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Le app di successo create dalle donne

di Isabella Colombo
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Nel nostro Paese ormai quasi la metà dei titolari di piccole e medie imprese sono donne. Nel settore più tecnologico, però, si fermano al 19%. Ed è un vero peccato perché per fare business in questo ambiente in forte crescita non bisogna per forza essere dei tecnici o degli informatici. Lo dimostrano le storie di queste imprenditrici che hanno trovato l’idea giusta per guadagnare con le app.

Federica Pascotto44 anni, cofondatore di  ART STORIES , app che aiutano le famiglie con bambini a visitare, divertendosi, musei e città d’arte.

«Ero un’esperta di servizi educativi museali, la mia socia curava progetti di sviluppo locale: una volta, in Val d’Aosta, eravamo davanti a un castello con i nostri bambini scalpitanti e niente da raccontare. Si è accesa una lampadina: creare app che spiegassero in modo divertente arte e storia. Siamo partite con il Castello Sforzesco di Milano e poi sono arrivate commesse per il Museo dei Bambini e Palazzo Marino».

Come ce l'ha fatta «Avevamo l'idea ma non le competenze informatiche, così ci siamo autofinanziate per pagare degli sviluppatori. Che adesso abbiamo inglobato nella nostra società».

Elisa Fazio35 anni, ceo di FLAZIO, piattaforma che permette a chi non ha le competenze di creare il proprio sito web.

«Avevo un lavoro come consulente delle pubbliche amministrazioni. L’informatica era una passione: aiutavo mio fratello, sviluppatore, a creare siti internet. Lui aveva ideato un sistema semplice che permetteva a tutti di creare pagine web, io gli ho proposto di venderlo online. Grazie ai bandi per lo sviluppo di start up abbiamo trovato investitori e assunto otto persone».

Come ce l'ha fatta «Ho unito il talento di mio fratello alla mia visione d'insieme. Noi donne siamo intimorite dagli aspetti tecnici ma siamo brave strateghe. Basta trovare una spalla ed è fatta».

Sara Mervi, 43 anni, fondatore di PINK UP, società che sviluppa app utili alle donne che vogliono tenere traccia dei momenti più importanti della loro vita.

«Avevo un impiego in banca e quando sono rimasta incinta del secondo figlio ho cercato app che mi aiutassero a seguire la gravidanza. Le poche esistenti erano straniere e così ho deciso di creale io. Ho investito la liquidazione per pagare gli sviluppatori. E per trovare altri fondi ho puntato sui business angels incontrati ai convegni su impresa e tecnologie. Ora lavoro con una socia che si occupa di marketing, tre sviluppatori e un grafico».

Come ce l'ha fatta «In banca lavoravo a fianco di esperti informatici. Sono ormai in tante aziende: la curiosità per il loro lavoro mi ha permesso di entrare in confidenza con questo ambiente».

Sara Colnago, 34 anni, ceo di Business Competence, società che sviluppa app per aziende e ha ideato DOGALIZE, il social di chi ha un cane.

«Lavoravo nelle risorse umane quando un consulente informatico per le aziende mi ha proposto di aiutarlo. Oltre a fare consulenza, sviluppiamo progetti nostri come Dogalize, il social per animali da compagnia che è nato da una mia esigenza: gatto malato e veterinario in vacanza. Ora abbiamo una community di 350 mila utenti».

Come ce l'ha fatta «Ho accettato la scommessa e il rischio: io cercavo una svolta lavorativa. Il mio socio un aiuto e  idee fresche. L'unione fa la forza».

Monica Archibugi28 anni, ceo di LE CICOGNE, un portale, con relativa app, che fa incontrare famiglie e babysitter.

«Mentre studiavo Economia  lavoravo come babysitter. Le famiglie mi chiedevano di portare i bambini agli impegni pomeridiani, ma non riuscivo a soddisfare le richieste. Così ho coinvolto le amiche. Quando il giro è aumentato in maniera esponenziale ho capito che avevo tra le mani un lavoro. Su sito e app le babysitter saldano l'iscrizione e il sistema online di pagamento delle loro ore di lavoro garantisce all’azienda una percentuale di intermediazione».

Come ce l'ha fatta «Mi sono iscritta a un corso per aprire una start up: lì ho capito come cercare figure tecniche di supporto e fondi».


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