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Cosa serve ai ragazzi per trovare lavoro?

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La laurea non basta. Per trovare lavoro ci vogliono le cosiddette “soft skills”, quelle competenze trasversali che oggi fanno la differenza, come la capacità di lavorare in gruppo, di essere flessibili, di risolvere problemi. E che le nostre università, troppo teoriche, non insegnano ai ragazzi. Ecco perché 5 anni dopo la discussione della tesi trova lavoro il 96% dei neomedici, l’85% dei laureati in Economia e statistica e l’84% degli ingegneri. Ma solo il 63% dei laureati in Lettere e Chimica farmaceutica (dati Almalaurea). Abbiamo chiesto a 5 esperti quali sono le armi vincenti per i professionisti del futuro. Ecco le loro risposte.


ATTITUDINI MULTITASKING
Giorgia Bucchioni, vicepresidente Giovani imprenditori di Confindustria:




«La formazione ideale è quella che unisce studio e lavoro, con tirocini, esami e stage che vanno di pari passo. Questo è possibile solo se le università hanno una mentalità innovativa e se le imprese sono grandi e organizzate. Il nostro Paese, però, è fatto da ditte piccole e medie. Lancio un appello a tutte queste realtà: le possibilità per coinvolgere i giovani ci sono. Per esempio, Confindustria propone il concorso Mimprendo Italia: gli studenti preparano per un anno progetti e brevetti per le imprese e i migliori vincono 10.000 euro».



CREATIVITÀ
Paola Rebusco, professoressa di Fisica al Massachusetts Institute of Technology di Cambridge (Usa):




«I futuri scienziati, per esempio, vivono rinchiusi tra biblioteche e laboratori. Qui al Mit, invece,nelle facoltà più tecniche proponiamo seminari originali. Io ho lanciato quello di italiano in cucina: in pratica, insegno la mia lingua ai fornelli. Così i laureandi imparano parole nuove mentre preparano la pizza. E questo apre le menti, li fa uscire da schemi rigidi, stimola la curiosità. Infatti, tra una pasta e un soffritto, spesso arriva l’intuizione geniale per un progetto di astrofisica. Quindi, lo consiglio con il cuore: durante l’università conviene dedicarsi a un hobby stimolante che non c’entra nulla con il proprio percorso di studi. Si rivelerà una scelta vincente».




RAPIDITÀ DECISIONALE

Fabrizio Gerli, docente di Gestione delle risorse umane all’università Ca’ Foscari di Venezia e direttore di “Competency centre”, primo centro di ricerca italiano sulle soft skills:




«Sport come il canottaggio o il trekking in cordata, per esempio, affinano la velocità decisionale, il talento nel risolvere problemi e lo spirito di collaborazione, perché il risultato finale dipende al 100% dallo spirito di gruppo e dall’autocontrollo».




RETI DI CONTATTI

Emiliano Mandrone, economista e responsabile Indagine Isfol Plus (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori)




«Nel nostro Paese il 40% delle assunzioni è legato a conoscenze e segnalazioni. Allora è fondamentale frequentare tanti ambienti diversi dal proprio, come club, associazioni e gruppi politici. Soltanto così si allarga la rete di contatti».




SPIRITO DI GRUPPO

Luciana d’Ambrosia Marri, sociologa del lavoro, esperta di leadership femminile, autrice di Effetto D (Franco Angeli):




«I nostri figli non sono abituati a confrontarsi con gli altri per risolvere problemi concreti. Cari genitori, sproniamoli a imparare, per esempio proponendo esperienze di coabitazione».


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