10 idee per valorizzare il talento femminile

Credits: Joey Guidone
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Myriam Defilippi

Sono quelle lanciate dai giovani laureati che hanno vinto il Premio Valeria Solesin. Nelle loro tesi analizzano le difficoltà che affrontano le donne (tanto per conciliare famiglia e professione quanto per fare carriera). E cercano di superarle

«È così che si ricorda una ricercatrice. La ricerca è ciò che fa andare avanti la società». Con queste parole il 28 novembre Luciana Milani, mamma di Valeria Solesin, ha salutato i 10 vincitori del premio intitolato a sua figlia, uccisa nella strage di Parigi del 2015. L’iniziativa, nata da un’idea di Paola Corna Pellegrini, amministratore delegato di Allianz Global Assistance, e promossa dalla stessa Allianz e dal Forum della meritocrazia, è rivolta a laureati con tesi sul talento femminile e prevede premi in denaro e stage. «Ci sono arrivate ricerche interessanti e originali» racconta Renata Semenza, presidente del Comitato scientifico del premio e docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’università degli Studi di Milano.

«Sono studi importanti per 2 ragioni. I contraccolpi immediati della crisi economica, come la chiusura di tante aziende, li hanno pagati soprattutto gli uomini. Ma gli effetti a lungo termine, a partire dai tagli al welfare, saranno pesanti per le donne. Intanto nell’agenda dell’Unione europea la parità di genere è “scavalcata” da altri temi ed è quasi data per scontata. C’è, invece, tanto da fare». Proprio di questo abbiamo parlato con i 10 vincitori: di ognuno riportiamo qui una proposta che, se realizzata, può far bene alle donne e, attraverso di loro, a tutta la società.

Vince ancora la discriminazione

Il talento femminile, le donne, il lavoro: quanto spesso e in che modo questi temi viaggiano sul web? La risposta è in una ricerca presentata durante l’assegnazione del premio intitolato a Valeria Solesin. Ecco cosa raccontano siti e social network. Nell’ultimo anno in 5.700 conversazioni via web si è parlato di talento femminile. Nel 77% dei casi lo si è citato riferendolo al mondo dell’arte. Sono 107.000 le conversazioni online in cui nell’ultimo anno si è parlato di donne e lavoro. Nel 46% dei casi l’attenzione si concentrava sul tema della violenza e delle discriminazioni. Altre questioni dibattute: il doppio lavoro tra casa e ufficio (22%), le differenze tra uomo e donna (16%), la capacità di leadership delle donne (9%) e il salario femminile spesso inferiore a quello degli uomini (7%). In entrambi i casi (talento e lavoro) 7 partecipanti alla conversazione su 10 sono state donne (Fonte: MSL Italia).

Salvatore Lattanzio, Università Bocconi di Milano

L’orario flessibile favorisce la conciliazione «Le donne hanno di solito stipendi più bassi per vari motivi: finiscono spesso segregate nelle aziende meno profittevoli, che pur pagando stipendi inferiori vengono scelte perché più vicine a casa. Una volta assunte, poi, hanno scarso potere di contrattazione e la cura della famiglia porta via loro chance di carriera. Un nodo da sciogliere è l’orario flessibile: l’Italia è al di sotto della media Ocse per il numero di aziende che lo concedono. Eppure proprio l’elasticità sui tempi potrebbe spianare la strada alla conciliazione tra professione e figli».

Carola Ghio, Università Bocconi di Milano

Le quote rosa sono più meritocratiche di quanto si pensi «La legge Golfo-Mosca, che dal 2012 ha introdotto da noi l’obbligo di quote rosa nei vertici aziendali, ha una durata prestabilita di 10 anni. Si sta rivelando utile per far entrare nell’impresa talenti femminili al di fuori delle famiglie proprietarie, perché spinge a selezionare le eccellenze in un bacino più ampio. Il confronto tra i consigli di amministrazione in Francia (che ha le quote rosa) e quelli in Inghilterra (che non le ha) mostra che le aziende con più donne ai vertici si espandono maggiormente all’estero».

Arianna Comizzoli, Università degli Studi di Milano

I congedi di paternità vanno allungati «Le nostre politiche familiari sottendono una visione antiquata: alla nascita di un figlio i congedi obbligatori sono di 5 mesi per la madre e di 2 giorni per il padre. Va invertita la rotta: anche la Spagna ha portato i congedi obbligatori per gli uomini a 4 settimane. Il motivo? Dove il padre partecipa di più alla cura dei figli il tasso di occupazione femminile cresce e, con esso, l’economia del Paese».

Silvia Scalzotto, Università di Padova

Occorrono maggiori incentivi per le imprenditrici «Una donna che apre un’impresa fatica a trovare finanziamenti e spesso ripiega su un progetto di minore valore. Occorre sviluppare i network tra le imprenditrici, perché possano scambiarsi consigli. E vanno rivisti gli incentivi alle aziende femminili previsti dalla legge 215 del ’92: in molte Regioni non ci sono più bandi. Mentre in altre c’è il “click day”, cioè ottiene soldi chi si iscrive prima: un criterio antimeritocratico e scoraggiante».

Silvia Macciò, Università di Padova

Servono interventi che sostengano le lavoratrici dopo la maternità «La mia ricerca si è concentrata sulle donne con un impiego che diventano madri per capire cosa succede a 2 anni dal parto: il 22% non lavora più e quasi la metà di chi lo fa incontra molte difficoltà nella gestione casa-lavoro. Per sanare il conflitto tra maternità e professione e non disperdere talenti servono interventi, come l’orario flessibile, che aiutino chi rientra dopo la maternità».

Viola Fornasari, Università degli Studi di Torino

Meritocrazia è anche riconoscere il valore delle donne “normali” «Ho studiato le migranti marocchine e rumene a Torino, madri e lavoratrici: sono donne molto meno passive di come spesso le rappresentiamo. Hanno talenti, e titoli di studio da noi non riconosciuti, da valorizzare. È giusto puntare sulla leadership femminile ai vertici aziendali ma anche dare meriti alle donne “normali”».

Carolina Gerli, Università Bocconi

Promuovere le donne in politica riduce la corruzione «Dallo studio di 175 Paesi tra il 1985 e il 2015 emerge un dato chiaro: dove ci sono una democrazia forte e un contesto culturale favorevole all’emancipazione femminile, se con l’introduzione delle quote rosa sale la presenza di donne in Parlamento, diminuisce la corruzione percepita».

Federica Masciotra, Università D’Annunzio Chieti-Pescara

Le aziende devono valorizzare le manager ai vertici «Nel 2016 c’erano 687 donne nei board delle società quotate in Italia. Con loro il processo decisionale è diventato più snello, l’età media degli amministratori è scesa ed è salito il numero di possessori di titolo postlaurea. Ma troppe aziende considerano le donne nei loro board inadeguate a ricoprire le posizioni al top».

Federica Piccinini, Università degli Studi Milano Bicocca

Alle selezioni va previsto un numero minimo di candidate «Le donne nei board aziendali dal 2004 al 2013 nelle società in Borsa confermano che le quote rosa hanno dato un buon scossone al mercato. Ma servono pari opportunità già a livello di selezione: tra i candidati per un posto di lavoro va prevista una percentuale minima di donne».

Elisa Chieregato, Università degli Studi di Pisa

Devono aumentare i servizi per i bambini e gli anziani «Ho analizzato i congedi di maternità e paternità in Italia e Francia. Per valorizzare il talento femminile servono più coinvolgimento degli uomini nella cura dei figli e degli anziani e investimenti pubblici in strutture e servizi per la prima infanzia e la terza età».

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