finché la legge non ne prova definitivamente la colpevolezza».

BqwYLSgCQAICnp8 Credits: Sandrone Dazieri con il suo gatto che ha chiamato Uccidi-il-padre, come l'ultimo romanzo appena uscito in libreria
Una foto rilasciata dall'ufficio stampa dei carabinieri mostra il presunto assassino di Yara Gambirasio, Massimo Giuseppe Bossetti (C) mentre viene portato nella caserma del comando provinciale dei Carabinieri, a Bergamo 16 giugno 2014. CARABINIERI
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Una foto rilasciata dall'ufficio stampa dei carabinieri mostra il presunto assassino di Yara Gambirasio, Massimo Giuseppe Bossetti (C) mentre viene portato nella caserma del comando provinciale dei Carabinieri, a Bergamo 16 giugno 2014. CARABINIERI

Ma sul tipo di indagini, sulle certezze degli investigatori e sui dubbi dell’opinione pubblica Dazieri ha un’opinione precisa. «Ho parlato spesso con professionisti che si occupano di indagini. Ecco, posso dire che un dato scientifico esatto non è necessariamente una prova di colpevolezza se mancano elementi importanti come un movente, un’arma….». Che, almeno per il momento, non ci sono. Il coltello che ha ucciso Yara non è mai stato trovato. Il movente non si conosce, perché non c’è stata violenza sessuale, che è quello a cui tutti avevano pensato.

Bosseri non confessa e tra la gente cresce il dubbio. «Hanno già sbagliato una volta» commenta qualcuno, ricordando il marocchino Mohamed Fikri, che ha dovuto attendere due anni prima che gli venisse archiviata l'accusa di omicidio. Anche il sacerdote di Brembate invita i fedeli alla cautela: «Quando pensiamo a un omicida pensiamo a una persona feroce… Qui siamo di fronte al padre di tre bambini… Oso sperare che non sia stato lui…».

Dazieri, ma se una traccia di Dna viene trovata sullo slip di una ragazzina uccisa, e quella traccia appartiene a un uomo identificato, che dubbi ci possono essere? «Io penso che gli investigatori siano stati bravissimi nell’individuare la persona a cui appartiene. Ma bisogna capire come, quando e perché  quella traccia fosse là dove è stata trovata. Se io volessi, con questi elementi,  potrei costruire una storia, potrei immaginare, per esempio, che un cane ha morso il Bossetti e poi, aggirandosi nel campo dov’era il cadavere di Yara, ci ha sbavato sopra…  È solo una fiction la mia, ma è un esempio per dire ancora una volta che non basta il riscontro scientifico a indicare come omicida una persona».

La prova del Dna ha un margine di errore dello 0,00013 per cento. C’è chi pensa che sia davvero niente se si guarda al calcolo delle probabilità. E chi ritiene invece che sia comunque  troppo se si corre il rischio (bassissimo, infinitesimale, ma rischio) di dare in pasto all’opinione pubblica un mostro presunto, ma non accertato.

Ditemi, se volete, cosa ne pensate voi.

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