Assumere donne alle aziende conviene

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Myriam Defilippi

Assumere più donne e favorire la loro carriera è una cosa giusta e, soprattutto, alle aziende conviene. Per almeno 4 ragioni

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Si occupa di attualità, in particolare lavoro ed economia. È l'”amministratore...

Che debbano esserci più posti di lavoro occupati da donne, e più posti di qualità con donne presenti, lo si dice da tempo,  con - ammettiamolo - anche qualche esondazione nella retorica e con modesti risultati pratici. Ma oggi - qui sta la novità -è sempre più chiaro che far lavorare le donne conviene.

Quello che è successo questa settimana in Italia su questo fronte lo dimostra. L'Istat ci fa sapere che poco meno di una donna su 2 lavora (il 49,1%). Si tratta del dato più brillante degli ultimi anni che, però -e giustamente - è stato commentato senza tripudi ma con preoccupazione e con la consapevolezza che occorra agire in fretta, e in modo robusto, per non dissipare una buona metà di quello che le donne italiane possono rappresentare: prezioso capitale umano e professionale. Non a caso, sempre questa settimana, oltre 100 imprese hanno sottoscritto il Manifesto per l'occupazione femminile, un documento con 9 punti operativi promosso da Valore D, associazione di cui fanno parte 166 aziende dove lavorano in totale un milione e mezzo di persone.

Ci sono quindi imperativi morali che stimolano a far lavorare le donne, combattendo i tanti ostacoli che le relegano ai margini del mercato del lavoro, e a promuovere la loro ascesa verso posizioni di vertice. Ma oggi questi imperativi morali sempre più vanno a braccetto con gli obiettivi di bilancio e con una visione strategica che prepari le aziende ad attraversare la quarta rivoluzione industriale con le sue sfide e le sue opportunità. I motivi? Eccoli.

1. Creiamo profitti per l'azienda

Sandra Mori, presidente di Valore D, lo ha detto in modo chiaro: «Ottenere la parità di genere nel mondo del lavoro è importante dal punto di vista etico certo, ma anche economico per i suoi effetti benefici sul Pil e anche microeconomico: è un valore per le aziende, le rende più profittevoli». I numeri confermano le sue parole: con un tasso di occupazione femminile pari a quello maschile – stimava nel 2016 il Fondo monetario internazionale – il Prodotto interno lordo del Paese può crescere del 12%. E - racconta una ricerca dell’agenzia McKinsey “Women Matter” – se il 66,5% degli acquisti familiari è deciso dalle donne, non averle al proprio interno per chi produce significa non capire le loro esigenze. Questo ha una ricaduta finanziaria tangibile: per le aziende con maggiore presenza di donne è più facile creare i prodotti e i servizi che il mercato chiede, quindi possono produrre e vendere di più.

2. Portiamo innovazione in azienda

Sempre a commento del Manifesto per l'occupazione femminile il viceministro per lo Sviluppo economico ha sottolineato come «la presenza della donne nelle imprese e nei livelli di governo delle stesse rappresenti una straordinaria leva per l’innovazione, la produttività, la crescita». Termini, questi ultimi, sposati anche da studiosi come il sociologo americano Scott Page che, nel saggio “The Difference”, dimostra quanto la diversità crei gruppi, aziende, scuole e società migliori, perché proprio il confronto tra pensieri differenti stimola l'innovazione e l'efficienza. Walter Ruffinoni, amministratore delegato di Ntt Data Italia, tra i firmatari del Manifesto, aggiunge: «Le caratteristiche del genere femminile, come saper essere inclusivi, ascoltare e collaborare, costituiscono i pilastri della leadership del futuro». Insomma, ogni donna che entra in azienda e che ne sale i gradini professionali può portare con sé un bagaglio di attitudini sempre più cruciali.

3. Siamo fedeli all'azienda

Investire sulle donne con i programmi riuniti nella sigla D&I (diversità e inclusione) conviene alle aziende, perché le donne sono più "fedeli" alle aziende stesse. Anche qui i dati parlano: un terzo delle donne (33%) cambia solo due volte società nell'arco di una vita lavorativa, contro il 17% degli uomini. E quelle che restano rivestono in media 4 o più ruoli professionali, sfoderando capacità e competenze variegate e flessibili, quelle di cui oggi il mercato del lavoro è affamato.

4. Miglioriamo credibilità e prospettive dell'azienda

C'è poi una sigla, GRI (Global reporting initiative), sottesa anche al Manifesto e molto per addetti ai lavori, ma che rivela un trend importante a cui possiamo contribuire e da cui possiamo ricevere benefici. In sostanza il GRI fornisce linee guida internazionali per la elaborazione di un Bilancio di sostenibilità, un rapporto che fotografa come una certa organizzazione si stia muovendo sul fronte ambientale e sociale, comprese quindi le azioni che promuove per la parità di genere. Il motivo? Le aziende con un occhio attento a questi parametri hanno migliori credibilità, reputazione e performance. Come è assodato che costa meno preservare e proteggere l'ambiente anziché cercare di tamponare i danni che gli si sono inferti, così investire sulla forza lavoro femminile non significa solo fare una cosa giusta. Significa, e significherà sempre più, fare per l'intera società la cosa migliore.

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