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Aumentano i fatturati e le esportazioni delle imprese green

di Isabella Colombo
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Lo dicono gli ultimi dati e lo dimostrano i risultati delle start up di cui parliamo qui. Che hanno successo applicando la regola delle 3 P: rispettare il Pianeta e le Persone. E, così, fare Profitti

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Planet, People and Profit. Le imprese che, sopravvissute alla crisi, adesso inseguono il successo devono applicare la regola delle “3 P”. Cioè, imparare a fare affari (Profit) con l’attenzione al Pianeta (Planet) e alle persone (People). «Gli imprenditori italiani lo hanno capito. Oggi quasi la metà delle nostre aziende è verde: il 27,5% è “Core green”, cioè vende prodotti e servizi ecologici, mentre il 14,5% è “Go Green”, ovvero realizza processi produttivi a basso impatto» spiega Edo Ronchi, ex ministro dell’Ambiente e presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Questo ente ha appena presentato alla fiera Ecomondo di Rimini la prima Relazione sullo stato della green economy in Italia. «I dati dicono che chi ha puntato sulla qualità ambientale ha reagito meglio alla crisi e ha buone aspettative economiche». Nel 2014, quasi il 50% delle imprese verdi ha aumentato i guadagni contro il 10,2 % di quelle tradizionali. E sul fronte esportazioni, le prime hanno avuto una crescita del 46,3% contro il 12% delle seconde.

CHI PUNTA SULL’ECOLOGIA DEVE ESSERE PREMIATO «Le nostre sono realtà dinamiche, ma mediamente più piccole di quelle tradizionali e ancora deboli» nota Ronchi. «Perché si rafforzino e rappresentino il motore della ripresa, servono politiche favorevoli a innovazione e ricerca e una fiscalità che le premi, penalizzando invece chi continua a immettere anidride carbonica nell’atmosfera». Ma soprattutto servono idee nuove e vincenti. Come quelle delle aziende che hanno appena vinto il premio Sviluppo Sostenibile 2015. Sono 3: BlaBlaCar, la piattaforma internazionale di car-sharing che, favorendo il contatto tra chi viaggia in auto e chi ha bisogno di un passaggio, riduce la circolazione dei veicoli; BeonD, start up torinese che ha progettato un veicolo elettrico con batterie che durano di più; e Mercatino, società veronese che in tutta Italia prende in conto terzi e rivende a poco i mobili usati che altrimenti finirebbero in discarica. «Funzionano le idee capaci di portare benefici all’ambiente, ma anche ricadute economiche e occupazionali e prospettive di diffusione. Perché non è affatto facile, come dicono gli anglosassoni, fare i greens, cioè i dollari, con il green» osserva Alessandro Pastore, direttore scientifico dell’Mba in Green Energy and Sustainable Businesses all’università di Bologna. «Non basta cambiare un macchinario o inventarsi un prodotto amico dell’ecologia: servono strategie e investimenti di lungo periodo e manager formati appositamente, che masticano gestione dell’innovazione verde e leggi internazionali sull’ambiente. Competenze non semplici da trovare perché questi professionisti si stanno formando adesso».

BISOGNA CAMBIARE TIPO DI PRODUZIONI E ANCHE LA MENTALITÀ «Serve poi uno scatto culturale» aggiunge Simone Ferriani, condirettore dell’Mba. «Non si possono innestare strategie green nel vecchio contesto. È quest’ultimo che va cambiato. Ce lo insegnano imprenditori illuminati come Enrico Loccioni del gruppo Loccioni, che si occupa di meccanica e automazione nelle Marche: ha creato una cittadella green riqualificando terreni, creando residenze in bioedilizia per i dipendenti, impegnandosi sui rifiuti zero e l’autosufficienza energetica. O Brunello Cucinelli, imprenditore del cachemire, che ha fatto lo stesso in Umbria. Sono realtà che attraggono talenti, quindi puntano sull’innovazione. E hanno un forte appeal sul mercato perché spingono senza freni sul pedale della sostenibilità».

Altri “esempi da copiare” arrivano da aziende più piccole, ma vincenti: 3 le trovi sfogliando la gallery.

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