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Chiedereste a un uomo che si dimette se lo fa perché vuole un figlio?

Francesca Folda, direttore del mensile più letto in Italia, Focus, ha appena dato le sue dimissioni. E ha accettato di sfatare con noi i 6 pregiudizi più diffusi su donne e carriera

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Francesca Folda, direttore del mensile più letto in Italia, Focus, ha appena dato le sue dimissioni. E ha accettato di sfatare con noi i 6 pregiudizi più diffusi su donne e carriera

Quando una donna si dimette da un ruolo di prestigio, ci sono almeno 6 spiegazioni che ci vengono in mente e nessuna è “desidera nuovi stimoli per la sua vita professionale”.

L’ombra della sconfitta oscura l’orizzonte di questa scelta.

E un senso di tradimento pervade l'esercito di donne lanciate allo sfondamento del cosiddetto soffitto di cristallo, quello che le separa dalle posizioni al vertice delle aziende.

Pochi giorni fa, questa decisione è stata annunciata da Francesca Folda, direttore 41enne del mensile (maschile) più letto d’Italia, Focus.

Quando ho scoperto che si era dimessa non per dirigere un altro giornale ma per viaggiare e, letteralmente, ripartire, le ho chiesto di accompagnarmi nel labirinto dei pregiudizi su donne e carriera.

Ha accettato. E questo è il resoconto più o meno fedele del nostro piccolo viaggio.

#pregiudizio n.1: ti hanno mandata via

«Dal giorno in cui ho annunciato le mie dimissioni, chi mi conosce bene mi chiama e si congratula. Altri mi mandano messaggi che suonano più o meno così: “Mi dispiace, non immaginavo”. “Chiamami se hai bisogno”. “Ohi, io ci sono”», mi racconta con un sorriso talmente grande che sembra unire due punti cardinali.

L’ho incontrata alle 8 del mattino perché, ancora adesso, non esce dall'ufficio prima delle dieci di sera:  deve lasciare la “cose in ordine” e chiudere progetti importanti per Focus prima di andar via.

E alla domanda «Come stai?», mi ha risposto col romanesco che ogni tanto le riaffiora: «'Na favola».

Certe felicità neanche con anni di recitazione riesci a simularle. Direi di passare oltre.
#pregiudizio n.2: vuoi dedicarti ai figli

«Ehm, non ne ho».
e allora #pregiudizio n.3: vuoi fare un figlio

«Hai presente quella vecchia idea che non hai fatto figli perché hai sempre pensato alla carriera? O che ti dedichi tanto al lavoro perché devi riempire il vuoto dovuto all’assenza di un figlio? Be’, io ci convivo da sempre. Ma la verità è che mi piacerebbe avere dei figli, semplicemente non è capitato.

La vita personale non è in guerra con quella professionale, non ho mai pensato che l’una fosse colpa o merito dell’altra. Anzi, se lascio questo lavoro non è per concentrarmi su di me, ma per un progetto professionale. Per il grande amore che provo per il mio lavoro e che, come tutti i grandi amori, non pretende l'esclusiva. Piuttosto è una passione che deve essere coltivata e rinnovata».
#pregiudizio n.4: sei stressata

«Stanca sì, stressata no.

Non sto tirando i remi in barca o scegliendo un piano B. Sto cercando nuove vie per realizzare il piano A. E ho tanta di quella energia da tirar fuori che devo faticare per tenerla a freno.

Per ora, l’unica decisione che ho preso è un biglietto di sola andata per la Nuova Zelanda. Ho scelto il posto in assoluto più lontano perché da lì non posso fare altro che avvicinarmi».
#pregiudizio n.5: te lo puoi permettere perché non hai legami

«E chi l’ha detto? È comodo credere che chi fa scelte del genere sia un anaffettivo. Ma non è il mio caso.

Ho molte amicizie vere, importanti. A Roma ho due genitori che sento almeno una volta al giorno. E due nipoti, Ilaria e Federico, di 13 e 16 anni, che sono il motore di tante cose. Viaggio e cresco con loro da quando sono nati.

