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Come salvare la tua azienda dalla crisi

di Giorgia Nardelli

Tre storie, tre strategie per dare una svolta alla propria attività ed evitare il fallimento. Perché solo chi ha coraggio viene premiato dal mercato

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Tre storie, tre strategie per dare una svolta alla propria attività ed evitare il fallimento. Perché solo chi ha coraggio viene premiato dal mercato

Gestire un'azienda in proprio in Italia non è un gioco da ragazzi. Secondo Unioncamere gli ultimi otto anni hanno visto un calo costante del numero di imprese, che si è arrestato solo nel 2015, con un lieve aumento dello 0,75%. Per chi mette in piedi un nuovo business, poi, “sfondare” è ancora più difficile: il 42% delle aziende nate nel 2010 (circa 111.000) ha chiuso a tre anni dalla nascita. Il contesto storico, certo, è stato determinante. «Ma quando un’azienda non funziona, dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo e tagliare il cordone ombelicale prima che sia tardi» dice Sara Roversi, imprenditrice e fondatrice dell’incubatore You Can Group. Che si gestisca una pizzeria, un’azienda o una start up, il discorso non cambia. «Devi fermarti e cercare l’origine del problema che di solito è dentro al progetto» spiega l’esperta. «Si tende a dire che “il mercato non capisce”, ma siamo noi che non capiamo lui, siamo noi a dover cambiare prodotto o modello di business». C’è chi lo ha fatto ed è riuscito a invertire il trend negativo. Qui trovi tre storie che raccontano come.

Giulia Tosi, 33 anni, Verona Disegnatrice e artigiana, realizzava pezzi unici ma non riusciva a vendere abbastanza. Oggi ha creato il marchio Insunsit e si è specializzata in accessori e tessuti stampati (alittlemarket.it/boutique/insunsit).

I campanelli d’allarme «Quando tre anni fa ho incontrato il mio compagno, un illustratore, si è risvegliata in me la passione per il disegno e la voglia di avviare un’attività mia. Ho iniziato a creare stampe, litografie e accessori decorati, che vendevo nei mercati dell’artigianato. L’impegno era totalizzante, lavoravo giorno e notte, ma non avevo riscontri».

Da dove è ripartita «Un giorno ho preso un foglio e ho fatto la lista delle cose che funzionavano e di quelle che non funzionavano. A vedere quegli elenchi ho capito che portavo avanti troppe idee. Dovevo selezionare tecniche e prodotti e scegliere quelli che valeva la pena sviluppare. Così sono nate le mie linee: oggi creo accessori di legno decorato e tessuti stampati che vendo ad altri artigiani. Su richiesta faccio illustrazioni e loghi. E i miei guadagni sono raddoppiati».

Il suo tutor «Ho cercato informazioni in Rete e ho deciso di aprire un eshop. La piattaforma Alittlemarket mi ha aiutato a entrare in una community di artigiani e partecipare a eventi dove ho conosciuto blogger e designer. Eventi, fiere e mercati sono perfetti per trovare ispirazione, avere utili feedback dei clienti e far nascere collaborazioni proficue».

Luca Santini, 56 anni, Milano Aveva una libreria di quartiere ma a fine mese i conti non tornavano. Oggi l’ha trasformata in un bookstore itinerante (www.largomahler.it).

I campanelli d’allarme «Nel 2011 avevo pensato di gettare la spugna, ma il quartiere si era ribellato e aveva sostenuto la libreria per esempio mettendo una panchina davanti al negozio per invitare i passanti a fermarsi. Per due anni ho continuato a rimetterci i miei risparmi, poi ho capito che se avessi continuato mi sarei rovinato. E ho chiuso».

Da dove è ripartito «A penalizzarmi erano le alte spese di gestione: affitto, collaboratori, bollette. Così, siccome amo la bici, ho comprato un cargobike e ho chiesto la licenza per il commercio itinerante. Oggi consegno libri a domicilio per le librerie della zona: sono un piccolo Amazon in bicicletta. Partecipo a fiere ed eventi a tema: mi accordo con i grossisti e arrivo sul posto con i testi che parlano dell’argomento trattato. Incasso meno certo, ma non ho spese a fine mese e i margini di guadagno sono quindi più alti».

Il suo tutor «Per le questioni tecniche e burocratiche mi sono affidato all’Unione del Commercio di Milano. Per dare forza alla libreria, invece, ho fondato con alcuni colleghi un’associazione librai indipendenti (librerieindipendentimilano.net). Ci serve per fare rete, organizzare iniziative peravere visibilità. Oggi chi ha un’attività non può permettersi di restare chiuso in negozio».

Vito Pagnotta, 35 anni, Monteverde (Av) Aveva ereditato dalla famiglia un’azienda agricola che non aveva futuro. Cinque anni fa ha aperto un birrificio artigianale (serrocroce.it) e oggi produce 40.000 bottiglie all’anno.

I campanelli d’allarme «Mio nonno lo ripeteva sempre: “l’azienda agricola è un’attività rischiosa, dovrai inventarti qualcos’altro”. La nostra, infatti, ha appena 30 ettari e produce cereali, troppo fragile per resistere alle fluttuazioni dei prezzi. Era a rischio negli anni ’80, figuriamoci dopo il 2000. In quegli anni mi diplomavo all’Istituto Agrario di Avellino e iniziavo a pensare al birrificio. Dopo alcune annate negative, con i prezzi dei cereali sottozero, ho visto tanti agricoltori chiudere e ho capito che ci voleva qualcosa di nuovo».

Da dove è ripartito «Per la laurea in Agraria ho proposto ai miei professori dell’Università del Molise di aiutarmi a elaborare due tesi sperimentali sulla qualità dei cereali della mia azienda. Abbiamo scoperto che era eccellente anche per produrre birra. Ho frequentato un master in Imprenditoria agricola, sviluppato il progetto del birrificio, poi sono andato in Belgio a fare formazione presso i mastri birrai. Infine a Perugia ho seguito un corso di specializzazione al Centro di eccellenza per la ricerca sulla birra. Nel 2011 ero pronto».

I suoi tutor «Mi sono appoggiato all’Università, che mi ha dato la possibilità di concretizzare il mio progetto. Se vuoi dare una svolta alla tua impresa innovandola è fondamentale poter contare su un centro di ricerca».

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 A chi chiedere aiuto quando gli affari vanno male? In tante città le associazioni di categoria o gli enti come Confcommercio, ConfApi e le Camere di Commercio hanno sportelli che offrono consulenza finanziaria, in alcuni casi anche legale e di marketing. Clicca su confcommercio.it/associazioni. Oppure su confapi.org/index.php/sul-territorio/associazioni-territoriali. E, ancora, www.camcom.gov.it/cdc/id_pagina/28/t_p/Contatti.htm. Se vuoi ripartire rinnovando la tua impresa, è utile il sito cliclavoro.org. Nella sezione aziende trovi una mappa degli incentivi previsti dalla legge e i finanziamenti anche europei. Su www.ice.gov.it/sedi/sportelli.htm c’è l’elenco degli sportelli regionali che ti aiutano a portare la tua azienda all’estero.

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