Come rispondere alle domande-trappola del colloquio

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Isabella Colombo

Già affrontare l’intervista per ottenere un contratto non è facile. Se poi il selezionatore ti rivolge una domanda scomoda, l’incontro può trasformarsi in un flop. Preparati prima con i nostri consigli

Barare sul livello di inglese o gonfiare le competenze informatiche durante un colloquio di lavoro non è una buona idea. Un bravo selezionatore si accorgerà subito che stai imbrogliando perché il linguaggio non verbale ti smaschera.

«Una cosa è mentire, un’altra è fare marketing di sé. Bisogna dire la verità ma imparare a “venderla” bene» spiega Roberto D’Incau, coach e cacciatore di teste. «Per questo è necessario prepararsi prima».

Anche perché le ricerche dicono che in media solo 7 candidati su tutti quelli che si propongono vengono scelti per il colloquio. Questo vuol dire che sei già a buon punto. E con i nostri consigli puoi persino volgere a tuo favore le domande scomode. SFOGLIA LA GALLERY PER SCOPRIRLE

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    PERCHÉ HA LASCIATO IL PRECEDENTE LAVORO?

    «Ammettere di avere avuto problemi con l’ultimo impiego può farti sentire a disagio» spiega Francesca Contardi, recruiter e docente di Gestione delle carriere all’Università Liuc di Castellanza (Va). «Lo stesso capita se sei stata licenziata. Non essere evasiva, punta l’attenzione sul fatto che vuoi cambiare per migliorare».

    Come ribattere  “Non vedevo prospettive di crescita professionale” o “Il mio ex capo non sapeva gestire il team”. Sono altri modi di dire la verità, cioè che eri rimasta al palo nel primo caso e che non andavi d’accordo con i colleghi nel secondo. In questo modo metti in rilievo due qualità: la voglia di migliorarti e di fare squadra.

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    HA GIÀ SOSTENUTO ALTRI COLLOQUI?

    «Così il recruiter sta cercando di capire il modo in cui cerchi un impiego. Vuole sapere se sei davvero motivata a lavorare per la sua azienda o se le provi tutte» dice l’esperta.

    Come ribattere  “Sì, ma solo in altre aziende del vostro stesso settore. Perché è quello in cui voglio assolutamente lavorare”. In questo modo risulti credibile, perché ammetti di essere in fase di ricerca attiva. Ma, nello stesso tempo, poni dei confini che rivelano che hai idee chiare e obiettivi precisi.


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    LE INTERESSA LA FIGURA DI... ?

    «Attenta a dire subito sì. Se pur di ottenere il lavoro accetti un ruolo che non è nelle tue corde, prima o poi la tua incompatibilità verrà fuori e tu perderai credibilità» avverte Contardi.

    Come ribattere  “Sarebbe interessante mettermi alla prova in questo ambito anche se credo di essere più portata per altri ruoli”. Ti mostri disponibile ma lasci una porta aperta alla rinuncia. Dimostrando di essere focalizzata su quello che vuoi davvero e non alla ricerca disperata di qualsiasi cosa pur di lavorare.


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    COME SI DESCRIVEREBBE?

    «Io lo chiedo spesso ai candidati e diffido di chi elenca solo caratteristiche positive. In questo modo rischia di esagerare e fare brutta figura» dice Contardi.

    Come ribattere  “Sono pignola, in alcuni casi può essere un problema ma nel mio lavoro è utile”. Lo stesso vale per testarda, sistematica e altri aggettivi che hanno una valenza positiva e negativa: dimostrano che sai essere oggettiva nel valutare te stessa e rivelano qualità ad hoc per il lavoro che cerchi.


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    È DISPOSTA A VIAGGIARE?

    Pur di ottenere un contratto si è disposti ad accettare disagi e cambiamenti senza pensarci. «Attenzione: una cosa è una trasferta di due giorni, un’altra un volo oceanico. Chiedi chiarimenti e dai una risposta realistica».

    Come ribattere  “Non posso allontanarmi a lungo ma la mia rete di supporto familiare mi permette di assentarmi da casa per alcuni giorni senza problemi”. Così metti dei paletti ma poni l’accento sulla tua capacità di organizzarti, di risolvere i problemi e di saper conciliare bene vita privata e lavoro.

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    QUANTO GUADAGNAVA PRIMA?

    Gonfiare la cifra sperando di ottenerne uno stipendio simile dalla nuova azienda non è una buona idea. «Prima di tutto perché cadere in contraddizione è facile e poi 66 selezionatori su 100 raccolgono informazioni sul candidato prima del colloquio» afferma la recruiter.

    Come ribattere “Guadagnavo questa cifra ma, in più, avevo assicurazione, rimborsi spese...”.
    La risposta fa colpo perché la maggior parte dei candidati non sa da cosa è composto il “pacchetto di retribuzione”. Chiedere una maggiorazione sullo stipendio precedente è legittimo: dimostri autostima. Ma il modo furbo per farlo è dichiarare la cifra esatta ed elencare i benefit che componevano il tuo “pacchetto retribuzione”. Così non rischi di perderci, perché al nuovo datore di lavoro non resterà che alzare lo stipendio o darti benefit come i nuovi bonus per il nido o la babysitter.



E SE TI DICONO CHE SEI VECCHIA PER QUEL POSTO?

«In realtà non possono, è illegale: non si può discriminare il candidato per età, sesso e altri aspetti personali» precisa Roberto D’Incau, headhunter e autore del manuale Il lato bimbo. Come ritrovare l’entusiasmo nella vita e nel lavoro (Franco Angeli). Negli Usa è addirittura vietato scrivere la data di nascita nel cv. Ma oggi, in un mondo del lavoro così flessibile, è frequente trovare selezionatori che storcono il naso davanti a candidati over40.

«Il loro timore è che gli “anta” portino mancanza di entusiasmo» prosegue l’esperto. «Miti da sfatare: per esempio segnando nel cv tutte le attività, hobby compresi, che dimostrino dinamismo, dallo sport ai viaggi. E rispondendo, a chi fa notare l’età, che gli anni sono proporzionali alla propria energia e voglia di fare».

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