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La disoccupazione sale o scende?

di Fabio Brinchi Giusti

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L’Istat ha diffuso nuovi dati sulla disoccupazione in Italia. Le forze politiche li hanno interpretati in maniera opposta: per il governo sono positivi, per l’opposizione negativi. Dove sta la verità?

I dati si riferiscono ai primi mesi del 2016. Sono importanti perché sono i primi dati a disposizione dopo che il governo Renzi ha deciso di ridurre gli incentivi introdotti lo scorso anno con il Jobs Act. Nel 2015, infatti, chi assumeva un lavoratore a tempo indeterminato avrebbe avuto diritto a notevoli sgravi fiscali. Incentivate in questo modo, molte aziende hanno effettivamente ricominciato ad assumere. Quest’anno, invece, tali incentivi sono stati ridotti. Per cui esistono ancora degli sgravi fiscali, ma in forma ridotta rispetto all’anno scorso.

Gli effetti di tali tagli si sono fatti sentire: secondo l’Istat nei primi tre mesi del 2016 sono stati assunte meno persone rispetto ai primi tre mesi del 2015. Un calo del 12,9% (circa 170.000 nuovi assunti in meno); calano anche le trasformazioni dei contratti precari in contratti a tempo indeterminato (meno 31%). Tuttavia il saldo fra assunzioni e licenziamenti è positivo. Significa, cioè, che gli assunti hanno superato i licenziati anche nel 2016: 240.000 assunti in più per la precisione.

I dati degli Istat ci dicono quindi che nel 2016 gli italiani che trovano un posto di lavoro sono calati rispetto al 2015, ma sono ancora più numerosi di quelli che perdono il lavoro.

Sta conoscendo una vera e propria esplosione l’uso dei voucher. I buoni lavoro, necessari per pagare le prestazioni occasionali, sono cresciuti del 45,6%. I sindacati hanno lanciato l’allarme che questa crescita sia un modo per nascondere il lavoro nero. Il ministro Poletti ha annunciato nei prossimi giorni misure per perfezionare il voucher, introducendo la tracciabilità dei buoni e la comunicazione preventiva del codice fiscale del lavoratore, della data e del luogo di lavoro.

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