Di fronte a questa scelta, per prima cosa ho pensato al messaggio che stavo dando a loro. Credo che sia positivo: una lezione di coraggio e un invito a guardare il mondo da punti di vista diversi».
#pregiudizio n.6: sei ricca di famiglia

«Non è così. Anzi, ho grande rispetto dei soldi che i miei genitori hanno investito nel farmi studiare e di quelli che ho guadagnato in questi anni.

Semplicemente, la mia visione di lungo periodo mi ha fatto scegliere di viaggiare leggera. Quando sono diventata direttore, non ho investito nei simboli dello status: ho comprato un’auto di seconda mano e una casa di 50 metri quadrati. Creando, senza saperlo, le condizioni ideali per compiere una scelta del genere.

Ciò non toglie che io abbia paura a lasciare un posto fisso di questi tempi. L’altro giorno ho fatto un check-up medico. Sto benissimo, per fortuna. Ma per la prima volta ho provato un brivido all'ipotesi di scoprire un problema di salute e di non avere la sicurezza di uno stipendio per gestirlo».



 

Accidenti, ho esaurito i pregiudizi. Mi tocca capire cosa c’è dietro questa scelta. Francesca, qual è il progetto professionale che coltivi?

«C’è chi considera il ruolo di direttore di una testata una conquista. Io penso che ci sia tutto da conquistare perché sta cambiando il contesto in cui questa professione si svolge.

Noi che lavoriamo nel mondo dell’informazione (ma vale anche in tanti altri ambiti) stiamo cercando un nuovo modello di business che sia sostenibile nell’era digitale. Ma non lo troveremo guardando il giornalismo  con gli occhi e con le logiche del passato. Solo uscendo e osservando le cose dall’esterno potremo riuscirci.

Amo portare l’Africa come esempio. In Kenya la maggior parte delle persone non ha mai avuto un quotidiano, un televisore un pc. Ora anche in mezzo alla savana tutti hanno un cellulare e ci fanno di tutto. M-Pesa, il sistema che permette di fare pagamenti col telefonino, raccoglie più soldi di tutto il sistema bancario.

Io sto meditando di partire per il mio viaggio solamente col cellulare, ma non per tenere un blog o per dimostrare che riesco a pagare le bollette dall’altra parte del mondo, bensì per provare a vivere il presente libera dalle abitudini (e dal peso) del passato e per capire come in futuro sceglieremo di informarci. Meno chili in valigia, nuove possibilità».
E adesso, 3 cose che ho imparato da questa chiacchierata con Francesca.

1) I buoni genitori danno radici e ali: radici per sapere dov’è casa e ali per prendere il volo.

Lo ha scritto un giorno su Facebook la sua maestra delle elementari ormai in pensione. E quel giorno Francesca ha capito che doveva dire grazie ai suoi genitori che, pur essendo testimonial del posto fisso, le hanno instillato un profondo senso di libertà.

2) Quando scegli di seguire te stessa e non i totem del successo, allora il successo arriva.

Francesca l’ha fatto altre 3 volte prima di questa (e le è sempre andata benissimo).

La prima: «Ho lasciato l’università a quattro esami dalla laurea e con la media del 29 per la fare la scuola di giornalismo. Un po’ me ne pento, ma non rinnego quella scelta. Gli studi di filosofia fanno parte di me, anche senza “pezzo di carta”».

La seconda: «Finita la scuola di giornalismo, ho avuto l’opportunità di una sostituzione estiva al TG5 a Roma, la mia città. Era un contratto di quattro mesi: ho lasciato dopo un mese perché non mi sentivo portata per la televisione e sono tornata a Milano».

La terza: «Ero a Panorama da otto anni, firmavo inchieste di copertina, facevo trasferte all’estero, avevo vinto premi, tra cui il Saint Vincent. Ho chiesto io di passare al web. Era il 2007, il giornalismo digitale era ancora considerato di serie B (e pensa che per qualcuno lo è ancora!). Eppure è proprio grazie a quella esperienza che mi hanno chiamato a dirigere Sky.it».

E per finire

3) Hai davvero sfondato il soffitto di cristallo, quando ti senti libera di salire e scendere a tuo piacimento.

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